Roma, l’allerta degli esperti: “Si contano circa 100 voragini l’anno”

Conoscere l'effettiva presenza ed estensione dei vuoti sotterranei del territorio italiano è importante sia dal punto di vista storico e del patrimonio culturale italiano sia per questioni di rischio"

“Conoscere l’effettiva presenza ed estensione dei vuoti sotterranei del territorio italiano e’ importante sia dal punto di vista storico e del patrimonio culturale italiano sia per questioni di rischio. In molte citta’ le cavita’ sotterranee rappresentano un pericolo per la popolazione e i dati raccolti dall’Ispra mostrano che e’ sempre in aumento il numero delle voragini che si aprono quotidianamente sulle nostre strade. In citta’ grandi, come Roma, contiamo mediamente ormai circa 100 voragini l’anno”. Lo sostiene Stefania Nisio dell’Ispra che domani partecipera’ alla terza Giornata di studio di Geologia e Storia, appuntamento organizzato dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia – ISpra, dalla Societa’ Geografica Italiana e dalla Sigea.

Una giornata dedicata alle cavita’ sotterranee che offrira’ l’occasione – spiegano gli geologi – per confrontarsi con il mondo scientifico e soffermarsi sull’importanza della multidisciplinarita’ delle ricerche nonche’ sull’importanza della ricerca storica e cartografica da affiancare a quella geologica al fine di individuare aree sotterranee dimenticate, fonti di potenziale pericolo di crollo e sprofondamento.

“La presenza di ipogei di origine antropica in aree urbane determina condizioni di rischio per le persone e per le infrastrutture di superfici – afferma Maurizio Lanzini, Presidente della SIGEA Lazio – a seguito di fenomeni di subsidenza e di voragine; tale rischio presenta le maggiori problematiche in aree urbane. Tale rischio, rispetto ai rischi determinati da frane, alluvioni e terremoti, e’ spesso sottovalutato e oggetto di pochi studi di modellazione e valutazione del rischio di crollo, anche per l’incompleta conoscenza della presenza e degli andamenti reti caveali ipogee”.

“La Sigea da anni pone il tema delle cavita’ sotterranee al centro del dibattito scientifico – conclude Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Sigea – istituzionale e professionale. Sono diverse le regioni italiane (come Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Umbria e Liguria) che vedono la presenza diffusa di cavita’ di origine antropica che spesso destano grande preoccupazione per la pubblica e privata incolumita’. La ricerca scientifica e gli studi storico culturali suggeriscono l’adozione di politiche di valorizzazione e utilizzo con ricadute socio economiche importanti. Un utilizzo che non deve trascurare gli aspetti della sicurezza”.