Terremoto, la rivelazione dell’esperto: “Le scosse di assestamento non esistono”, ecco di cosa si tratta in realtà

L’espressione scossa di assestamento oltre ad essere errata rispetto al fenomeno fisico che vuole descrivere, è anche fuorviante perché induce rassicurazione pur essendo un campanello d'allarme

MeteoWeb

Non esistono scosse di assestamento e l’espressione usata è una pessima ma popolare traduzione di ‘aftershock’ (ndr, letteralmente, un piccolo terremoto o tremore che segue un grave terremoto) che ben può essere tradotta con ‘replica‘”. A spiegare questo concetto, sconosciuto ai più, ai microfoni di MeteoWeb è il professor Giuliano Panza, sismologo di fama internazionale che in merito aveva anche scritto per la Treccani la definizione della voce “Terremoti. Previsione dei terremoti”, nella quale si legge: “In realtà, i terremoti dipendono dalle variazioni del campo degli sforzi, ma tale dipendenza è complessa, come è dimostrato dal fatto che le repliche (spesso erroneamente indicate come scosse di assestamento) avvengono sovente lungo piani dove gli sforzi dovrebbero essere ridotti dopo l’evento principale“.

giuliano panzaLe repliche ridistribuiscono gli sforzi attorno all’area epicentrale e perturbano la crosta terrestre anche a distanza e quindi contribuiscono, o possono contribuire a seconda dei casi, all’accumulo di energia per il prossimo forte terremoto – spiega ancora Panza – che può avvenire anche dopo molti anni/secoli anche a distanza di centinaia di km. Quindi, di regola, le repliche non assestano ma ridistribuiscono gli sforzi e possono contribuire al prossimo terremoto, che si può verificare a distanza sia nello spazio che nel tempo“. In sostanza, quelle che erroneamente definiamo scosse di assestamento lungi dal poter tranquillizzare, sono una sorta di campanello d’allarme che ci dice ‘attenzione: non è finita! Il terremoto tornerà, ma non si sa con precisione quando e dove’.

terremoto sismografo pauraL’espressione scossa di assestamento – precisa il sismologo – oltre ad essere errata rispetto al fenomeno fisico che vuole descrivere è anche fuorviante perché induce rassicurazione. Quanto avvenuto in Italia Centrale a partire dal 1997 è un chiaro esempio di ridistribuzione di sforzi nella crosta che ha contribuito alla generazione dei forti terremoti successivi a quello del 1997″.

Dire “si tratta solo di scosse di assestamento”, dunque, non solo è scorretto ma porta anche ad una tranquillità e ad una rassicurazione che non rispecchia il pericolo, imminente o futuro, reale. “Definire qualche particolare scossa “ordine naturale di assestamento” significa non sapere come funziona la Terra. Peccato che l’INGV parli spesso di scosse di assestamento e quasi mai di repliche, inducendo il clamoroso errore dei media, che così contribuiscono alla non informazione, anche per loro pigrizia, almeno a partire del 2007″ conclude Panza.