Sono 20.704 i casi confermati di coronavirus (3.241 nuovi, cioè registrati nelle ultime 24 ore), di cui 20.471 in Cina (3.235 nuovi) mentre i morti sono 427. Lo riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel suo ultimo report. Sempre in Cina si registra la totalità delle morti, 426 (66 nuove), più una nelle Filippine. Sono 2.788 i casi di malattia grave fra pazienti cinesi. Al di fuori della Cina sono 159 i casi confermati (6 nuovi), in 23 Paesi con, appunto, un decesso.
Intanto i britannici e i tedeschi si apprestano a lasciare la Cina. Il governo britannico ha suggerito ai connazionali presenti in Cina di lasciare il paese, a causa dell’epidemia di Coronavirus. “I consolati generali a Wuhan e Chongqing sono chiusi, se vi trovate in Cina e siete in grado di partire, dovreste farlo”, si legge in una nota del Foreign Office, in cui si aggiunge che “le persone piu’ anziane e quelle con problemi clinici pre-esistenti rischiano maggiormente” di contrarre il virus. “Alcune compagnie aeree sono ancora operative, ma nelle prossime settimane potrebbe essere piu’ difficile partire”. La Germania suggerisce ai tedeschi di lasciare la Cina e anticipare il rientro in patria non solo per il rischio di contagio da Coronavirus ma anche per le “crescenti restrizioni” nella normale mobilita’, dai viaggi in treno ai voli, che potrebbero rendere poi impossibile partire. Il ministero degli Esteri sottolinea tra l’altro che “le enormi richieste” nei confronti del sistema sanitario cinese “possono portare a restrizioni nell’assistenza medica”. Il rischio per i viaggiatori tedeschi, aggiunge il ministero, nella provincia di Wuhan e Hubei e’ valutato come “elevato”.
“Falla nello studio che prova i contagi senza sintomi”
Potrebbe contenere una ‘falla’ lo studio pubblicato il 30 gennaio sul ‘New England Journal of Medicine’ relativo alle prime quattro persone infettate in Germania dal coronavirus; ha creato scalpore, perché sembrava confermare ciò che gli esperti di salute pubblica temevano: chi non presenta sintomi di infezione può comunque contagiare gli altri.
Ma emerge ora – riporta il magazine di ‘Science’ online – che i ricercatori non avrebbero parlato direttamente con la paziente in questione, colei che ha poi trasmesso il virus agli altri pazienti (colleghi di lavoro), prima di pubblicare lo studio. Colpa della fretta e della necessità di mettere a disposizione prima possibile i dati alla comunità scientifica. Gli scienziati cinesi avevano già suggerito che le persone asintomatiche potrebbero contagiare gli altri, ma non avevano presentato prove chiare.
“Non c’è dubbio, dopo aver letto il Nejm, che si sta verificando una trasmissione asintomatica”, aveva affermato nei giorni scorsi Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale americano per le malattie infettive, uno dei maggiori esperti al mondo. Si scopre ora, però, tramite una lettera del Robert Koch Institute al ‘New England Journal of Medicine’, il nodo della questione: lo studio si sarebbe basato su informazioni ottenute non parlando direttamente con la donna d’affari di Shanghai che si era recata in visita in un’azienda vicino a Monaco il 20 e 21 gennaio, dove ha avuto un incontro con 4 persone, poi contagiate. Ci si è limitati a riportare quanto riferito proprio da questi 4 uomini: sono loro ad aver detto che la donna non aveva sintomi di malessere.
Michael Hoelscher del Ludwig Maximilian University of Munich Medical Center, fra gli autori dello studio, ammette di essersi basato solo sulle informazioni degli altri quattro pazienti: “Ci hanno detto che la donna cinese non sembrava avere alcun sintomo”. Successivamente, gli esperti hanno parlato con la paziente di Shanghai al telefono e si è scoperto che aveva invece avuto dei sintomi mentre si trovava in Germania. Secondo fonti che sarebbero a conoscenza dei dettagli della chiamata, la donna avrebbe riferito di essersi sentita stanca, di avere dolori muscolari e di aver assunto paracetamolo.
“Ho chiesto all’Autorità bavarese per la salute e la sicurezza alimentare se le informazioni di quella conversazione telefonica richiedessero una correzione dello studio e mi è stato risposto di no”, replica Hoelscher. Ma per Marc Lipsitch, epidemiologo di Harvard (Usa), non coinvolto nello studio, non aver parlato con la persona coinvolto rappresenta un aspetto problematico: “Col senno di poi, sembra una scelta sbagliata – afferma – Anche se in un contesto di emergenza, spesso non è possibile parlare con tutte le persone. Suppongo che si sia trattato di fretta, piuttosto che di negligenza”.
L’Agenzia di sanità pubblica della Svezia ha reagito in modo meno bonario: “Le fonti che affermavano che il coronavirus sarebbe in grado di infettare durante il periodo di incubazione mancano di supporto scientifico”, afferma un documento che l’agenzia ha pubblicato sul suo sito web, specificando che “ciò vale per un articolo su Nejm che ha successivamente dimostrato di contenere gravi difetti ed errori”.
“Il tasso di mortalità dovrebbe calare”
La Cina ha fiducia che il tasso di mortalità del Coronavirus possa calare grazie alla misure finora adottate: lo ha detto Jiao Yahui, vice direttore degli Affari medici dell’amministrazione ospedaliera della Commissione sanitaria nazionale (Nhc), nel corso del briefing tenuto oggi. “Sono fiducioso che non ci vorra’ molto tempo prima che gli effetti dei nostri sforzi possano diventare chiari e il tasso di mortalita’ di Wuhan possa gradualmente calare”, ha notato Jiao, spiegando che fuori dall’Hubei, il tasso e’ dello 0,16%.
