Coronavirus, la Cina avrebbe cambiato la definizione dei casi certi: dimesso il paziente ‘superdiffusore’ britannico

"Sembra che la Chinese National Health Commission il 7 febbraio abbia deciso di considerare casi di coronavirus confermati solo quelli che risultano positivi al test e hanno sintomi"

Sembra che la Chinese National Health Commission il 7 febbraio abbia deciso di considerare casi di coronavirus confermati solo quelli che risultano positivi al test e hanno sintomi” e non piu’ anche quelli positivi al test ma asintomatici. Ad affermarlo e’ il virologo Roberto Burioni sul proprio sito MedicalFacts, dove pubblica un tweet del giornalista cinese Alex Lam che rende nota la decisione che la Commissione cinese avrebbe preso. La “Chinese national health commission – scrive Lam – ha cambiato la definizione di ‘caso confermato di Wuhan coronavirus’ nelle ultime linee guida datate 7 febbraio. I pazienti risultati positivi per il virus ma che non hanno sintomi non saranno piu’ considerati casi confermati. Questo – denuncia Lang – inevitabilmente abbassera’ i numeri” dell’epidemia.

In un altro tweet, Lam spiega che nel “testo originale si legge ‘se pazienti infetti asintomatici’ cominciano a mostrare segni clinici, rivedere la loro categorizzazione come ‘caso confermato’. Cio’ implica che essi non sono messi in conto prima che i sintomi compaiano”. Ed ancora: “Le nuove regole – scrive Lam sempre su twitter – ha spinto le province cinesi a cercare casi che possono essere dedotti dal numero totale dei casi confermati. La provincia di Heilongjiang ha dedotto 13 casi dal proprio conteggio riferendosi alla nuova definizione. La provincia di Hubei ha dedotto 87 casi ma le autorita’ non hanno spiegato il perche’“.

Lam ricorda come la definizione di caso positivo secondo l’Organizzazione mondiale della sanita’ sia invece quella di una persona con positivita’ al coronavirus confermata in laboratorio indipendentemente da segni clinici e sintomi. Il numero dei casi di coronavirus, sottolinea inoltre Burioni, “sembrava salire con meno intensita’ negli ultimi giorni. Purtroppo, pero’, esiste la possibilita’ che questo calo derivi da una sconcertante decisione della Cina: considerare casi confermati solo quelli che risultano positivi al test e hanno sintomi. In altre parole, chi ha il test positivo, ma non ha sintomi, non rientra nel conto. Io non so dirvi se e’ vero, perche’ non conosco il cinese, ma la direttiva – scrive – sarebbe stata emessa il 7 febbraio, come si puo’ leggere in questo tweet” di Alex Lam. “Parliamoci chiaro, contare i casi in questo modo ha un nome ben preciso: barare. Spero che non sia vero e spero che nel malaugurato caso fosse vero – conclude Burioni – l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ non consenta questo comportamento”.

L’Hubei, provincia epicentro dell’ epidemia del nuovo coronavirus, ha registrato ieri 94 morti e 1.068 casi aggiuntivi di infezione: quest’ultimo dato, secondo quanto riferito dalla Commissione sanitaria nazionale, è lontano dal picco di oltre 3.000 nuovi casi del 4 febbraio ed e’ il numero piu’ basso dai 1.347 casi del 31 gennaio. Il più, il tasso di guarigione generale e’ salito adesso al picco del 10,6% dall’1,3% del 27 gennaio.

Primo caso confermato a Londra

“Un altro paziente in Inghilterra e’ risultato positivo al nuovo coronavirus, portando a nove il numero totale di casi nel Regno Unito”, ha dichiarato il Professor Chris Whitty, Chief Medical Officer per l’Inghilterra, citato dalla Cnn. Whitty ha detto che il virus e’ stato “trasmesso in Cina” e che il paziente e’ stato portato in un ospedale di Londra.

Dimesso il paziente ‘superdiffusore’ britannico

E’ stato dimesso dall’ospedale il paziente britannico con il coronavirus che ha infettato numerose persone durante il suo viaggio tra Asia e Europa. L’uomo, Steve Walsh, ha avuto un completo recupero, ha dichiarato il servizio sanitario nazionale (Nhs) in una nota. Per gli specialisti Walsh è stato individuato come un ‘superspreader’, un superdiffusore del virus. In pochi giorni ha trasmesso la malattia a 11 persone prima di essere individuato a sua volta come malato e ricoverato.

Al via test clinici su un farmaco antivirale a Pechino

L’Ospedale dell’Amicizia Sino-Giapponese di Pechino ha annunciato di avere avviato i test clinici sul farmaco antivirale Remdesivir per verificarne l’efficacia contro l’epidemia di coronavirus che sta colpendo la Cina. Lo riferisce la stessa struttura ospedaliera in un comunicato sul proprio sito web. L’ospedale, secondo quanto emerso settimana scorsa, aveva firmato un accordo con l’azienda produttrice del farmaco, la statunitense Gilead, per testarne presso la propria struttura gli effetti inibitori sul nuovo coronavirus.