Fragilità ossea: “Ridurre la burocrazia, semplificare significa valorizzare i medici”

"La limitazione all'utilizzo dei farmaci innovativi è un problema che riguarda la fragilità ossea e non solo, e che si riflette sulla vita delle persone"

“La limitazione all’utilizzo dei farmaci innovativi è un problema che riguarda la fragilità ossea e non solo, e che si riflette sulla vita delle persone. Semplificare, ridurre la burocrazia, vorrebbe dire valorizzare i medici e permettere loro di svolgere al meglio il lavoro. Tutto ciò a beneficio dei cittadini che necessitano di cure ma, soprattutto, di prevenzione”. Così Perluigi Bartoletti, vicesegretario nazionale vicario della Fimmg, a margine della Consensus Conference sul tema della fragilità ossea che si è tenuta nel corso del 52esimo congresso nazionale Sumai Assoprof, a Gardone Riviera.
Obiettivo dell’incontro, al quale hanno preso parte Fimmg, Aiom, Sir, Firmo e FederAnziani, è elaborare una proposta di
modifica della nota 79 di Aifa, che limita la capacità di prescrivere farmaci per la prevenzione della fragilità ossea ad alcune categorie di medici, escludendo i medici del territorio.

 “Per il paziente con fragilità ossea l’approccio integrato è essenziale, perchè  ci può essere lo specialista che si occupa della prima identificazione del paziente e dell’avvio a terapie specifiche, ma promuovere l’aderenza e la persistenza a trattamento di questi pazienti e’ fondamentale”. Così Luisella Cianferotti, della Federazione Italiana Ricerca Malattie dell’Osso, a margine della Consensus Conference sul tema della fragilità ossea che si è tenuta nel corso del 52esimo congresso nazionale Sumai Assoprof, a Gardone Riviera.
“E’ essenziale partire da pazienti ad alto rischio di frattura- ha aggiunto Cianferotti- come possono essere i pazienti che ricevono terapie cortisoniche o anti-ormonali, che sappiamo essere così importanti nella prevenzione delle recidive, del carcinoma mammario, del carcinoma prostatico, perchè sappiamo che questi farmaci, fondamentali per la loro malattia, provocano anche una fragilità scheletrica importante che richiede l’avvio di programmi di prevenzione delle fratture.
Dall’altro lato abbiamo pazienti che hanno già avuto esperienze di fratture da fragilità: abbiamo il dovere di identificare questi pazienti e curarli. Ma non riusciamo a promuovere il trattamento senza l’aiuto da parte delle strutture del territorio”. Infatti, “lo specialista ha un ruolo importante ma molte delle fratture da fragilità arrivano al medico di medicina generale, al medico del territorio o agli specialisti ambulatoriali che, da una parte possono avviare il trattamento, e dall’altra possono far proseguire i programmi di cura iniziati in ospedale”.