Conavirus, il virologo Crisanti: “I casi sono destinati ad aumentare, evitare il collasso della sanità”

Si è scatenato un panico ingiustificato. Al primo colpo di tosse non bisogna venire al pronto soccorso, si danneggia l'operatività dell'intero ospedale perché dietro di noi non c'è nessuno"

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“Si è scatenato un panico ingiustificato. Al primo colpo di tosse non bisogna venire al pronto soccorso, si danneggia l’operatività dell’intero ospedale perché dietro di noi non c’è nessuno. Facciamo turni di 24 ore ormai, stiamo impiegando a livello umano tutte le risorse possibili”. Così in un’intervista a La Verità Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia dell’università di Padova. Il sistema sta reggendo? “E’ al limite – risponde – la regione Veneto ha sbloccato fondi per nuove assunzioni di tecnici e medici, ma ci vorrà tempo”. Secondo il virologo, “dobbiamo tutelare chi sta negli ospedali, per evitare il collasso dei presidi sanitari e lo spreco di risorse umane”. 

Sul rischio di altri picchi epidemici, Crisanti sostiene che “i casi sono destinati ad aumentare nei prossimi giorni, non perché il virus sia fuori controllo – precisa – ma perché stiamo vedendo quel che è successo 7-10 giorni fa ed e’ chiaro che i contatti tra persone sono continuati, quindi gli effetti delle misure messe in campo li vedremo tra 7-10 giorni”.

Considerando che “i posti nelle terapie intensive sono fissi” e “se anziché quattro devono accedere 30 persone, l’ospedale va in tilt”, prosegue, “si deve investire in prevenzione e controllo. Al momento la quarantena e l’isolamento sono i mezzi più efficaci” assicura. Sul ruolo della politica, aggiunge: “L’epidemiologia è una scienza molto complessa. E’ quindi importante che le scelte politiche siano concordate con la comunita’ scientifica. E’ giusto che ci siano linee guida a livello nazionale però è importante che siano flessibili e capaci di modificarsi man mano che emergono nuovi dati scientifici“.

Per risolvere la situazione, conclude, “bisogna essere un passo avanti al virus. Per questo – spiega – abbiamo riunito le migliori risorse dell’università per mettere in piedi un modello matematico che, con l’intelligenza artificiale, sia in grado di capire come il coronavirus si sia diffuso e soprattutto se si stia evolvendo, per determinare quali soggetti sono più suscettibili e più à  rischio”.