Non tutti i fumatori corrono gli stessi rischi. Per la prima volta gli scienziati hanno sviluppato uno screening personalizzato per la diagnosi precoce personalizzata. La ricerca porta la firma dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA sul sangue: sono i due esami che, in combinazione, rappresentano lo strumento innovativo che potrebbe cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare.
A evidenziarlo sono i dati dello studio bioMild condotto dall’Int e sostenuto da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. Rappresenta una svolta perché scardina l’idea che non sia possibile effettuare una diagnosi precoce. Al contrario, prova che è possibile stabilire in anticipo chi ha maggiori probabilità di sviluppare la malattia e definire, di conseguenza, il calendario dei controlli e le eventuali misure preventive da adottare. Non avere uno screening per la diagnosi precoce rivolto alla popolazione ad alto rischio comporta infatti un ritardo nella diagnosi, quando cioè la malattia è in fase avanzata e con una minore aspettativa di vita.
Secondo i dati dell’Airtum (Associazione italiana registro tumori) e dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) relativi al 2018, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è oggi pari al 15,8%.La ricerca è stata condotta su circa 4mila persone, arruolate all’inizio del 2013. Il 70% dei partecipanti era costituito da consumatori in media di un pacchetto di sigarette al giorno (20 sigarette) per 30 anni, con un’età superiore ai 55 anni, il restante 30% comprendeva volontari nella fascia d’età 50-55 anni, fumatori di 30 sigarette al giorno, sempre da almeno 30 anni.
“Lo studio bioMild è un passo avanti nella direzione di avere dei programmi più personalizzati, nel contesto di una prevenzione di precisione”, spiega Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Il primo passo per stare meglio è comunque smettere di fumare: è stato infatti accertato che con la disassuefazione dal fumo si può ottenere una riduzione fino al 50% della mortalità per tumore del polmone.


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