Clima: mais, soia e grano le produzioni alimentari più colpite

Surriscaldamento, siccita', incendi, inondazioni: l'effetto dei cambiamenti climatici sta già influendo e lo farà sempre piu' nei prossimi anni sull'offerta di cibo e di acqua e sulle produzioni nel mondo

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Surriscaldamento, siccita’, incendi, inondazioni: l’effetto dei cambiamenti climatici sta già influendo e lo farà sempre piu’ nei prossimi anni sull’offerta di cibo e di acqua e sulle produzioni nel mondo. Un esempio? Dall’inizio dell’estate un devastante rogo, un “vero inferno” l’ha definito l’economista Usa, premio Nobel Paul Krugman, sta letteralmente mandando in cenere gran parte dell’Australia.

I danni ambientali sono enormi: la cappa di fumo sprigionata dagli incendi e’ di dimensioni pari a un terzo dell’intero continente europeo, si parla di quasi un miliardo di animali uccisi, 30 persone morte, oltre 10 milioni di ettari di territorio distrutto, un’area estesa come il Portogallo, milioni di tonnellate di cenere che finiscono nei fiumi, nei laghi e in mare, inquinando le riserve d’acqua e uccidendo la fauna acquatica.

  • IL PREZZO DELLA LANA AUSTRALIANA E’ AUMENTATO DEL 5,1,% L’Australia e’ il Paese della lana, un business da 2 miliardi di dollari, che si svolge in un continente dove si allevano qualcosa come 150 milioni di ovini, circa 7,5 per ogni australiano. Per ora queste pecore sembrano essersi salvate, perche’ hanno la fortuna di non vivere nelle foreste, ma in allevamenti e fattorie. Alle pecore australiane si deve la lana merino, la piu’ preziosa al mondo, acquistata da tutti i marchi della moda e del lusso del pianeta e in primis, in Europa, dagli italiani Ermenegildo Zegna, Loro Piana e da lanifici come Reda. Per queste aziende del made in Italy il prezzo medio della materia prima australiana e’ gia’ aumentato del 5,1% e nelle prossime prossime aste ci saranno sicuramente altri rialzi.
  • ONU: CATASTROFI COME QUELLE AUSTRALIANA AUMENTERANNO Il dramma ecologico australiano e’ solo un esempio di quello che sta succedendo nel mondo, dove da giugno di quest’anno decine e decine di incendi si sono sviluppati lungo le coste del mar Glaciale Artico, in Groenlandia, Russia, Canada e Alaska, rappresentando una concreta minaccia per lo scioglimento dei ghiacci nell’Artide. “Eventi estremi come questi aumenteranno, specie in Africa e in Asia, pregiudicando la produzione agricola”. E’ quanto di legge nell rapporto Cambiamento climatico e territorio, redatto dall’Ipcc, il comitato scientifico dell’Onu sul clima: “Ci saranno piu’ guerre e migrazioni. E’ alto il rischio di desertificazione e incendi anche nel Mediterraneo”. – I DANNI ALL’AGRICOLTURA IN EUROPA Secondo l’Eea, l’Agenzia europea per l’Ambiente, il territorio del vecchio Continente rischia di contrarre la produzione agricola e quella zootecnica a causa degli impatti sempre maggiori generati dal cambiamento climatico. In uno studio dell’Eea, infatti, si legge che il settore agricolo “potrebbe addirittura essere abbandonato in alcune regioni dell’Europa meridionale e del Mediterraneo”, specie quelle del Sud, piu’ a rischio di desertificazione. Secondo le proiezioni, continuando ad alterare pesantemente la quantita’ di CO2 presente in atmosfera, si prevede che le rese delle colture non irrigate (per esempio grano, mais e barbabietola da zucchero) diminuiranno nell’Europa meridionale fino al 50% entro il 2050. Un fattore che si tradurrebbe in un sostanziale calo del reddito agricolo. Inoltre, “i valori dei terreni agricoli diminuiranno di oltre l’80% in alcune parti dell’Europa meridionale entro fine secolo, con il conseguente abbandono della terra”.
