Il Sistema Solare ha origini interstellari: i composti alla base della vita sono piovuti sulla Terra dallo spazio e potrebbero essere comuni a molti altri mondi esterni al nostro sistema planetario. Lo indicano i composti organici scoperti sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, la prima su cui e’ sbarcata, nel 2015, una sonda spaziale: la missione europea dei record Rosetta. E’ quanto emerge dalle ultime analisi dei materiali del nucleo di 67P grazie allo strumento italiano Virtis (Visual, Infra-Red and Thermal Imaging Spectrometer).
I dati sono illustrati nello studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy, coordinato da Andrea Raponi, dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Le analisi mostrano per la prima volta su una cometa chiare tracce di composti organici formati da catene di atomi di carbonio e idrogeno.
“Le nostre analisi indicano una composizione della cometa simile a quella che del mezzo interstellare e di alcune meteoriti rinvenute sulla Terra, suggerendo una continuita’ tra questi ambienti. Possiamo dire – ha sottolineato Raponi – che questi risultati mettono in collegamento le stelle con la Terra”. L’ipotesi degli esperti e’ che i composti organici presenti nello spazio interstellare siano stati catturati nella nube primordiale da cui si e’ formato il Sistema Solare, rimanendo intrappolati nelle sue regioni piu’ fredde e periferiche in piccoli oggetti come asteroidi e comete. Questi corpi celesti sono rimasti inalterati nel tempo e, impattando sui pianeti, tra cui la Terra, precisa Raponi, “possono aver fornito il materiale organico alla base dei mattoni della vita. Questo affascinante scenario – ha concluso – suggerisce, quindi, che lo stesso materiale organico possa essere piovuto sia sulla Terra che su altri sistemi planetari”.


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