La salute degli occhi passa dal microbioma, che può avere degli effetti sulla loro Salute e sulla capacità visiva. Scoperti oltre 200 ceppi di batteri sulla superficie oculare. Il ruolo del microbioma oculare, nuova frontiera della ricerca, è uno dei temi del 6° Congresso su nutraceutica e occhio che si è svolto a Roma presso la sala convegni di Eataly con il patrocinio della ‘Sapienza’ Università di Roma e della SiNut (Società italiana nutraceutica). Al Congresso hanno partecipato i maggiori esperti di questo settore tra cui farmacologi, biochimici, nutrizionisti ed oculisti tematiche legate all’alimentazione che si sono confrontati su integrazione alimentare e sulle più diffuse applicazioni cliniche dei prodotti nutraceutici nelle malattie degli occhi.
“Ormai diversi studi – spiega Gianluca Scuderi, docente del Dipartimento di Neuroscienze, SaluteMentale e Organi Di Senso-Nesmos della Sapienza Università di Roma e responsabile dell’Unità operativa di oculistica dell’ospedale Sant’Andrea – hanno dimostrato che esiste un asse intestino-occhio tant’è vero che chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile in molti casi ha anche dei problemi di irritazione della superficie oculare”.
Un recentissimo studio pubblicato di recente sulla rivista The Ocular Surface ha confermato che nell’occhio umano coesistono numerosi microhabitat batterici, la cui composizione riflette i livelli di esposizione all’ambiente esterno. Il genere più rappresentato sulla superficie oculare è il Corynebacterium, seguito da Staphylococcus, Streptococcus, Acinetobacter e Pseudomonas. Con una elevata diversità: sarebbero infatti 221 specie in media per ogni persona.
“L’equilibrio del microbioma – prosegue Scuderi – è importante non solo per il benessere intestinale ma anche per quello dell’apparato visivo e quando quest’equilibrio si rompe il microbioma possono entrare in gioco alcune patologie infiammatorie dell’occhio”.
Il microbioma è collegato anche al glaucoma. A fare da filo conduttore è la presenza di uno stato infiammatorio che colpisce sia l’intestino che la superficie oculare. Nella sua forma acuta, infatti, il glaucoma viene oggi considerata una malattia infiammatoria: l’alta pressione intraoculare provoca una perdita. Non solo: oggi è ormai accertato che il glaucoma va pensato come una malattia neurodegenerativa al pari di Alzheimer, il Parkinson o la Sla. “Sono tutte malattie – spiega Piero Barbanti, docente di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma – nelle quali neuroni localizzati in sedi diverse iniziano a invecchiare precocemente, morendo progressivamente: nella malattia di Alzheimer il processo inizia nell’ippocampo, nella malattia di Parkinson nella cosiddetta substantia nigra, nella Sla nei neuroni motori della corteccia cerebrale e del midollo spinale ed infine nel glaucoma nelle cellule gangliari della retina. Sono dunque malattie diverse ma accumunate da analoghi meccanismi di stress ossidativo e degenerazione del neurone”.
Al congresso di Roma si è parlato delle possibilità si contrastare lo stress ossidativo anche attraverso i nutraceutici, sostanze alimentari concentrati in capsule o pillole. “In oculistica – affema Scuderi – gli alimenti nutraceutici trovano oggi un impiego sempre più diffuso sia nella prevenzione che nel trattamento, di diverse patologie oculari, tra cui la degenerazione maculare senile e il glaucoma”. In particolare il Coenzima Q10 ha mostrato una sua funzione protettiva. Si tratta di una molecola che viene prodotta anche dal nostro organismo. Una produzione che però si riduce 40% con l’età. “Da studi condotti su modelli animali per patologie neurodegenerative, il coenzima Q10 ha mostrato proprietà benefiche ed effetti protettivi molto promettenti in trial clinici riguardanti: Morbo di Parkinson, Corea di Huntington, Atassia di Friedreich e anche nel glaucoma”, conclude spiega Barbanti.


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