Coronavirus: due sostanze nel sangue ne predicono l’evoluzione

Due 'spie' nel sangue dei pazienti contagiati dal nuovo coronavirus potrebbero predire l'evoluzione dell'infezione in polmonite grave

Due ‘spie’ nel sangue dei pazienti contagiati dal nuovo coronavirus potrebbero predire l’evoluzione dell’infezione in polmonite grave. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori del Tongji Hospital di Wuhan, megalopoli epicentro dell’epidemia, in uno studio pubblicato sul ‘Chinese Journal of Tuberculosis and Respiratory Diseases’.

Gli autori suggeriscono che l’aumento nel siero dei livelli di due sostanze – la citochina interleuchina-6 (IL-6) e il recettore dell’interleuchina-2 (IL-2R) – andrebbe monitorato per prevedere la severità e la prognosi di Covid-19, così da personalizzare il trattamento in modo più precoce. Gli scienziati sono partiti dall’osservazione che, in alcuni malati, nel giro di 1-2 settimane l’infezione da Sars-CoV-2 inizia a causare sintomi particolarmente gravi a causa di una cosiddetta ‘tempesta citochinica’.

Un’iper-risposta immunitaria che peggiora le condizioni degli infettati, e che sarebbe quindi importante riuscire a predire prima che si manifesti.

Gli studiosi hanno selezionato 29 pazienti con infezione Covid-19, suddividendoli in tre gruppi in base alle loro condizioni lievi, gravi o critiche. I cambiamenti di alcuni indicatori sono stati confrontati e analizzati nei tre gruppi, permettendo ai ricercatori di concludere che i malati più gravi presentavano l’aumento maggiore dei livelli sierici di IL-2R e IL-6, che quelli meno critici mostravano i livelli più bassi delle due sostanze, e che l’incremento delle loro concentrazioni era associato a un peggioramento dei sintomi. Per nessun altro indicatore è stata rilevata una correlazione statisticamente positiva fra i livelli nel siero e l’aggravarsi dell’infezione.

“Prepararsi alla pandemia con le simulazioni”

L’Italia “sta facendo un ottimo lavoro nella fase di contenimento della epidemia da Sars-CoV-2. Saremo altrettanto bravi nel malaugurato caso il virus dovesse arrivare? Abbiamo pronto il nostro estintore?”. A chiederselo è l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene dell’Università di Pisa, che aggiunge: “La Cina sta fornendo al mondo un’opportunità irripetibile, quella di mettere mano seriamente ai piani di preparazione pandemica. Piani che devono andare al di là di circolari ministeriali tecnicamente perfette e diligentemente riposte in un cassetto delle direzioni mediche degli ospedali. Prepararsi ad una pandemia significa – spiega in un post su Facebook – fare (già da ieri) esercitazioni e simulazioni in ogni ospedale”. “Significa prevedere spazi e percorsi per pazienti che necessitano isolamento respiratorio in terapia intensiva. Significa avere personale che ha e sa usare tutti i dispositivi di protezione individuale. E tanto altro”.

“Negli ospedali italiani il controllo infezioni è una Cenerentola – osserva Lopalco – e prova ne è il triste primato europeo di infezioni ospedaliere da batteri resistenti. Approfittare della emergenza legata alla Covid-19 sarebbe una maniera intelligente per investire seriamente nel controllo infezioni”. “L’estintore – ricorda – ha un costo sia di acquisto che di manutenzione. Nel 99,99% dei casi dovrà essere sostituto senza essere mai stato usato. Eppure è necessario e bisogna comprarlo prima che divampi un incendio. Dire a gran voce che è necessario dotarsi di un estintore non è allarmismo. Né tanto meno vicinanza alla lobby dei produttori di estintori. E’ semplice buonsenso. Per un uomo di scienza è anche senso civico. Soldi per un estintore ben spesi”, conclude.