Jiao ha spiegato che il 74% dei decessi legati al Coronavirus, pari a 313, sono avvenuti nella citta’ di Wuhan, il focolaio nell’epidemia, dove il tasso di mortalita’ e’ del 4,9%. La causa, in particolare, e’ da attribuire alla carenza ospedaliera nei primi giorni del contagio. In quel momento, ha aggiunto la funzionaria, c’erano solo tre nosocomi designati con 110 posti letto per malati in condizioni critiche. Di conseguenza, tutti gli altri contagiati furono sistemati in piu’ di 20 ospedali. Adesso, invece, la citta’ puo’ contare su personale piu’ professionale e di caratura nazionale nella gestione della sanita’. Ad esempio, dal punto di vista manageriale, c’e’ il miglioramento della rotazione dello staff medico per prevenire l’affaticamento. Sul totale dei decessi, due terzi sono uomini e un terzo donne, mentre piu’ dell’80% ha piu’ di 60 anni e piu’ del 75% aveva gia’ una malattia rilevante. Il tasso di mortalita’ e’ allo 0,16% fuori dall’Hubei: secondo i parametri sanitari internazionali, un livello sotto l’1% e’ destinato a portare l’epidemia alla naturale estinzione.
Bimba di 9 mesi contagiata a Pechino
E’ una neonata di nove mesi la paziente più piccola contagiata dal coronavirus in Cina. Le sue condizioni sono stabili, ha reso noto l’ospedale Ditan di Pechino in cui è ricoverata insieme alla madre, contagiata a sua volta. Insieme al padre, ricoverato in un’altra struttura, erano arrivati a Pechino da Wuhan in auto il mese scorso. Pochi giorni dopo il loro arrivo, il 25, mamma e figlia avevano denunciato i primi sintomi, per essere ricoverate il giorno dopo.
Contagiato il medico eroe che lanciò l’allarme
Il medico 34enne Li Wenliang fu il primo a lanciare l’allarme della diffusione della nuova epidemia a Wuhan, in Cina. Venne prima screditato dalle autorita’, minacciato dalla polizia, poi venne rivalutato dalla magistratura e dalla societa’. Divenne il medico eroe che ha vinto contro il silenzio delle ferreo governo cinese. Una volta riammesso in corsia per curare i malati di Wuhan, e’ stato anche lui contagiato dal Coronavirus. Lo racconta la Cnn che lo ha intervistato. Il 30 dicembre, Li Wenliang scrisse un messaggio bomba nel suo gruppo di ex studenti di medicina sulla popolare app di messaggistica cinese WeChat: a sette pazienti di un mercato ittico locale era stata diagnosticata una malattia simile alla Sars ed erano stati in quarantena nell’ospedale dove lavorava. Li spiego’ che, secondo un test che aveva visto, la malattia era un Coronavirus, la grande famiglia di virus che include la sindrome respiratoria acuta grave, l’ormai famosa Sars. Li, che lavora a Wuhan, la citta’ cinese epicentro dell’epidemia di Coronavirus, scrisse quindi ai suoi amici di avvertire i loro cari in privato. Ma nel giro di poche ore gli screenshot dei suoi messaggi diventarono virali, senza che il suo nome fosse nascosto. “Quando li ho visti circolare online, mi sono reso conto che era fuori dal mio controllo e probabilmente sarei stato punito”, ha spiegato poi Li. Poco dopo, venne accusato di diffamazione da parte della polizia di Wuhan. Il 10 gennaio, dopo aver inconsapevolmente trattato un paziente con il Coronavirus, Li inizio’ a tossire ed ebbe la febbre il giorno successivo. Venne ricoverato in ospedale il 12 gennaio. Nei giorni seguenti, le sue condizioni peggiorarono al punto da ricoverarlo nel reparto di terapia intensiva. Il primo febbraio e’ risultato positivo al Coronavirus.
Oms: “Alto rischio di diffusione globale”
“Il rischio che il coronavirus si diffonda a livello globale rimane alto. E’ il momento che tutti i Paesi si preparino”. A dirlo il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante un briefing tecnico sul coronavirus.
I Paesi ricchi non condividono abbastanza le informazioni sul Coronavirus. E’ l’accusa del direttore dell’Oms. “Dei 176 casi segnalati al di fuori della Cina finora – spiega – l’Oms ha ricevuto moduli completi per solo il 38% dei casi. Alcuni Paesi ad alto reddito sono molto indietro nel condividere questi dati vitali con l’Oms”, ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus in un briefing tecnico sul virus al consiglio di amministrazione delle Nazioni Unite.
Ema attiva il piano di gestione delle emergenze sanitarie
Per contribuire alla risposta globale contro il coronavirus, l’Agenzia Europea dei medicinali (Ema) “ha attivato il suo piano per la gestione delle minacce sanitarie emergenti” e sta prendendo misure concrete per accelerare lo sviluppo e la disponibilita’ di medicinali per il trattamento e la prevenzione del virus 2019-nCoV.
Ad annunciarlo il direttore esecutivo Guido Rasi. Al momento non ci sono medicinali disponibili in commercio autorizzati a trattare o prevenire le infezioni causate dal nuovo coronavirus. Per questo, Ema, si legge in una nota, e’ “pronta a supportare gli sviluppatori di farmaci con tutti gli strumenti normativi disponibili per far avanzare e accelerare lo sviluppo di misure efficaci per combattere e prevenire la diffusione di questo virus”. “Stiamo attingendo alla forte competenza della rete europea di medicinali per fornire consulenza scientifica accelerata e fornire un rapido riscontro alle terapie di cui viene proposto lo sviluppo”, spiega Rasi.


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