Le tinte per i capelli sono cancerogene? Gli esperti di Airc fanno chiarezza

Le tinte per i capelli sono cancerogene? Di seguito un approfondimento a cura degli esperti Airc e pubblicato sul loro portale

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Con un tweet lanciato nel mese di ottobre del 2017, il chirurgo della mammella Kefah Mokbel, esperto di cancro del seno e autore di diversi studi di genetica molecolare, ha annunciato di aver condotto una metanalisi (ovvero una revisione statistica di tutti gli studi esistenti in materia) sulla relazione tra l’uso di tinture per capelli e il rischio di sviluppare un carcinoma mammario. Secondo il chirurgo, che ha pubblicato i risultati della sua analisi agli inizi del 2018 sulla rivista Anticancer Research, il rischio di ammalarsi di tumore aumenterebbe del 19 per cento circa in caso di uso mensile di tinture per capelli. La sua raccomandazione, quindi, era di non tingere i capelli più di sei volte l’anno. La metanalisi di Mokbel ha preso in esame otto studi caso-controllo, condotti tra il 1980 e il 2017, in cui si confrontava il numero di cancri della mammella in un gruppo di donne che si tingevano i capelli rispetto al numero di casi in un gruppo di donne di eguale età che non usavano tinture. L’anno in cui gli studi sono stati condotti è importante poiché la composizione delle tinture per capelli è molto cambiata nel tempo.

La possibile relazione tra l’uso di tinture e il cancro al seno era però già stata sollevata da Sanna Heikkinen, del Registro tumori finlandese, che in uno studio precedente aveva osservato un’associazione statistica tra i due fattori, pur precisando l’impossibilità di dimostrare una relazione di causa ed effetto tra il ricorso alle tinture e la malattia, perché le donne che si colorano i capelli fanno in media un uso maggiore anche di altri cosmetici.

I risultati di uno studio, interessante per la mole di dati esaminati, sono stati pubblicati a dicembre 2019 sull’International Journal on Cancer. Si tratta di un’analisi condotta da un gruppo di epidemiologi dei National Institutes of Health statunitensi per dieci anni su un campione di quasi 50.000 donne reclutate nel cosiddetto “Sister Study”, che aveva con l’obiettivo primario di valutare il rischio di sviluppare un cancro del seno nelle donne che hanno avuto una sorella malata. La popolazione presa in considerazione era quindi già possibilmente più a rischio rispetto a una popolazione di persone che non avevano una sorella malata.

I risultati mostrano che l’uso di tinture permanenti risulta associato a un aumento del rischio relativo di ammalarsi di cancro del seno del 7 per cento circa, con un’ampia variabilità individuale (si va dall’1 al 17 per cento). La ragione di tale rischio aumentato non è però nota. I dati epidemiologici, infatti, permettono di osservare un’associazione tra due fenomeni (in questo caso l’uso delle tinture e il rischio relativo di malattia) mentre non sono in grado di chiarire la causa ultima (in questo caso possibili cause potrebbero essere una particolare componente chimica delle tinture, insieme a un particolare assetto genetico, o altri fattori ignoti). È bene ricordare che si sta parlando di aumento del rischio relativo, ovvero dell’aumento di rischio rispetto al rischio base di chi non usa tinture. In numeri assoluti l’aumento è decisamente piccolo, poiché anche il rischio di base è basso.

Lo stesso studio, inoltre, mostra un aumento del rischio più consistente tra le professioniste, cioè tra le parrucchiere che applicano i prodotti ai clienti, confermando quanto già si sapeva. Lo IARC di Lione, l’ente che classifica le sostanze cancerogene, ha già stabilito che le tinture per capelli rientrano nella categoria 2A, ovvero tra i probabili carcinogeni.

Il gruppo più a rischio nella popolazione studiata sembra essere quello delle donne afro-americane: l’uso di tinture permanenti aumenta il loro rischio relativo di cancro del seno del 45 per cento circa, mentre l’utilizzo di tinture semipermanenti lo aumenta, sempre in questa popolazione, del 15 per cento circa (anche in questi casi con ampie variazioni a livello individuale). I prodotti per lisciare i capelli, molto utilizzati negli Stati Uniti proprio dalla comunità afro-americana, aumentano invece il rischio relativo del 18 per cento circa. Le donne afro-americane, quindi, risultano essere una categoria particolarmente a rischio.

La pubblicazione dei dati di questo studio ha sollevato notevoli preoccupazioni, ma gli esperti non ritengono che i dati siano sufficienti a sconsigliare l’uso della tinta per capelli (eventualmente solo a consigliarne un uso non eccessivo, anche se non è possibile definire che cosa sia davvero “eccessivo” in termini di rischio a livello individuale).

Tra i limiti metodologici di questo studio c’è innanzitutto la popolazione esaminata: essendo tutte donne con familiarità per la malattia, è possibile che vi siano fattori individuali tali da renderle particolarmente vulnerabili. Non si possono quindi estendere i risultati a una popolazione diversa di donne, senza casi di cancro del seno fra le sorelle.

Inoltre si tratta di uno studio condotto negli Stati Uniti, dove molte sostanze chimiche vietate in Europa sono invece consentite e dove la concentrazione di altre sostanze potenzialmente tossiche nell’ambiente può essere più elevata che in Europa.

