Comunicheremo mai con gli extraterrestri?

Comunicare con gli extraterrestri, cerchiamo di rispondere a una delle più grandi domande che da sempre si pone l'umanità

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Da sempre l’uomo, almeno quello che è in grado di guardare al di là del proprio dito o del proprio orticello, desidera conoscere nuova gente e nuovi costumi, scoprire altre civiltà. La storia delle esplorazioni umane ne è la prova.

Inoltre, tanti hanno sognato e sognano oggi di poter avere contatti con civiltà extraterrestri. Ma (purtroppo) questo è un sogno che difficilmente potrà concretizzarsi.

Vediamo perché.

E’ opinione ricorrente che l’ostacolo alla realizzazione di un tale sogno sia rappresentato oggi dall’inadeguatezza della nostra tecnologia. Inadeguatezza nel costruire navi stellari in grado di superare in tempo ragionevole le distanze interstellari, nonché inadeguatezza degli attuali sistemi di telecomunicazioni nel consentire comunicazioni bilaterali con l’ipotetico abitante di un pianeta di una stella vicina, dato che, usando un segnale radio, tra domanda e risposta passerebbero almeno decine di anni.

Tutti siamo convinti che un giorno la tecnologia ci consentirà di fare ciò che oggi ci sembra impossibile. Probabilmente un domani potremo curvare lo spazio e magari sfruttare i buchi neri ed i tunnel spaziali per viaggiare e distanze enormi. Ed ancora,  potrà essere inventato qualcosa che ci consentirà di comunicare superando il limite della velocità della luce,  cui viaggiano le onde elettromagnetiche.

Ma il raggiungimento di un elevato livello tecnologico da parte nostra (come anche da parte di qualsiasi altra civiltà aliena), non è assolutamente sufficiente per consentire,  a noi o agli altri, di incontrare o anche solo comunicare in tempo reale con gli abitanti di altri pianeti.

In un mare infinito di galassie che riempiono l’Universo, solo nella nostra, la Via Lattea, esistono 200 miliardi di stelle.

Recentemente si è scoperto come l’esistenza di sistemi planetari attorno ad una stella rappresenti la norma e non l’eccezione e che il numero di pianeti nella nostra galassia sia stimabile addirittura in 100 miliardi.

Il telescopio Kepler della NASA ha consentito di stimare poi che i pianeti ubicati nella “zona abitabile”, cioè nella fascia orbitale in cui l’acqua potrebbe essere presente allo stato liquido, consentendo la vita (almeno come la concepiamo noi), possano essere il 5% sul totale, cioè 500 milioni.

Questo numero è immensamente grande, ma non dice nulla sulle possibilità che la vita possa effettivamente svilupparsi su tali pianeti, ancor di più che ciò avvenga secondo i criteri a noi noti, né tantomeno che il processo evolutivo possa arrivare fino a generare  una civiltà evoluta.

Possiamo provare a fare delle ipotesi, che rimangono per la verità solo ipotesi, ma che, tuttavia, non sono in conflitto con quanto sarà avanti detto.

Partiamo dal concetto che le condizioni che hanno consentito alla Terra di scalare la piramide evolutiva fino al punto in cui essa è oggi, rappresentino una eventualità remota, quindi difficilmente ripetibile. Fissiamone la probabilità in un valore molto basso, diciamo 1 su 1 milione; ciò significherebbe che i pianeti in grado di ospitare una civiltà evoluta nella Galassia sarebbero 500.

Una stima più ottimistica potrebbe condurre ad una probabilità maggiore di due ordini di grandezza. I pianeti “evoluti” diventerebbero 50.000, un numero insignificante su scala cosmica, ma decisamente grande in valore assoluto.

Le precedenti asserzioni, certamente non dimostrabili, tuttavia ragionevolmente ipotizzabili e comunque non distorsive delle conclusioni cui si arriverà avanti, ci portano a dedurre che solo nella nostra galassia potrebbero esserci alcune migliaia di civiltà intelligenti.

Ma sarebbe meglio dire, che esistono, o sono esistite o che esisteranno.

E proprio questo è il punto.

Nella scala cosmica passato, presente e futuro rientrano in una forbice di miliardi di anni. E la durata di una civiltà, come quella di ogni specie  vivente, è drasticamente contenuta in un ben più limitato intervallo temporale.

Al di là della collocazione fisica di due ipotetiche civiltà evolute all’interno della nostra galassia, potenzialmente separate da distanze comprese tra pochi anni luce fino ad alcune decine di migliaia, la condizione necessaria affinché possa stabilirsi tra esse una qualsiasi interazione, al di là del livello tecnologico dalle stesse civiltà raggiunto, è la coincidenza temporale della loro scala evolutiva.

Prendiamo la Terra e l’ipotetico pianeta X, in tutto e per tutto ad essa simile e quindi in grado di sviluppare la vita e persino una civiltà tecnologica.

Non è detto che se sulla Terra è il 2019, sul pianeta X ci si trovi, non dico in un similare periodo storico, ma addirittura nella stessa era geologica.  In termini pratici, l’avere individuato dei pianeti situati nella zona abitabile di altri sistemi solari ed atteso che effettivamente la vita vi si possa sviluppare come da noi, non vi è alcuna certezza che le civiltà di entrambi i pianeti possano mai comunicare tra di esse e né tantomeno incontrarsi. Anzi la logica, nonché la matematica, ci dicono che è esattamente l’opposto.

E ciò non per la distanza, ma per le differenze del loro stadio evolutivo.

Proviamo  a fare un esempio.

La Terra esiste da circa 5 miliardi di anni. Vi sono pianeti più giovani e pianeti più vecchi. La nostra Terra è un pianeta, diciamo, di mezza età, che può fungere da campione medio.

Facciamo adesso un esperimento.

Prendiamo 10 mila barre metalliche, ognuna lunga 5 km e, con il pennarello, ne coloriamo la circonferenza di ognuna, in modo causale, in un punto delle stesse, per circa 3 mm di della loro lunghezza, formando una sottilissima banda colorata.

Poniamo adesso tutte le barre, una accanto all’altra, perfettamente allineate e, da una posizione che ce lo consenta, proviamo a verificare quante bande colorate si vengano a trovare in posizioni coincidenti nelle varie barre.

La prova credo che nessuno l’abbia mai fatta, ma appare tuttavia evidente che  l’allineamento di bande colorate presenti in più barre possa considerarsi un evento altamente improbabile.

Se alle 10.000 barre facciamo corrispondere altrettanti pianeti abitati o abitabili simili alla Terra ed ai 5 km di ogni barra facciamo corrispondere i 5 miliardi di età del nostro pianeta (e quindi il suo percorso evolutivo),  3  mm di ogni barra corrisponderà a 3000 anni di vita di ogni pianeta (grosso modo tutta la storia della civiltà, nel caso della  Terra).

Si riesce così a comprendere quanto improbabile possa risultare che due o più pianeti simili al nostro possano trovarsi contemporaneamente nel medesimo stadio evolutivo.

astronomia telescopio stelle notteDa ragazzo scrutavo il cielo con il telescopio e conosco quasi tutti gli episodi di tutte le serie di Star Trek, che guardavo già molti anni prima che arrivassero in Italia.  E dico ciò per ribadire che sono convinto che esistano, sono esistite o esisteranno infinite civiltà tecnologiche nell’Universo.

Tuttavia, mi pare (purtroppo) improbabile che oggi, come domani, potremo con loro interagire, almeno fino a quando non saremo riusciti a viaggiare anche nel tempo.

Ma questo è un altro discorso.