Oggi si discute molto di riscaldamento globale e cambiamenti climatici, al punto che accordi mondiali prevedono politiche per abbandonare al più presto i combustibili fossili e un movimento ambientalista globale ispirato dalla 16enne svedese Greta Thunberg sta portando milioni di giovani in piazza a protestare. Quello del riscaldamento antropico è un argomento ancora pieno di contraddizioni. Per alcuni, soprattutto i più catastrofisti, le attività umane sono responsabili dell’aumento della temperatura globale della Terra. Per altri esperti, invece, il clima è sempre stato variabile nella storia del pianeta e così come ci sono state fasi fredde, ci sono state anche fasi calde.
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In particolare, nel 1958, la NASA ha osservato per la prima volta che i cambiamenti nell’orbita solare della Terra, insieme alle alterazioni dell’inclinazione assiale terrestre, sono responsabili del cosiddetto “riscaldamento” o “raffreddamento”. In altre parole, le attività umane non influenzano il clima della Terra. Nel 2000, poi, la NASA ha pubblicato delle informazioni sul suo sito web Earth Observatory sulla Teoria di Milankovich, che svela che il pianeta cambia a causa di fattori esterni che non hanno nulla a che fare con l’attività umana. La teoria prende il nome dall’astrofisico serbo Milutin Milankovich, che ha proposto che le variazioni stagionali e latitudinali della radiazione solare che colpisce la Terra in modi differenti e in momenti differenti abbia il più grande impatto sui modelli dei cambiamenti climatici del pianeta.

La NASA ha scritto: “Utilizzando 3 variazioni orbitali, Milanovich è stato in grado di formulare un modello matematico che ha calcolato le differenze latitudinali nell’insolazione e nella corrispondente temperatura in superficie per 600.000 anni prima del 1800. Ha poi tentato di correlare questi cambiamenti con la crescita e il ritiro delle ere glaciali. I cambiamenti dell’eccentricità orbitale influenzano la distanza Terra-sole. Attualmente, tra il perielio (l’approccio più ravvicinato, che solitamente si verifica intorno al 3 gennaio) e l’afelio (la distanza massima che solitamente si raggiunge intorno al 4 luglio) esiste una differenza solo del 3% (5 milioni di chilometri). Questa differenza equivale ad un aumento di circa il 6% della radiazione solare in arrivo (insolazione) da luglio a gennaio. La forma dell’orbita terrestre cambia dall’essere ellittica (alta eccentricità) all’essere quasi circolare (bassa eccentricità) in un ciclo che richiede tra i 90.000 e i 100.000 anni. Quando l’orbita è altamente ellittica, la quantità di insolazione ricevuta al perielio sarebbe nell’ordine del 20-30% più grande rispetto all’afelio, determinando un clima notevolmente diverso da quello che viviamo oggi”.

“Quando l’inclinazione assiale aumenta, aumenta il contrasto stagionale e gli inverni sono più freddi e le estati più calde in entrambi gli emisferi. Oggi, l’asse della Terra è inclinato di 23,5° dal piano della sua orbita intorno al sole. Ma questa inclinazione cambia. Durante un ciclo che dura in media circa 40.000 anni, l’inclinazione dell’asse varia tra 22,1° e 24,5°. A causa di questi cambiamenti, le stagioni come noi le conosciamo possono diventare più marcate. Più inclinazione significa stagioni più intense, con estati più calde e inverni più freddi. Meno inclinazione significa stagioni meno intense, con estati più fresche e inverni più miti. Si ritiene che le estati fresche permettano alla neve e al ghiaccio di durare di anno in anno alle alte latitudini, accumulandosi alla fine in grandi calotte di ghiaccio. Ci sono anche positive feedback nel sistema climatico, perché una Terra coperta da più neve riflette più energia solare nello spazio, causando un ulteriore raffreddamento”, continuava la NASA. Infine, “i cambiamenti nella precessione assiale alterano le date di perielio e afelio e quindi aumentano il contrasto stagionale in un emisfero e lo riducono nell’altro emisfero”.

Quando Milankovich ha proposto il suo modello, che sostanzialmente dice che il clima della Terra è mutevole e in un costante stato di flusso che non dipende dall’attività umana, la sua teoria è stata ignorata per quasi 50 anni. Nel 1976, poi, uno studio pubblicato sulla rivista Science confermava che la teoria di Milankovich era corretta e che corrisponde a vari periodi di cambiamenti climatici che si sono verificati nella storia. “In particolare, gli autori sono riusciti ad estrarre le registrazioni dei cambiamenti di temperatura fino a 450.000 anni fa e hanno scoperto che le grandi variazioni nel clima erano strettamente associate ai cambiamenti nella geometria (eccentricità, obliquità e precessione) dell’orbita della Terra. Infatti, si sono verificate ere glaciali quando la Terra attraversava diverse fasi della variazione orbitale”, riportava la NASA. Nel 1982, il National Research Council dell’U.S. National Academy of Sciences ha adottato la teoria come vera, dichiarando: “Le variazioni orbitali rimangono il meccanismo più accuratamente esaminato dei cambiamenti climatici su scale temporali di decine di migliaia di anni e sono di gran lunga il caso più evidente di un diretto effetto del cambiamento dell’insolazione nella bassa atmosfera della Terra”.
Sintetizzando, secondo questa teoria, il più grande fattore che influenza i modelli climatici e meteorologici sulla Terra è il sole. A seconda della posizione della Terra in un determinato periodo, le condizioni climatiche variano drasticamente.


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