Il professor Giuseppe Mancia, 79 anni, emerito dell’Università Milano Bicocca, medico cardiovascolare, è il primo degli italiani, il numero 246 al mondo: la classifica è stata redatta dalla rivista scientifica Plos Biology. In un’intervista a “La Repubblica”, lo scienziato spiega l’importanza della ricerca: “Se vuoi misurare il valore di uno scienziato ti devi affidare al numero dei suoi lavori, alle citazioni che quei lavori hanno ricevuto, all’impatto che hanno avuto nel suo mondo. Come altro puoi fare, altrimenti? Ti affidi a quello che l’autore dice di sé, “il mio lavoro è importantissimo”, al giudizio dei suoi amici?”.
Per il professor Mancia, i concorsi universitari non sono poi così utili: “Uno Stato, nel momento in cui sceglie i migliori ricercatori, deve tenerne conto, così come l’Agenzia di valutazione Anvur tiene conto dei premi europei vinti. In verità, però, io sono contro i concorsi pubblici”. Questo perché “è indubbio che una parte dei bandi, minoritaria per fortuna, sia costruita su nomi prescelti, ma la cooptazione resta il metodo migliore per scegliere uno studioso. Un dipartimento deve chiamare la persona che ritiene più adatte alle sue esigenze, come accade negli Stati Uniti e in Inghilterra”.


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