E-cig, meno 80% di esposizione a monossido carbonio rispetto alle sigarette

"Lo studio conferma il potenziale di questi prodotti di ridurre il rischio per quei fumatori che non vogliono o non riescono a smettere di fumare"

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Il passaggio alle sigarette elettroniche o a prodotti a tabacco riscaldato, “riduce circa dell’80% l’esposizione dell’organismo al monossido di carbonio (Co) rispetto a quanto accade fumando sigarette tradizionali“. Lo ha rilevato uno studio indipendente condotto da Fabio Beatrice, direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia maxillo facciale e responsabile del Centro anti fumo dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, pubblicato sulla rivista ‘International Journal of Environmental Research and Public Health‘. La ricerca, presentata a Roma in occasione della XVI edizione di Romacuore, ha indagato gli effetti della sigaretta elettronica e dei prodotti a tabacco riscaldato sull’uomo.

Il monossido di carbonio, se inalato a livelli elevati come avviene durante il processo di combustione della sigaretta, può seriamente compromettere l’ossigenazione delle cellule ed essere quindi causa di insorgenza di malattie fumo-correlate“, riferiscono i ricercatori. La ricerca condotta da Beatrice si è concentrata sul monitoraggio dei livelli di monossido di carbonio, mettendo sotto osservazione 40 fumatori adulti di sesso maschile, che avevano mostrato forte resistenza a smettere di fumare, passati dal fumo di sigaretta all’utilizzo sigarette elettroniche (20) o prodotti a tabacco riscaldato (20). “I risultati dopo 6 mesi di osservazione hanno evidenziato che i fumatori, che erano riusciti a passare in via esclusiva ai nuovi dispositivi elettronici alternativi alle sigarette, presentavano livelli di monossido di carbonio analoghi a chi aveva smesso di fumare“, evidenzia il lavoro.

sigarette elettronicheLo studio conferma il potenziale di questi prodotti di ridurre il rischio per quei fumatori che non vogliono o non riescono a smettere di fumare, aggiungendo un altro importante tassello alla già ampia letteratura indipendente su questo tema – ha affermato Fabio Beatrice – Soprattutto in questo momento così incerto, su cui pesano le vicissitudini statunitensi, è importante ricordare come il corretto utilizzo di strumenti a sistema chiuso continui a rappresentare un’alternativa migliore rispetto al fumo di sigaretta”. “La diffusione della ‘Evali’, o polmonite chimica, che si sta verificando negli Usa, è riconducibile esclusivamente a un utilizzo improprio di dispositivi a cosiddetto sistema aperto, ovvero modificabili da chi li utilizza – sottolinea Beatrice – E’ importante ricordare che tali prodotti non sono privi di rischio e devono essere acquistati esclusivamente dai rivenditori autorizzati, ma dobbiamo altresì essere chiari nel ribadire che sono un’alternativa migliore rispetto alle sigarette, affinché si eviti lo scenario peggiore per tutta la classe medica, ovvero che chi aveva già abbandonato le sigarette vi faccia ritorno“.

sigarette elettronicheI casi di malattie legate all’uso delle sigarette elettroniche negli Usasono dovuti alla deregulation su questi prodotti negli Stati Uniti, e non potrebbero ripetersi in Europa”, aggiunge Beatrice. “I casi di polmonite sono dovuti all’uso improprio di sigarette elettroniche ‘aperte’, in cui è stata caricata cannabis sospesa in oli solventi, che hanno determinato il problema. Questo è possibile negli Usa, dove la materia non è minimamente regolata, mentre qui da noi no. Non è un caso che in Gran Bretagna, dove la sigaretta elettronica è considerata una misura di salute pubblica, sono stati trovati una ventina di casi di irritazione lieve, mentre in Italia l’Istituto Superiore di Sanità non ha trovato nessun caso. Questo non significa che la sigaretta elettronica fa bene, ma non va demonizzata“, ha concluso.