Scienza: trapiantata sulle scimmie pelle di maiale da geni umani

La pelle di alcuni suini, geneticamente modificata e combinata con geni umani, e' stata trapiantata su alcune scimmie allo scopo di rendere piu' agevoli gli innesti cutanei

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La pelle di alcuni suini, geneticamente modificata e combinata con geni umani, e’ stata trapiantata su alcune scimmie allo scopo di rendere piu’ agevoli gli innesti cutanei. La ricerca condotta in Cina dal team di Lijin Zou del First Affiliated Hospital dell’Universita’ di Nanchang, i cui risultati sono stati pubblicati su bioRxiv, ha creato dei maiali a cui sono stati aggiunti otto geni umani, allo scopo di ridurre la possibilita’ di rigetto di un organo donatore, e rimossi tre geni chiave che potrebbero innescare rigetti. La pelle alterata e’ stata quindi trapiantata dai maiali ad alcune scimmie.

“L’innesto cutaneo e’ rimasto intatto per un massimo di 25 giorni. E’ il miglior risultato ottenuto finora, almeno nella letteratura inglese”, afferma Zou. Il suo gruppo di ricerca si sta preparando a iniziare la sperimentazione umana, utilizzando l’innesto come copertura a seguito di gravi ustioni, per le quali al momento si usa l’epidermide di donatori deceduti.

“Ci aspettiamo risultati ancora migliori con il passaggio alla sperimentazione sull’uomo”, commenta il ricercatore. L’interesse per questo tipo di approccio e’ aumentato esponenzialmente nell’ultimo decennio dopo che progressi come l’editing del genoma e le modificazioni Crispr hanno aperto la possibilita’ di apportare ampie modifiche al genoma animale. A dicembre, Luhan Yang, ricercatrice presso la Qihan Bio in Cina, ha riferito di aver realizzato una modifica genetica su alcuni maiali, aggiungendo nove geni umani e rimuovendo dozzine di geni nei suini, che, oltre ai tre selezionati da Zou, comprendevano geni virali suini.

“Si tratta di un importante risultato tecnologico”, afferma l’ex trapiantologo David Cooper dell’Universita’ dell’Alabama, attualmente coinvolto in un altro progetto di trapianto di organi suini, finanziato dalla societa’ biotecnologica americana Revivicor. “Credo che presto questa tecnica sara’ adatta alla sperimentazione clinica sull’uomo, ma bisognera’ prima convincere le autorita’ di regolamentazione, che si domandano se queste modifiche siano necessarie”, spiega Cooper. “Se i virus o i retrovirus dovessero iniziare a infettare le cellule umane dopo il trapianto, potrebbero causare alterazioni cancerose anche anni dopo l’intervento”, spiega John Coffin della Tufts University School of Medicine di Boston. “Il che potrebbe essere comunque un risultato migliore rispetto a cio’ che potrebbe succedere se i pazienti non potessero ricevere il trapianto”, conclude il ricercatore.