Prostata, vescica e rene: 6.000 casi l’anno in Campania, al Cardarelli piano assistenziale certificato

I carcinomi della prostata, del testicolo, del rene e della vescica sono in Campania tra i tumori più diffusi: le stime, al ribasso, parlando di circa 6.000 nuovi casi l’anno

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I carcinomi della prostata, del testicolo, del rene e della vescica sono in Campania tra i tumori più diffusi. Le stime, al ribasso, parlando di circa 6.000 nuovi casi l’anno e più di 15.000 uomini che secondo convivono con queste neoplasie. Dati preoccupanti per i quali una risposta efficace arriva dall’ospedale Cardarelli. L’azienda ospedaliera, la più grande del Mezzogiorno, lancia un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) per il trattamento dei tumori della prostata, del testicolo, del rene e della vescica. Il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale per queste neoplasie ha ottenuto ora la certificazione UNI EN ISO 9001:2015 dall’Ente internazionale Bureau Veritas, nell’ambito di un progetto che è stato reso possibile grazie al sostegno incondizionato di Astellas e al supporto organizzativo di OPT, il provider deputato a preparare i Centri alla certificazione.

Con questo programma di certificazione il Cardarelli di Napoli, riferimento regionale per l’oncologia, l’urologia e il pronto soccorso, si propone sempre più come punto di attrazione per la gestione e il più efficace trattamento del paziente oncologico e, nel caso specifico, del paziente affetto da neoplasie della sfera uro-genitale maschile, che rappresentano patologie molto frequenti tra i giovani e gli over 65.

«Un nuovo e importante passo avanti nella ricerca dell’eccellenza – dichiara Giuseppe Longo, Direttore Generale Ospedale Cardarelli di Napoli – Un percorso che il Cardarelli sta affrontando con impegno e decisione sia nell’area dell’emergenza, sia in quella dell’elezione. Il Cardarelli, infatti, si pone come punto di riferimento non solo per i cittadini della Campania, ma anche per quelli che da altre regioni scelgono noi nella consapevolezza di poter trovare grandi professionalità, tecnologie e tecniche all’avanguardia e Pdta certificati. Una realtà che permette alla nostra regione di fare un ulteriore salto in avanti nell’attuale percorso di miglioramento dei livelli assistenziali».

Obiettivo del Pdta è assicurare al paziente una presa in carico rapida, efficace ed efficiente, tale da garantirgli un’offerta ampia e innovativa di opportunità diagnostiche, terapeutiche e assistenziali secondo le più recenti Linee guida  internazionali.

Il lavoro che ha portato alla certificazione del Pdta uro-genitale dell’Ospedale Cardarelli è iniziato molti anni fa nel 2014 con il carcinoma del rene; nel tempo la riorganizzazione dei percorsi si è estesa a tutto il settore delle patologie uro-genitali oncologiche maschili che rappresentano un’area ad alta densità numerica.

«Dopo aver realizzato il Pdta nella realtà del Cardarelli – spiega Giacomo Cartenì, già Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica – abbiamo anche iniziato ad accogliere tutti i pazienti oncologici che si presentano al pronto soccorso e così facendo abbiamo anche scoperto che il 52% di questi pazienti è a una prima diagnosi di tumore.
L’innovatività sta nel fatto che questi pazienti sono presi in carico e iniziano un percorso ambulatoriale organizzato ad hoc. Grazie a questo nuovo modello offriamo una presa in carico all’interno di un setting assistenziale diverso dal tradizionale ricovero, che passa per l’ambulatorio e il day hospital ma con la sorveglianza di uno specialista oncologo o urologo».

Il percorso è imperniato su un team multidisciplinare, che si fa carico del paziente, lo accompagna e rende meno arduo il passaggio da una fase all’altra della malattia.

«Sono stati organizzati i GOM, Gruppi Oncologici Multidisciplinari – dice Paolo Fedelini, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Urologia – che comprendono un oncologo, un urologo e un radioterapista oltre all’infermiere case manager che raccoglie le richieste, le organizza e convoca il GOM di volta in volta per discutere i casi singoli. Questo approccio è utile per il paziente che sa di essere gestito e di ricevere una diagnosi e un trattamento che sono la conseguenza di scelte condivise all’interno del team multiprofessionale con uno standard di qualità molto alto».