La dieta giapponese sembra essere un vero elisir di lunga vita: in grado di prevenire malattie cardiovascolari, diabete e cancro, è un valido alleato anche nella lotta contro il tumore alla prostata.
Tuttavia sull’argomento c’è molta confusione: talvolta si viene associata, erroneamente, la dieta mediterranea alla giapponese, talvolta invece i due stili alimentari vengono visti come opposti. A fare chiarezza il prof. Alberto Ritieni, attraverso il portale “Il Salvagente”.
Italiani e giapponesi sono tra le popolazione più longeve grazie al loro stile di vita e alle loro abitudini alimentari: “le due popolazioni più longeve che si conoscano sono paradossalmente quasi agli antipodi geografici fra di loro e, volendo parafrasare l’incipit di una volta delle barzellette, cosa rende gli italiani o meglio ancora i popoli mediterranei longevi quanto i giapponesi. In ambedue le tradizioni gastronomiche – spiega il prof. Ritieni – vi è una forma naturale di protezione e di prevenzione verso alcune forme di patologie come i tumori alla prostata o le tanto diffuse patologie cardio-vascolari come ictus, infarti etc. Nel caso della nostra dieta mediterranea sappiamo che molto si deve alla presenza di tanti antiossidanti e vitamine importanti come la Vitamina E oppure la Vitamina C oltre ad altri composti molto interessanti presenti nella frutta, nei legumi negli ortaggi, nell’olio extravergine d’oliva o anche nel vino come i polifenoli o gli antociani oppure i carotenoidi.

Dieta mediterranea: è davvero così semplice da seguire?
La ricchezza “alimentare” che ci ha raggiunto, non che abbiamo fatto poi tanto per evitarla, ha comportato- spiega il prof. Ritieni – l’abbondanza sulla tavola di grassi spesso saturi, di carni rosse e di altri ingredienti che abituano il palato a gusti che, seppure, non equilibrati nutrizionalmente o salutisticamente, sono però capaci di attirare le popolazioni specie dei più giovani. In altre parole, non è sufficiente condire con il re dei grassi come l’olio extravergine d’oliva, oppure abbondare in pomodori o qualche verdura, ma la dieta mediterranea rappresenta uno stile completo dove alcuni ingredienti si sono dimenticati. Per tornare a goderne dei vantaggi occorre ricreare la “magia” di una tavola mediterranea, dell’uso del tempo, della riscoperta della convivialità o dell’esercizio fisico e allora torneremo a essere veramente mediterranei. In questo percorso sono importanti oltre agli ingredienti anche chi cucina, dal cuoco di casa allo Chef stellato, che possono far riscoprire i vecchi sapori e farci recuperare punti sulla famosa dieta giapponese.”
Dieta giapponese equivale a sushi a volontà?
Queste piccole ma non superficiali differenze spiegano perchè gli “all can eat” sono a base di sushi, che è più economico rispetto al sashimi dove non si usa il riso ma solo del pesce freschissimo. La vicinanza degli antipodi gastronomici evidenzia anche che il sushi è un vero cibo da strada, come la pizza, il pane e panelle etc., ed era venduto su banchetti lindi e puliti per significare qualità e sicurezza del prodotto a base di pesce. Addirittura l’uso della salsa wasabi è paragonabile ad alcune nostre spezie perchè il wasabi era usato per coprire qualche difetto di freschezza del pesce usato. Storicamente il sushi nasce circa 3.000 anni fa in Cina e in Corea ed emigra solo dopo in Giappone.
Il colpo di genio che rende il sushi un fenomeno, è l’aggiunta di aceto al riso che da il sapore giusto per abbinarsi al pesce senza aspettare che il riso nel tempo fermenti. Come tutti gli stili di vita per essere definiti salutistici è importante che ci sia sempre variabilità nei piatti e che si possano introdurre anche gli stessi principi seppure partendo da fonti diverse. Solo da pochi anni ambedue le diete, giapponese e mediterranea, sono diventate patrimonio dell’umanità, ma la vera scoperta potrebbe essere abbinare il meglio delle due tradizioni gastronomiche e creare dei piatti realmente fusion. Non è semplice per un neofita abbinare al riso acetato del pesce fresco, oppure aggiungere dei germogli di soia a una insalata di pomodori freschi con del tofu, ma questo salto nel buio dall’altra parte ci farebbe approdare su piatti ancora più salutistici, sani e ricchi di ingredienti utili per la salute. Alcuni vantaggi come l’uso ridotto di grassi saturi enogastronomiche oppure l’utilizzo di spezie e aromi comuni ad ambedue le tradizioni ci gemella ai giapponesi in modo sorprendente dimostrando che le diversità sono tali per chi le cerca.”
Passare dalla dieta mediterranea a quella giapponese è la scelta giusta?
Gli alimenti sono la storia e gli alimenti fanno la storia di un popolo né più né meno della lingua o dell’ambiente in cui si è immersi. Innestare un alimento del tutto nuovo è qualcosa di complesso e difficile quindi, occorre del tempo e anche forti motivazioni come accade ad esempio per chi è vegetariano o vegano. Possiamo provare e farci tentare da nuovi cibi, ma un maggiore valore salutistico non sempre è un motivo sufficiente perchè dobbiamo accettare anche dei compromessi su sapori, colori o gli abbinamenti. Più che passare “tout court” alla dieta giapponese sarebbe meglio cercare di cogliere fior da fiore e accettare taluni aspetti e tutti i vantaggi che possiamo ricavare da un mix di schemi nutrizionali.”