“Sembra di rivivere quei momenti”. E’ quanto dichiarato all’Adnkronos Riccardo Saccotelli, l’ex maresciallo dei carabinieri sopravvissuto miracolosamente alla strage di Nassiriya nella quale morirono 12 militari dell’Arma, cinque dell’Esercito e due civili italiani. La dichiarazione è arrivata dopo la notizia dell’attentato di domenica 10 novembre in cui sono rimasti feriti cinque militari italiani, tre dei quali in modo grave. Un attacco avvenuto ad appena due giorni dal 16° anniversario della tragedia di Nassiriya: Saccotelli, che all’epoca aveva 28 anni e oggi non è più in servizio, ha ancora negli occhi quei drammatici momenti in cui era di guardia e si ritrovò a una decina di metri dall’autobomba. “Ho ricevuto già i messaggi di tanti amici che alla notizia mi hanno scritto“, sottolinea Saccotelli spiegando che è inevitabile l’associazione con quanto accaduto 16 anni fa. Saccotelli da tempo accusa di essersi sentito abbandonato dallo Stato e a due giorni dall’anniversario di Nassiriya sottolinea: “Il 12 io lo vivrò come una mia giornata particolare, nel bene e nel male“. Come ogni anno saranno organizzate sicuramente delle cerimonie, “ma il 12 novembre l’anniversario lo ricordano da soli, né io né altri sopravvissuti siamo mai stati invitati“. Ai feriti nell’attentato di oggi Saccotelli si rivolge così: “Pensate a voi stessi, alla vostra famiglia, a niente più che alla vostra vita. Ci sarà tempo per il patriottismo e le medaglie, che non arriveranno mai…“.
FOCUS: COSA ACCADDE IL 12 NOVEMBRE 2003
A Nassiriya, in Iraq, erano le 10.40 ora locale, in Italia le 8:40. Mancavano pochi secondi a una delle stragi più tristemente memorabili della storia contemporanea italiana e non solo. Carabinieri e militari dell’esercito di stanza alla base “Maestrale” avevano già iniziato a pieni ritmi un’altra giornata in Iraq, teatro operativo della missione Antica Babilonia, autorizzata proprio quell’anno, che aveva come unico scopo quello di contribuire alla rinascita dell’Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione.
I militari, dunque, si apprestavano a iniziare una nuova giornata durante la quale, probabilmente, le attività principali che avrebbero svolto sarebbero state quelle di ricostruzione, di aiuto alla popolazione, soprattutto per quanto riguarda l‘approvvigionamento di cibo e di acqua, di mantenimento dell’ordine pubblico e, non meno importante, di addestramento della nuova polizia locale, affrancata da corruzione e servilismo nei confronti del regime dittatoriale iracheno di Saddam Hussein. Attività che avrebbero dovuto svolgere, dunque, ma alle quali non riuscirono nemmeno a dare inizio. Un camion cisterna pieno di esplosivo, infatti, guidato da 2 kamikaze, scoppiò davanti alla base militare italiana. Il bilancio fu devastante: 28 morti, di cui 19 italiani, e ben 58 feriti. Le successive inchieste hanno stabilito che il camion cisterna conteneva tra i 150 e i 300 kg di tritolo mescolato a liquido infiammabile. Una quantità di miscela esplosiva in grado di fare una vera e propria strage, e così è stato.
Ci si è sempre chiesti se si poteva fare qualcosa per evitarlo. Prima di rispondere a questa domanda c’è un particolare importante da tenere in considerazione: i vertici della base “Maestrale” hanno sempre sostenuto fermamente che non c’erano motivi di preoccupazione, perché la popolazione locale non era assolutamente ostile nei confronti dei militari italiani, considerati un aiuto indispensabile per rialzare le sorti del Paese, e inoltre gli estremisti locali erano attentamente controllati. A confermare quest’ultima ipotesi, il fatto che tutte le piste aperte per capire chi abbia organizzato l’attacco facciano riferimento a personaggi esterni all’area in questione; tra queste, la più accreditata, è quella che coinvolge una cellula terroristica libanese affiliata ad al-Q??ida.
I funerali di Stato degli italiani morti durante l’attentato si tennero a Roma il 18 novembre. Attorno alle salme di questi eroi, diventati tali loro malgrado, oltre alle famiglie e alle più alte cariche dello Stato, si riunì anche una enorme folla di cittadini, commossi e sconvolti da quanto accaduto. Una tragedia, dunque, che ha colpito decine di famiglie, e che ha lasciato figli senza padri e madri senza figli, nella folle logica della guerra, insita nella natura stessa dell’umanità.
Ricordare i nomi dei nostri connazionali che hanno perso la vita nell’infame attentato di Nassiriya, vuole essere solo un piccolo gesto per onorarne la memoria.
I civili:
Marco Beci, cooperatore internazionale
Stefano Rolla, regista
I carabinieri:
Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Giovanni Cavallaro, sottotenente
Giuseppe Coletta, brigadiere
Andrea Filippa, appuntato
Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente
Daniele Ghione, maresciallo capo
Horacio Majorana, appuntato
Ivan Ghitti, brigadiere
Domenico Intravaia, vice brigadiere
Filippo Merlino, sottotenente
Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante
I militari dell’esercito:
Massimo Ficuciello, capitano
Silvio Olla, maresciallo capo
Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
Pietro Petrucci, caporal maggiore


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