Tumori, nessun rischio dai cellulari? Una petizione chiede il ritiro dello studio Istisan

Rielaborare - rivedendo la metodologie e le conclusioni in funzione di una maggiore tutela della salute pubblica - l'indagine che ha 'scagionato' i cellulari dal sospetto di favorire l'aumento di tumori al cervello

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Rielaborare – rivedendo la metodologie e le conclusioni in funzione di una maggiore tutela della salute pubblica – l’indagine che ha ‘scagionato’ i cellulari dal sospetto di favorire l’aumento di tumori al cervello: il Rapporto Istisan (‘Esposizione a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche’), realizzato da un gruppo multidisciplinare di esperti di diverse agenzie italiane (Iss, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea). Lo chiede l’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde Italia, che ha lanciato, con questo obiettivo, una raccolta di firme su Change.org, ‘incassando’ più di 2800 firme in tre giorni.

Nel documento contestato, coordinato dall’Istituto superiore di Sanità, si afferma che “l’uso comune del cellulare non è associato all’incremento del rischio di alcun tipo di tumore cerebrale” pur attribuendo, ricorda in una nota l’associazione Isde “un certo grado d’incertezza riguardo alle conseguenze di un uso molto intenso, agli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato da bambini e di un’eventuale maggiore vulnerabilità a questi effetti durante l’infanzia”.

Gli autori del rapporto ritengono che le evidenze disponibili, comprese quelle recenti su modelli animali, “non giustificano modifiche sostanziali all’impostazione corrente degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute”. L’Associazione, invece, dopo aver “esaminato in dettaglio il rapporto Istisan evidenziandone limiti e inadeguatezze”, non condivide “le conclusioni né la metodologia adottata nell’elaborazione del rapporto”. Per questo il presidente del Comitato scientifico Isde, Agostino Di Ciaula e Benedetto Terracini già docente di Epidemiologia dei tumori all’Università di Torino, hanno promosso un appello con il quale si chiede all’Istituto superiore di Sanità e al ministero della Salute di ritirare il documento e di rielaborarlo considerando in maniera adeguata tutte le evidenze scientifiche disponibili.

“Ai fini della prevenzione primaria e della tutela della salute pubblica – spiega Agostino Di Ciaula – non appare giustificabile ignorare o sottovalutare ciò che già sappiamo e declassificare come irrilevante ciò che ancora non sappiamo. Questo potrebbe trasformarsi in un’inaccettabile rilevazione e quantificazione a posteriori di danni altrimenti evitabili”. “Nelle conclusioni si parla timidamente di incertezze scientifiche – aggiunge Benedetto Terracini – ma si evita di esplicitare la sostanza di tali incertezze e non si propone quale utilizzo farne a fini di prevenzione primaria, data l’affermata maggiore vulnerabilità dei bambini, alla quale sarebbe da aggiungere quella verosimile delle donne in gravidanza, e dei soggetti elettrosensibili”.