La frutta può essere per certi versi considerata un elisir di lunga vita: tuttavia a volte capita di trovare delle muffe al suo interno. E’ corretto eliminare solo la parte “malata“, o sarebbe meglio buttar via tutta la frutta in questione? A tal proposito il prof. Alberto Ritieni, uno tra i maggiori esperti di microtossine in Italia, fa chiarezza sul portale “Il Salvagente”.
“La patulina è una delle più note micotossine, tipica dei prodotti destinati ai più piccoli come i succhi di frutta e una di quelle sostanze tossiche prodotte dalle muffe per avvantaggiarsi contro altri funghi. Circa una quarantina di queste micotossine hanno come “effetto aggiuntivo molto grave” quello di essere tossiche e pericolose anche nei confronti degli animali in generale e dell’uomo in modo specifico.”
“Le nostre difese naturali sono semplici e limitate, – specifica il Dottore – i nostri occhi ci avvisano della presenza delle muffe, grigie, nere o bianche, che producono micotossine solo se sono presenti circa un milione di colonie, altrimenti l’alimento ci appare del tutto sano e senza alcun rischio evidente per noi.”
“Un frutto che ai nostri occhi è chiaramente marcia, potrebbe essere recuperata eliminando senza risparmio la parte evidentemente cattiva e ammuffita. Questa soluzione draconiana è adottabile anche per altri alimenti, ma la domanda che dobbiamo farci – ammonisce l’esperto – è se vale la pena utilizzare questa soluzione se il marcio è esteso sul frutto”
Considerando i costi di un semplice frutto, possiamo e dobbiamo valutare se è la scelta migliore e se vale di più la pena di preoccuparci del come e perché la muffa abbia colonizzato e sia poi cresciuta su quel frutto In altre parole dobbiamo trasformare, un evento negativo come un frutto ammuffita nel frigo, in un campanello di allarme che ci deve far pensare sulla qualità del frutto, sul come e dove lo abbiamo conservato. Dobbiamo approfittare di questo allarme per avere più cura del cassetto della frutta, della dispensa o del frigo, per selezionare dei frutti di maggiore qualità e per dare più peso alla sicurezza del prodotto rispetto al semplice costo.
Muffa negli alimenti
Non solo, sulla questione muffe e alimenti si sono espressi anche gli specialisti dell’Humanitas, i quali attraverso il loro portale, in un approfondimento a cura di Lucrezia Zaccaria, hanno evidenziato come sebbene “in alcuni alimenti la muffa rappresenti un elemento di pregio, in altri, invece, è un segnale di alterazione del prodotto. Quando ci si accorge che il cibo ha fatto la muffa spesso e volentieri si elimina la parte deteriorata e si consuma il resto. Ma questa abitudine, molto diffusa, non sempre è corretta perché la muffa è un fungo che quando attacca alcuni alimenti degrada completamente il prodotto alterandone anche il sapore e l’aspetto. E’ meglio, quindi, eliminare completamente l’alimento per non correre il rischio di stare male.”
Quali alimenti vanno eliminati completamente e quali no?
“Il pane rancido dovrebbe essere immediatamente buttato via. Si possono recuperare le parti sane eliminando quelle ammuffite solo se la formazione della muffa è ancora allo stadio iniziale. Il portapane, fra l’altro, dovrebbe essere sempre pulito, meglio se con aceto. La muffa si sviluppa particolarmente negli angoli dei contenitori e d’estate, inoltre, il calore facilita la formazione di batteri e funghi, quindi, si consiglia, di tenere il pane in frigorifero.
Per quanto riguarda i formaggi e derivati, come già sottolineato, dipende dal tipo di alimento. Le muffe che colorano il gorgonzola e il roquefort sono innocue, come anche quelle che ricoprono il camembert, se, però, il formaggio che si trova in frigo presenta macchie anomale è sicuramente meglio non mangiarlo. Nel caso di formaggi stagionati è sufficiente eliminare la parte ammuffita, lo yogurt e la ricotta, invece, non sono più commestibilianche solo ai primi segni di presenza di muffa, infatti le tossine contenute nella muffa si propagano molto più rapidamente nei cibi umidi e freschi.
Nelle confetture lo zucchero della marmellata si lega con l’acqua ed impedisce la formazione di tossine, quindi, la muffa che si può presentare sulla superficie di una marmellata deve essere eliminata, ma il resto della confettura può essere ancora utilizzata. Le marmellate dietetiche viceversa, dato il basso contenuto di zucchero, devono essere buttate interamente.
E’ sufficiente poi una piccola macchia di muffa nei succhi per guastare un’intera bottiglia di succo di frutta, che deve essere, quindi, eliminata.
E’ meglio buttare via anche la frutta e la verdura con polpa succosa come le pesche e i pomodori, perché la muffa si può nascondere e non essere riconosciuta o notata. La mela bacata, al contrario, può essere utilizzata, ma dopo aver eliminato la parte marcia o ammuffita. Infine, nella frutta secca e spezie possono essere presenti notevoli quantità di spore, per cui conviene riporle in una dispensa asciutta e ben arieggiata, sempre buttandole via qualora compaia la muffa”.



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