Nello studio non è stato possibile registrare esattamente la composizione delle tinture utilizzate dalle donne prese in esame, quindi non si possono fare neppure ipotesi sul ruolo di eventuali sostanze cancerogene specifiche né sul meccanismo d’azione (che potrebbe essere diretto sul DNA oppure mediato dagli ormoni, poiché le tinture possono contenere interferenti endocrini).

Infine questa analisi si è concentrata sul cancro del seno e non ha valutato altri tipi di tumori, né il rischio oncologico globale della persona.

Anche gli autori concludono che si tratta di dati importanti, che indicano un potenziale aumento di rischio pari a quello che si registra in caso di obesità o di altri fattori sui quali si può intervenire attivamente, ma altri esperti hanno messo in luce proprio l’assenza di una chiara correlazione di causa ed effetto che, invece, esiste per altri fattori di rischio come appunto l’eccesso di peso. In conclusione, i risultati di questo studio vanno presi con cautela, dato che ulteriori analisi saranno necessarie per capire se il rischio aumentato osservato nella popolazione presa in considerazione possa valere anche per persone con caratteristiche diverse.

Non si tratta però della prima volta che i ricercatori si interrogano sui possibili rischi associati all’uso delle tinture, pur non riuscendo a giungere a una risposta univoca.

Perché le tinture per capelli suscitano l’interesse dei ricercatori?

Il numero di persone (prevalentemente donne, ma non solo) che fa ricorso alle tinture per capelli è in aumento in tutto il mondo: si stima che circa una donna su tre sopra i 18 anni e un uomo su dieci sopra i 40 si colori la chioma.

I coloranti attuali sono classificati in tre categorie: permanenti (che contengono sostanze ossidanti), semipermanenti (che possono contenere ossidanti in quantità inferiore oppure altre sostanze fissanti) e temporanei (che si lavano via dopo uno o due shampoo). Nell’80 per cento dei casi, chi ne fa uso acquista o si fa applicare una tintura permanente.

Dal punto di vista chimico, nelle tinture per capelli vi sono composti non colorati (i cosiddetti intermediari, in genere della famiglia delle ammine aromatiche) e composti colorati che, in presenza di acqua ossigenata, reagiscono tra loro per formare le molecole di pigmento. Più intenso e scuro è il colore, maggiore è la quantità di intermediari necessaria.

Una delle ragioni che rendono difficile studiare la relazione tra questi cosmetici e l’eventuale aumento di rischio di sviluppare un cancro è la complessità della composizione (oltre 5.000 sono le possibili diverse molecole, alcune delle quali sono già elencate tra le sostanze cancerogene per gli animali, sebbene a concentrazioni decisamente più elevate e per esposizioni più lunghe di quelle previste nell’uso umano).

L’altra difficoltà metodologica dipende dall’evoluzione delle tecnologie e dai tempi di sviluppo dei tumori. Le prime tinture per capelli contenevano alcune ammine aromatiche sicuramente cancerogene negli animali, eliminate dai produttori tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta del secolo scorso.

Poiché i tumori impiegano anche qualche decina d’anni a svilupparsi, gli studi epidemiologici effettuati oggi rilevano verosimilmente casi che possono essere dovuti all’uso di vecchie formulazioni, ma non possono dirci nulla sui rischi di quelle attuali, che saranno eventualmente osservabili tra qualche decina d’anni.

Un rapporto dello IARC (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, responsabile degli studi sulla cancerogenicità delle sostanze), datato 2010, classifica le ammine aromatiche e altri coloranti anche naturali tra i carcinogeni probabili per l’uomo ma, come detto in precedenza, valuta il rischio come consistente solo per i professionisti (parrucchieri e simili).

Altri studi hanno collegato l’uso personale delle tinture con un aumento di linfoma non Hodgkin e leucemia, ma altri ancora hanno smentito il legame (come peraltro accade anche con il cancro della mammella, associato all’uso delle tinture in alcuni studi, ma risultato indipendente in altri).

Sulla base di questi dati deboli e discordanti, il rapporto IARC conclude che le tinture per capelli non sono classificabili tra i carcinogeni umani se se ne fa un uso personale. Bisognerà vedere se ulteriori studi epidemiologici confermeranno quanto evidenziato dal Sister Study e se emergeranno ipotesi sui meccanismi di causa ed effetto.

Anche in questo caso i risultati sono contradditori. Uno studio aggregato di 17 ricerche su cancro alla vescica e tinte non ha trovato alcuna relazione, ma studi più recenti (pubblicati tra il 2005 e il 2011) rilevano un lieve incremento statisticamente non significativo, in particolare con i colori più scuri. Gli studi sui professionisti(parrucchieri, coloristi), forniscono invece indicazioni diverse, dimostrando che conta anche la frequenza e il tempo di esposizione.

Un rapporto pubblicato nel 2018 sul JNCI Cancer ha fatto il punto di tutti gli eventi avversi segnalati alla Food and Drug Administration, negli Stati Uniti: per quanto riguarda il rischio di cancro, le segnalazioni all’ente di controllo sono arrivate per altri tipi di cosmetici (dal talco alle creme idratanti), ma non per l’uso di tinture per capelli. Inoltre in nessun caso la FDA ha ritenuto di dover procedere al ritiro del prodotto.