Scienza: gli animali notturni furono i primi a comunicare coi suoni

La capacità degli animali di emettere suoni vocali ha avuto origine circa 200 milioni di anni fa, nata dalla necessità degli animali notturni di comunicare tra loro al buio

MeteoWeb

I primi animali a emettere dei suoni vocali sono stati quelli notturni, che circa 200 milioni di anni fa, per comunicare al buio, hanno optato per questo metodo “alternativo”. Questo è quanto sostiene il team di scienziati cinesi e statunitensi della Henan Normal University e dell’Universita’ dell’Arizona in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Secondo lo studio, infatti, la vocalizzazione, non presente nei primi animali, risalirebbe agli ultimi 100-200 milioni di anni. Da allora le creature si sarebbero evolute per diventare diurne, ereditando la capacita’ di comunicare acusticamente attraverso ringhi, cinguettii e ruggiti. “Abbiamo dimostrato che questa idea dell’ecologia che modella l’evoluzione del segnale si puo’ applicare ai tipi fondamentali di segnali, risalenti a centinaia di milioni di anni fa”, spiega l’autore dello studio John Wiens dell’Universita’ dell’Arizona, che insieme a Zhuo Chen della Henan Normal University in Cina ha elaborato un albero evolutivo per 1.800 specie di mammiferi, uccelli, lucertole e serpenti, tartarughe, coccodrilli e anfibi vissuti circa 350 milioni di anni fa.

Il team ha ottenuto dati scientifici sull’assenza o presenza della comunicazione acustica per ciascuna specie campionata grazie a studi preesistenti, e dall’analisi dei risultati sembra emergere che l’antenato comune dei vertebrati terrestri non poteva usare le vocalizzazioni per comunicare. La ricerca sembra inoltre evidenziare che le origini delle comunicazioni sonore siano fortemente associate a uno stile di vita notturno, questo perche’, secondo gli scienziati, la mancanza di luce che rendesse percepibili i segni visivi, avrebbe portato allo sviluppo di metodi di comunicazione alternativi, capacita’ poi mantenuta nelle generazioni successive.

“Sembra esistere un vantaggio nell’evolversi della comunicazione acustica per gli animali notturni, ma nessuno svantaggio quando si passa all’attività durante il giorno. Abbiamo esempi di comunicazioni acustiche mantenute in gruppi di rane e mammiferi che sono diventati diurni, anche se sia le rane che i mammiferi hanno iniziato a essere attivi di notte centinaia di milioni di anni fa”, spiega John Wiens. Gli autori stimano che la comunicazione acustica sia presente in oltre i due terzi dei vertebrati terrestri. I ricercatori hanno anche scoperto che la comunicazione acustica è stata un tratto evolutivo notevolmente coerente e che la capacita’ di “parlare” non sembra essere stata il motore della diversificazione (la velocità con cui una specie si evolve).

“Basti pensare a uccelli e coccodrilli: entrambi presentano comunicazione acustica e risalgono a circa 100 milioni di anni fa, ma mentre ci sono quasi 10.000 specie di uccelli, le specie note di coccodrilli al momento sono meno di 25. Se prendiamo in considerazione una scala piu’ piccola, come alcuni milioni di anni, e in alcuni gruppi come rane e uccelli, l’idea che la comunicazione acustica stimoli la speciazione funziona. Ma qui guardiamo 350 milioni di anni di evoluzione e la comunicazione acustica non sembra spiegare i modelli di diversità delle specie che vediamo“, spiega il ricercatore.