  • L’ITALIA E’ UNA DELLE REGIONI PIU’ A RISCHIO L’Italia e’ una tra le regioni destinate a subire i danni maggiori. L’allarme lo ha lanciato il Wwf, il quale delinea un quadro – in generale negativo – e destinato a peggiorare nei prossimi anni. Secondo il Wwf e’ ormai cosa nota che l’ambiente nel nostro Paese stia “soffrendo” per l’inquinamento generato dalle ingenti quantita’ di plastica e dalle emissioni di CO2 nell’aria. Lo dimostrano i ben visibili sbalzi di temperatura e i passaggi repentini da una stagione all’altra. Tuttavia anche la produzione agricola del nostro Paese ne risente fortemente. Il surriscaldamento sta trasformando gradualmente il nostro territorio, provocando una diminuzione della produzione di prodotti a largo consumo come ad esempio riso e grano. E questo sara’ visibile gia’ nei prossimi anni. Dati alla mano, secondo uno studio citato dal Wwf, la produzione del grano nei prossimi 50 anni subira’ un calo del 20%, seguito dalla soia (40%) e dal mais (50%). Stessa cosa, ma in maniera piu’ importante, si verifichera’ anche per quanto riguarda il vino: la sua produzione diminuira’ infatti dell’85%. Qual e’ il motivo principale? Come anticipato, il nemico numero 1 e’ costituito dai cambiamenti climatici: l’aumento della temperatura infatti, rende piu’ difficile la maturazione dell’uva adibita per produrre vino. Una situazione simile e’ prevista anche per frutti come fragole e albicocche. A una minore circolazione di frutta e vino corrispondera’ – di conseguenza – un aumento dei prezzi.
  • GLI EFFETTI CHE GIA’ SI INTRAVEDONO SUL TERRITORIO ITALIANO Per effetto dei cambiamenti climatici gia’ adesso possiamo osservare che la coltivazione dell’ulivo in Italia e’ arrivata a ridosso delle Alpi, nella Pianura Padana si coltiva circa la meta’ della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserve e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee, mentre i vigneti sono arrivati addirittura sulle vette. E’ quanto emerge da uno studio di Coldiretti, secondo cui la tendenza al surriscaldamento climatico in Italia e’ evidenziata dal fatto che il 2019 e’ stato il quarto piu’ caldo mai registrato in Italia dal 1800, con una temperatura media di quasi un grado sopra la norma, un dato che non e’ isolato, visto che nella penisola la classifica degli anni piu’ caldi degli ultimi due secoli comprende nell’ordine anche il 2018, il 2015 e il 2014. Il risultato e’ un profondo cambiamento sul paesaggio, sulla distribuzione e stagionalita’ delle coltivazioni e sulle stesse caratteristiche dei prodotti piu’ tipici del Made in Italy. Qualche esempio? La cultura dell’olivo e’ arrivata a nord fino alla provincia di Sondrio, oltre il 46esimo parallelo. In Toscana, nota Coldiretti, sono arrivate le arichidi e il vino italiano e’ aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, mentre la vendemmia e’ stata anticipata anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre.
  • L’ESPERTO: EVENTI ESTREMI SEMPRE PIU’ DIFFUSI IN EUROPA “Il surriscaldamento climatico in Italia e’ gia’ una realta’ concreta – spiega all’AGI Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti – e in futuro lo spostamento a nord delle colture agricole piu’ tradizionali del made in Italy e il rischio desertificazione al sud diventeranno sempre piu’ evidenti. Il problema non e’ tanto la temperatura media, che non e’ cambiata tantissimo, quanto la frequenza e l’intensita’ dei cambiamenti climatici, un problema che non e’ solo italiano ma che riguarda tutta l’Europa, anche quella piu’ settentrionale, come dimostra la Germania, che in questo ultimo anno ha dovuto fare i conti in modo assolutamente eccezionale con eventi estremi come la siccita’ e le inondazioni”.