I risultati di una nuova analisi intermedia d’efficacia sui dati di tre anni dello studio di real life EMPRISE (EMPagliflozin compaRative effectIveness and SafEty) dimostrano che empagliflozin è associato a una riduzione del rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco e del rischio di eventi cardiovascolari di tipo aterosclerotico non fatali, rispetto agli inibitori della DPP-4 e agli agonisti del recettore del GLP-1.1 L’analisi intermedia ha riguardato 190.000 soggetti adulti negli Stati Uniti con diabete di tipo 2, con o senza malattia cardiovascolare. I risultati dello studio sono stati presentati oggi, per conto di Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company (NYSE: LLY), nell’ambito delle Sessioni Scientifiche del Congresso 2019 dell’American Heart Association® in corso a Filadelfia.
“Lo scompenso cardiaco in Europa e negli Stati Uniti è la causa più comune di ospedalizzazione nei soggetti d’età pari o superiore ai 65 anni. È, pertanto, incoraggiante riscontrare che, oltre a quanto già rilevato nello studio clinico, empagliflozin ha ridotto il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco in soggetti con diabete di tipo 2 nella pratica clinica quotidiana – ha commentatoWaheed Jamal, Corporate Vice President e Responsabile Medicina Cardiometabolica di Boehringer Ingelheim – Considerato, inoltre, che 1 soggetto su 3 con diabete di tipo 2 presenta una patologia cardiovascolare, è rassicurante che siano stati osservati risultati simili anche per il rischio di eventi cardiovascolari di tipo aterosclerotico non fatali con empagliflozin e altre terapie per il diabete di tipo 2 che, anche in precedenza, avevano dimostrato risultati positivi per questo esito”.
In questa nuova analisi intermedia, empagliflozin è stato associato a una riduzione del 41% del rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco, rispetto agli inibitori della DPP-4 e del 17% rispetto agli agonisti del recettore del GLP-1.1 Il rischio di eventi cardiovascolari di tipo aterosclerotico non fatali – come ictus o infarto non fatale, ospedalizzazione per angina instabile o rivascolarizzazione coronarica – è stato simile nei soggetti trattati con empagliflozin (14,6 eventi ogni 1.000 anni-paziente), rispetto agli inibitori della DPP-4 (17,6 eventi ogni 1.000 anni-paziente). Il rischio è risultato analogo nei soggetti trattati con empagliflozin (14,2 eventi ogni 1.000 anni-paziente) rispetto a agli agonisti del recettore del GLP-1 (14,8 eventi ogni 1.000 anni-paziente).1
In una seconda analisi intermedia di EMPRISE, che ha riguardato oltre 45.000 pazienti, empagliflozin ha mostrato ad una significativa riduzione delle ospedalizzazioni per tutte le cause, delle visite di pronto soccorso e delle visite mediche, rispetto agli inibitori della DPP-4.[ii]
I risultati di EMPRISE, studio di real life, relativi all’impiego nella pratica clinica quotidiana, integrano quelli dello studio clinico cardine EMPA-REG OUTCOME®, nel quale empagliflozin ha dimostrato una riduzione del 35% del rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco, rispetto a placebo, in adulti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare accertata. Lo studio EMPA-REG OUTCOME® ha, inoltre, dimostrato una riduzione del 38% del rischio di mortalità per cause vascolari nei pazienti in terapia con empagliflozin, rispetto a placebo nella stessa popolazione di pazienti.[iii]
“Siamo lieti di osservare come i dati di tre anni di EMPRISE continuino a integrare i risultati dello studio clinico EMPA-REG OUTCOME – ha commentato Sherry Martin, Vicepresidente e Global Medical Affairs di Lilly – Questi nuovi risultati di real life sono solo una parte del vasto piano di sviluppo clinico che comprende, tra l’altro, un robusto programma sullo scompenso cardiaco, e che indaga come empagliflozin possa migliorare gli esiti di salute dei pazienti per poter colmare le carenze terapeutiche che ancora esistono e rispondere ai bisogni di chi è affetto da sindromi cardiorenali metaboliche”.
Gli effetti di empagliflozin sugli esiti correlati a scompenso cardiaco e sulla capacità funzionale degli individui con questa patologia sono in corso di valutazione nel programma di studi sul farmaco nello scompenso cardiaco, che comprende oltre 9.500 soggetti adulti affetti da scompenso cardiaco con e senza concomitante diabete, che riguarda i trial EMPEROR-Reduced, EMPEROR-Preserved, EMPERIAL-Reduced, EMPERIAL-Preserved, EMPULSE ed EMPA-VISION.[iv],[v],[vi],[vii],[viii],[ix]
Lo studio EMPRISE1,[x],[xi]
EMPRISE è stato avviato nel 2016 per integrare i risultati di EMPA-REG OUTCOME® con i dati di efficacia, sicurezza, costi e di utilizzo delle risorse sanitarie riscontrati nella pratica clinica quotidiana dall’uso di empagliflozin rispetto agli inibitori della DPP-4 in soggetti con diabete di tipo 2, con e senza malattia cardiovascolare. Un’analisi di sottogruppo fornisce, inoltre, i dati sull’efficacia di empagliflozin confronto agli agonisti del recettore del GLP-1.
