Perché in Italia si continua a ‘morire di terremoto’? Perché il popolo – ignorante – non chiede nulla, fa solo scongiuri

Il terremoto in Italia fa danni. Sempre e comunque, e questa non è iettatura ma un dato di fatto. I cittadini, però, invece di pretendere sicurezza fanno scongiuri

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Il terremoto in Italia fa danni. Sempre e comunque. Che siano essi piccoli, grandi, gravi, tragici, con morti, con feriti, con cedimenti strutturali, qualcosa accade sempre. E questo non è iettatura, non è negatività, non è mancanza di positività, ma sono dati di fatto.

Nel nostro Paese manca, quasi completamente, una politica di prevenzione. Come scrivevamo nel 2016 su queste stesse pagine:

bisogna preparare gli edifici pubblici” alle future scosse di terremoto che l’Appennino, senza alcun dubbio, subirà nel prossimo futuro. Il recente sisma che colpito il centro Italia accende un faro su un problema che nel nostro Paese, in realtà, è secolare: rendere le case e gli edifici pubblici in grado di non crollare”.

E’ quanto ci spiegava il geologo Antonio Moretti nel corso di un’intervista sul sistema antisismico borbonico.  Gli esperti lo dicono da anni, i politici ne fanno spesso un cavallo di battaglia delle proprie campagne elettorali, ma la situazione è stagnante da troppo tempo: è ora che geologia, ingegneria e affini si fondano quasi in un’unica disciplina, o comunque che siano interconnesse a doppia e tripla mandata, perché viviamo in Paese ad alto rischio sismico e di alluvioni.

Dopo il terremoto di Amatrice il geologo fu molto chiaro ai microfoni di MeteoWeb:

Nessuno si aspettava che ad Amatrice succedesse ciò che è successo. Abbiamo assistito ad un fenomeno del tutto nuovo. Dobbiamo studiare ancora questo fenomeno, geologi e ingegneri devono imparare la sismologia. Bisogna rifare tutti i calcoli, bisogna imparare un lavoro nuovo“, dichiara l’esperto, perché in genere è il terreno che subisce questa sorta di ‘liquefazione’, invece ad Amatrice si è verificato nelle murature. E per far fronte a futuri terremoti, cercando di subire meno danni possibile, non dobbiamo ‘copiare’ dagli altri. Noi abbiamo la storia sismica più lunga del mondo dopo i cinesi. Bisogna preparare gli edifici pubblici e le case si possono mettere in grado di non crollare”.

Per approfondire: Terremoto, l’esperto: “Edifici distrutti da un fenomeno “nuovo”, bisogna rifare tutti i calcoli o le case continueranno a crollare” [GALLERY]

Ora, fermo restando che quanto riferito dal professor Moretti sono concetti sui quali gli esperti hanno acceso i riflettori da anni, il compito di un buon politico dovrebbe essere quello di attuare misure tali da far fronte ad una situazione che, allo stato attuale potrebbe solo peggiorare. E il compito di un cittadino invece quale potrebbe essere? E come si inserisce il ruolo dei giornalisti in tutto ciò? Semplice: i cittadini devono sapere, conoscere e pretendere misure di prevenzione efficaci, efficienti e strutturate. Il ruolo del giornalista, invece, è lapalissiano: portare a conoscenza dei cittadini quali sono i problemi, le criticità, le mancanze, affinché questi ‘ne facciano buon uso’, affinché il pensiero critico di ognuno possa farne tesoro.

E invece che accade? Semplice anche questo: accade che noi pubblichiamo un articolo dal titolo “Il terremoto tornerà, il Vesuvio esploderà e la Pianura Padana sarà devastata da alluvioni catastrofiche”: il geologo lancia l’allarme  e sulla nostra pagina Facebook si scatena il putiferio, ma non di gente che chiede a gran voce ai propri amministratori pubblici di fare qualcosa di concreto, no! Il putiferio di gente che ci accusa di essere dei iettatori, che ci manda a quel paese, che ci consiglia di dedicarci ad altro, che ci insulta e deride un geologo esperto di fama internazionale.

Dunque, se tanto mi da tanto, nessuno – o pochi – pretenderanno mai dalla nostra classe politica un vera rivoluzione su questo tema. E quindi continueremo a piangere i morti dopo una scossa di terremoto forte, sì, ma che non supera una magnitudo 5 e dunque potrebbe fare danni limitati, se solo vivessimo in Paese che previene, che costruisce con criterio e che si impone politiche di prevenzione a lungo termine.