Emergenza: un termine col quale l’Italia negli ultimi decenni si è dovuto confrontare, spesso a fatica. Dal Terremoto dell’Aquila, a quello del 2016 in Centro Italia che distrusse alcuni tra i borghi più antichi e belli come Amatrice, Accumoli, Norcia, passando per il maltempo. Fenomeni estremi che non danno tregua, in una situazione climatica che ha portato a modificare radicalmente l’approccio al meteo. Alluvioni, esondazioni di fiumi e torrenti, piogge quasi tropicali o tempeste devastanti stanno diventando ormai usuali per il Bel Paese.
E’ di questi giorni l’emergenza legata al Ciclone Mediterraneo che sta causando frane e allagamenti, con venti che sferzano oltre i 150 Km/h in Puglia e ben 170mm di pioggia in 12 ore in Calabria. Non solo: appena 15 giorni fa un’alluvione ha interessato la Liguria per la quale è stata disposta la richiesta dello stato di emergenza e nel 2018 sono stati svariati gli eventi estremi, uno per tutti la tempesta Vaia, per non parlare della valanga che nel gennaio del 2017 travolse l’hotel Rigopiano.
Fenomeni estremi che stanno diventando ordinari e ai quali l’Italia deve prepararsi. Ne è consapevole il Capo Nazionale della Protezione Civile Angelo Borrelli che ai microfoni di MeteoWeb fa chiarezza sul sistema di allerta meteo, sulla chiusura delle scuole che spesso genera non poche polemiche, ma anche sul futuro della Protezone Civile, in un articolato sistema di previsione, prevenzione, gestione del rischio e dell’emergenza.
Chiariamo innanzitutto da dove nasce un’allerta meteo? Qual è l’iter seguito dalla Protezione Civile?
L’allerta meteo è un sistema basato su pre allarmi nazionali che si fondano sui Centri Funzionali. Essi gestiscono l’attività di previsione, monitoraggio, osservazione in tempo reale degli eventi e dei loro effetti sul territorio, oltre che della valutazione finale del rischio. Il Centro Funzionale Centrale, presso il Dipartimento della Protezione Civile, coordina il sistema nel quale sono coinvolti anche centri di competenza nazionale come il servizio meteo dell’Aeronautica, le Arpa regionali, il servizio Dighe. I centri sono 41 e hanno competenze che variano dalla meteorologia alla vulcanologia.
Ogni giorno, quando sono disponibili i modelli meteorologici vengono fatte delle valutazioni dapprima su scala regionale, poi via via in maniera sempre più definita e dettagliata relative alle zone di allerta che in Italia sono 127.
Nello specifico ci sono 5100 stazioni di monitoraggio pluviometrico e questo articolato sistema arriva a comporre le previsioni a livello regionale. Successivamente il dipartimento della Protezione Civile le racchiude nei 2 documenti che giornalmente vengono pubblicati sul portale della Protezione Civile. In realtà quello del bollettino meteo viene emesso solo nell’ipotesi in cui si sia allerta, quello di criticità idrogeologica è un bollettino che viene pubblicato tutti i giorni e restituisce sotto forma di colore il rischio che c’è nel territorio delle aree di allertamento.
I livelli di allerta sono quattro: ordinaria criticità, rischio moderato (allerta gialla), rischio potenzialmente elevato (allerta arancione) o emergenza (allerta rossa).
Spesso si sviluppano non poche polemiche sulla questione “chiusura scuole”. Cosa ne pensa in merito?
La chiusura delle scuole è una competenza dei Sindaci del territorio che sulla base delle previsioni meteorologiche decide il da farsi. Io penso che se in un territorio c’è una particolare esposizione al rischio è bene ridurre il rischio anche con la chiusura delle scuole, specie se l’evento è un evento di particolare gravità come è successo anche in passato, per esempio lo scorso anno con la tempesta Vaia.
La Protezione Civile è un ente relativamente giovane, ma si trova a dover affrontare tutta una serie di difficoltà anche storiche legate a dei problemi strutturali degli edifici. Qual è il piano di prevenzione che sta mettendo in atto la Protezione Civile, sia a livello di allerte meteo che di rischio sismico?
Innanzitutto bisogna chiarire che la prevenzione si divide in due grandi brache di attività: quella strutturale e quella non strutturale. La prima è relativa alla messa in sicurezza del territorio, all’adeguamento sismico degli edifici: si tratta di un lavoro che la Protezione Civile in parte ha fatto con il piano straordinario di messa in sicurezza del rischio sismico attraverso il miliardo di euro stanziati in seguito al terremoto dell’Aquila.