Lo studio valuterà empagliflozin sui primi cinque anni d’utilizzo negli Stati Uniti, dal 2014 al 2019, e prevede delle analisi intermedie prestabilite (sulla base di dati aggiornati ogni 12 mesi) ed un’analisi finale. Si stima che, al suo completamento, lo studio EMPRISE avrà coinvolto oltre 200.000 soggetti con diabete di tipo 2. Dal 2019 altri studi EMPRISE, tra cui in Asia ed Europa, forniranno conoscenze da altre aree geografiche mondiali per una prospettiva internazionale sull’impiego di empagliflozin nella pratica clinica.
Lo studio EMPRISE è stato avviato e viene condotto da partner accademici della Divisione di Farmacoepidemiologia del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston, nell’ambito della collaborazione accademica fra il Brigham and Women’s Hospital e Boehringer Ingelheim.
Lo Studio EMPA-REG OUTCOME (NCT01131676)3
Studio di lungo termine, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, con controllo a placebo, condotto in 42 Paesi su oltre 7.000 pazienti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare accertata.
Lo studio ha valutato l’effetto di empagliflozin (10mg o 25mg una volta/die) aggiunto a terapia standard, rispetto a placebo associato a terapia standard, che ha incluso farmaci ipoglicemizzanti e farmaci di protezione cardiovascolare (compresi antiipertensivi e ipolipemizzanti). L’endpoint primario è stato predefinito come tempo intercorso fino al verificarsi del primo fra i seguenti eventi: morte per cause cardiovascolari, infarto del miocardio non fatale o ictus non fatale.
Il profilo di sicurezza complessivo di empagliflozin nello studio è risultato in linea con quello riscontrato in quelli precedenti.
Lo Scompenso Cardiaco
Lo scompenso cardiaco è una sindrome clinica progressiva, invalidante e potenzialmente fatale, che si sviluppa quando il cuore non è più in grado di pompare sangue e, di conseguenza, ossigeno in modo adeguato a soddisfare le richieste dell’organismo. Oppure può farlo solo con un aumento della pressione, e ciò comporta ritenzione di liquidi, con conseguente congestione a livello polmonare e dei tessuti periferici.[xii] È una sindrome clinica diffusa, colpisce, infatti, 60 milioni di persone nel mondo, la cui prevalenza è prevista aumentare con l’invecchiamento demografico.[xiii] È altamente prevalente nei diabetici, sebbene circa la metà dei soggetti con scompenso cardiaco non sia diabetico.[xiv], [xv]
I sintomi dello scompenso cardiaco comprendono, tra gli altri, difficoltà respiratorie, edema – soprattutto a piedi, gambe e caviglie – e affaticabilità.[xvi] La patologia comporta un considerevole deterioramento della qualità di vita, infatti circa il 76% di chi ne è colpito ha difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane.[xvii] Ciò è in parte dovuto alla ridotta attività fisica.
Esiste un forte bisogno insoddisfatto di terapie per lo scompenso cardiaco, considerato che circa il 50% dei soggetti ai quali viene diagnosticato non sopravvive a cinque anni.[xviii] Lo scompenso cardiaco è, inoltre, la principale causa di ricovero nei soggetti dai 65 anni in su, negli Stati Uniti e in Europa.14
Empagliflozin
Empagliflozin è un inibitore orale, altamente selettivo, del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), in monosomministrazione giornaliera, ed è il primo farmaco per il diabete di tipo 2 a comprendere nel foglio illustrativo, in diversi Paesi, i dati di riduzione del rischio di mortalità per cause cardiovascolari.[xix],[xx],[xxi]
L’inibizione SGLT2 conseguita con empagliflozin giova ai soggetti con diabete di tipo 2, in quanto impedisce il riassorbimento renale e comporta l’eliminazione del glucosio in eccesso per via urinaria. Inoltre, la terapia con empagliflozin impedisce anche il riassorbimento del sodio con conseguente aumento dell’eliminazione del sodio stesso dall’organismo e riduzione del carico di liquidi sul sistema vascolare (volume intravascolare). Empagliflozin induce cambiamenti a livello del metabolismo del glucosio, del sodio e idrico, che possono contribuire alla riduzione della mortalità per cause cardiovascolari osservata nello studio EMPA-REG OUTCOME®.[xxii]
L’alleanza fra Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company
A gennaio 2011 Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company hanno annunciato la loro alleanza in diabetologia per lo sviluppo di farmaci in alcune delle principali classi farmacologiche in questo ambito. Le molecole che ciascuno dei due partner contribuisce all’alleanza vengono promosse congiuntamente o separatamente a seconda dei paesi. L’alleanza sfrutta i rispettivi punti di forza delle due aziende farmaceutiche, che sono fra le maggiori a livello mondiale, per rispondere ai bisogni dei pazienti e ne dimostra non solo la dedizione nei loro confronti e nel realizzare terapie per chi soffre di diabete ma anche l’impegno a studiare e valutare il potenziale dei farmaci sviluppati per colmare aree di bisogni insoddisfatti per coloro che sono affetti da scompenso cardiaco o nefropatia cronica. Al momento non esistono terapie frutto dell’alleanza fra Boehringer Ingelheim e Lilly che siano già state approvate per il trattamento dello scompenso cardiaco o della nefropatia cronica.


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