Clima, al via la Cop25 a Madrid: “Azioni radicali o capitoliamo”

Occhi del monto puntati sulla Cop25: la parola d'ordine della conferenza sul clima Onu di Madrid, che prosegue sino al 13 dicembre, è #TimeforAction

Occhi del monto puntati sulla Cop25: la parola d’ordine della conferenza sul clima Onu di Madrid, che da lunedì 2 prosegue sino al 13 dicembre, è #TimeforAction, è ora di agire.

Il mondo è a una “svolta” e deve scegliere tra “la speranza” di un mondo migliore grazie ad azioni radicali o “la capitolazione”, ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.Vogliamo veramente passare alla storia come la generazione che ha fatto lo struzzo, andandosene in giro mentre il mondo brucia?”, ha chiesto, accusatore, ai quasi 200 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi, tra cui una 40ina di capi di Stato e di governo.

Già domenica, denunciando gli impegni “totalmente insufficienti” degli Stati, aveva chiesto di mettere fine alla “guerra contro il pianeta”. “Ciò che manca è la volontà politica”, ha tuonato Guterres, puntando il dito, senza nominarli, contro i maggiori produttori di gas serra. Né Cina, né Giappone, Canada o Australia erano rappresentati ai massimi livelli nel primo giorno di conferenza. Quanto agli Usa, che hanno confermato il ritiro dall’accordo di Parigi nel 2020, hanno inviato una semplice diplomatica. La presenza della speaker della Camera, la democratica e influente Nancy Pelosi, non è quindi passata inosservata. A capo di una delegazione, ha assicurato che gli Usa “ci sono”, nonostante le politiche di Trump. Alta l’aspettativa sull’Ue.

“In un momento segnato dal silenzio di alcuni, l’Europa ha molto da dire”, ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez, dopo che il suo Paese ha accolto la conferenza a seguito del ritiro del Cile. Si tratta di “giustizia storica: l’Europa ha condotto la rivoluzione industriale e il capitalismo fossile, ora deve guidare la decarbonizzazione“, ha aggiunto. Gli ambientalisti sperano che nel vertice europeo del 12 e 13 dicembre i 28 Stati Ue troveranno un accordo sulla neutralità carbonica entro il 2050.

“Saremo leader della transizione verde”, ha detto il nuovo presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Oggi solo 68 Paesi sono impegnati a ridurre di più la Co2 nel 2020, prima della Cop26 di Glasgow: rappresentano appena l’8% delle emissioni totali. I Paesi del sud del mondo si sono fatti sentire, chiedendo aiuti per affrontare i disastri. Tra loro Hilda Heine, presidente delle isole Marshall, denunciando che l’acqua continua a salire: “Non vogliamo fuggire, e rifiutiamo di morire”. La transizione “giusta”, che non aggravi le diseguaglianze sociali, è un tema spinoso e centrale. “Le crisi sociali e ambientali” sono “le due facce della stessa medaglia”, ha sottolineato la ministra dell’Ambiente cilena, Carolina Schmidt, presidente della Cop25: “Non bisogna abbandonare nessuno”.