Sulla prevenzione strutturale attualmente ci sono soggetti che hanno una competenza più diretta e immediata ossia il Ministero dell’Ambiente per il distretto idrogeologico-idraulico e il dipartimento di Casa Italia per quanto riguarda la parte della costruzione delle nostre abitazioni, la Protezione Civile interviene quindi in tutte quelle azioni di pianificazione e di programmazione legate all’uso del territorio. Tra l’altro stiamo portando avanti questo piano straordinario di 3 miliardi di euro in 3 anni per il ripristino delle aree colpite dalla tempesta Vaia e da altri eventi straordinari.
Poi c’è tutto un tema che è quello che ci sta più a cuore che è quello della prevenzione non strutturale, che riguarda l’allertamento della popolazione. La pianificazione di Protezione Civile, l’informazione alla popolazione, la diffusione della conoscenza, le esercitazioni: tutta una serie di attività che noi stiamo sviluppando.
In particolar modo per ciò che riguarda l’allertamento stiamo facendo un lavoro unico al mondo attraverso la piattaforma It Alert.
Si tratta di una piattaforma di allertamento della popolazione che sfrutta le moderne tecnologie e consentirà di dare alla popolazione informazioni personalizzate in relazione alle aree in cui si trovano attraverso una interpolazione tra le previsioni meteo attraverso i radar e gli strumenti tradizionali che noi abbiamo e le celle. La piattaforma sarà resa disponibile dal prossimo anno e sarà solo un punto di partenza, perché essa potrà essere usata per tutta una serie di attività consequenziali.
Ci sono tre grandi linee di azione di questa piattaforma. La prima è legata alle famose previsioni meteo: quando si dirama l’allerta essa potrà essere diffusa istantaneamente nelle zone interessate, aspetto fondamentale nel caso, per esempio, di allerta rossa, così come in previsione di un’ondata di piena.
Sarà inoltre valorizzato il sistema nowcasting delle informazioni, ossia delle notizie in tempo reale, importanti sopratutto nel caso di bombe d’acqua, degli eventi estremi, delle grandinate.
E poi c’è un’altra parte che riguarda la gestione dei messaggi dopo che si è verificato l’evento. Questo sistema potrà essere utilizzato infatti anche dai Sindaci che avranno una maggiore possibilità di agire sul territorio.
Possiamo dire che sarà una Protezione Civile 2.0…
A me fa molto piacere pensare a una Protezione Civile 2.0 perché è una Protezione Civile che si mette al passo con le tecnologie e con i tempi. La fase successiva, sulla quale io mi batto molto ed è una fase sulla quale occorre un grande impegno anche da parte dei territori, è l’adeguamento dei piani di protezione civile. I piani di Protezione Civile non devono essere un file pdf o excel con delle tabelle: devono essere dei sistemi attivi e standardizzati in modo tale che noi, con delle app, possiamo restituire ai cittadini, ai soccorritori, ai responsabili della Protezioni Civili comunali, provinciali, regionali, le informazioni necessarie sulla prevenzione dei rischi e sulla gestione delle crisi.
L’obiettivo è quello che i piani di Protezione Civile non stiano nel cassetto, siano aggiornati e siano usufruibili dai cittadini attraverso le nuove tecnologie, ovviamente i Sindaci dei comuni e i responsabili dei territori dovranno lavorare in sinergia. Ci sono tutti i presupposti affinché nel nostro Paese questo seme o questo albero possa crescere il più rigoglioso possibile. Dipende anche da noi, dai nostri comportamenti: in primis dai comportamenti più semplici come essere prudenti quando ci sono eventi particolari.
Invece dal punto di vista dell’adeguamento sismico?
Riguardo l’adeguamento sismico esiste il famoso sismabonus ma si deve fare molto di più, e si può fare di più. Nessuno di noi pensa che la propria casa sia vulnerabile: si cambiano le porte, si cambiano le finestre, si rifanno i cancelli o i giardini, ma nessuno interviene per mettere in sicurezza l’edificio. L’Italia oltretutto ha un patrimonio edilizio molto datato e risalente nel tempo: è un Paese ricco di tradizioni, di storia, di cultura e di patrimonio abitativo e siamo particolarmente esposti anche al rischio sismico.
Come è successo in Centro Italia…
Esatto. 21 milioni e mezzo di persone vivono in zone ad elevato rischio sismico
Come lo Stretto di Messina, per esempio…
La Calabria, insieme a Sicilia, Friuli Venezia Giulia e la zona appenninica sono le aree maggiormente a rischio dal punto di vista sismico. Il vice presidente della regione Calabria ha spiegato che su 3000 scuole ad elevato rischio sismico e vulnerabilità, 1500 si trovano in Calabria. La regione ha adesso investito su questo, sta lavorando per mettere in sicurezza gli edifici scolastici: c’è consapevolezza e voglia di migliorare.


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