La diffusione dell’epidemia di coronavirus Covid-19 in Cina ha provocato forti preoccupazioni sulle ripercussioni economiche entro i confini nazionali cinesi e la sua eco si e’ propagata anche sugli altri paesi asiatici, che devono affrontare un’ulteriore battuta d’arresto dopo gli effetti delle ostilita’ commerciali tra Stati Uniti e Cina e il rallentamento della domanda globale di beni.
L’annunciato rinvio da parte del governo cinese delle due sessioni dell’Assemblea nazionale del popolo (Npc), la massima legislatura cinese, e del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese hanno accentuato questi segnali di preoccupazione.
Le due sessioni stabiliscono annualmente gli obiettivi economici proposti dalla Cina in molte aree tra cui Pil e occupazione; fra gli effetti stimati si e’ paventato un obiettivo di Pil addirittura inferiore al cinque per cento rispetto a una crescita del sei per cento prevista per il 2020, prima dell’epidemia. Il presidente della Cina, Xi Jinping, ha in piu’ occasioni rassicurato che “il paese si impegnera’ a raggiungere i suoi obiettivi economici e sociali per l’anno”.
La provincia dell’Hubei, focolaio dell’epidemia, rappresenta il quattro per cento del Pil cinese, mentre la sua capitale, Wuhan, l’1,5 per cento del Pil nazionale. Seppure in molti esperti tendano a localizzare gli effetti economici dell’epidemia nel primo trimestre del 2020, il contributo della Cina all’economia globale rappresenta oggi oltre il 16 per cento e molti paesi limitrofi hanno alzato il livello di allarme per possibili ricadute economiche entro i loro confini nazionali.
Fra i paesi vicini, il Giappone sembra risentire maggiormente dell’effetto coronavirus, soprattutto in settori quali la manifattura e il turismo. Alcuni economisti parlano di un secondo trimestre di crescita negativa che farebbe scivolare il paese in uno stato di recessione tecnica: un peggioramento della domanda domestica in Cina potrebbe causare un duro colpo alle esportazioni e alle attivita’ manifatturiere del Giappone. Dopo la Cina, il paese detiene il piu’ alto numero di casi di contagi da coronavirus in Asia: 250 persone positive al virus e fra queste anche una vittima, l’unica in Giappone. I contagiati si trovano perlopiu’ a bordo della nave da crociera Diamond Princess, in quarantena al largo di Yokohama.
Proprio oggi, il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha sollecitato il governo ad adottare tutte le misure necessarie ad attutire l’impatto economico dell’epidemia di coronavirus originata in Cina. Il prodotto interno lordo della Corea del Sud e’ cresciuto del due per cento nel 2019, in calo di 0,7 punti percentuali rispetto al 2018. Il dato, che risente delle ostilita’ commerciali tra i principali partner di Seul – Stati Uniti e Cina – e della debolezza della domanda globale di semiconduttori, sarebbe il peggior risultato conseguito dalla Corea del Sud dal 2009, all’indomani della crisi finanziaria globale. Per ora, il governo di Moon ha tuttavia confermato la propria previsione di crescita dell’economia nazionale al 2,4 per cento nel corso del 2020.
Il coronavirus ha confermato la medesima traiettoria di debolezza economica dello scorso anno anche per Singapore che dovrebbe proseguire nel 2020 con una crescita compresa tra meno 0,5 e 1,5 per cento, a causa dei danni arrecati alle attivita’ economiche locali. La Corea del Sud, il Giappone e Singapore sono tra i maggiori investitori stranieri che guardano al mercato cinese, con investimenti in aumento rispettivamente del 157,1, 50,2 e 40,6 per cento.
Provvedimenti in corso anche da parte del governo dell’India secondo cui la crescita del paese non dovrebbe superare il cinque per cento nell’anno fiscale 2019-20, il livello piu’ basso da dieci anni. La Confederazione dei grossisti indiani (Cait) prevede che, senza un intervento del governo, l’attivita’ delle piccole imprese potrebbe trovarsi paralizzata a causa della loro dipendenza dalla Cina per i prodotti finiti, i pezzi di ricambio e le materie prime. La Confederazione dell’industria indiana (Cii) ha evidenziato che la quarantena imposta in Cina si ripercuote sul movimento di persone e beni, e quindi, sull’occupazione, sui mercati e sulle aziende.
Situazione che interessa soprattutto il Vietnam che rappresenta l’unico paese asiatico dopo la Cina in cui si e’ proceduto all’isolamento di una comune di 10 mila persone, per prevenire il rischio di propagazione del nuovo ceppo di coronavirus. Fra i settori dell’economia vietnamita piu’ colpiti dall’epidemia figurano il turismo, i trasporti, l’elettronica, l’agricoltura e le assicurazioni. Il governo di Hanoi prevede che i danni causati dall’epidemia all’economia regionale impediranno al paese di conseguire l’obiettivo di crescita annua del 6,8 per cento. Il ministero della Pianificazione prevede che l’economia vietnamita crescera’ del 6,25 per cento quest’anno, a patto che l’epidemia venga contenuta entro il primo trimestre; se invece l’epidemia verra’ contenuta nel secondo trimestre, la crescita sara’ del 5,95 per cento.
In termini di esposizione al contagio del Covid-19, un’analisi di rischio preliminare dell’Universita’ di Southampton ha rivelato che la Thailandia e’ stata classificata come il paese piu’ esposto, seguita da Giappone e da Hong Kong. L’Ufficio del Consiglio nazionale per lo sviluppo economico e sociale della Thailandia (Nesdc) ha annunciato che l’economia del paese e’ cresciuta soltanto del 2,4 per cento nel 2019, il dato peggiore dal 2014. Per quest’anno la Nesdc prevede una ulteriore decelerazione dell’economia, a causa dei danni al turismo e al commercio causati dall’epidemia del nuovo coronavirus Covid-19 e dei ritardi nell’approvazione della legge di bilancio.
ETC chiede solidarietà verso i cinesi
Le megalopoli cinesi entrano in quarantena per evitare che il nuovo coronavirus si diffonda ulteriormente e i viaggi internazionali in uscita dal Paese si sono ridotti drasticamente, assestando un duro colpo ai mercati turistici mondiali, compresa l’Unione Europea. Mentre l’industria turistica dell’UE e’ indubbiamente colpita, anche se non e’ la piu’ debilitata dal crollo degli arrivi cinesi, agli operatori del settore viene consigliato di non cancellare le prenotazioni effettuate dai viaggiatori cinesi, ma di riprogrammare o posticipare gli itinerari. “Non e’ nemmeno un fattore economico.
E’ anche come un elemento di amicizia, amicizia tra due amici, due culture che devono lavorare insieme ora, nella buona e nella cattiva sorte”, ha dichiarato a Xinhua Eduardo Santander, direttore esecutivo della European Travel Commission (ETC). Il promotore collettivo di 33 organizzazioni turistiche nazionali europee ha inviato un chiaro messaggio ai suoi membri per mostrare solidarieta’, per mantenere gli affari in corso, per parlare con i partner e per trovare soluzioni prima che una cancellazione sia inevitabile. La Cina e’ da anni la seconda fonte di turisti che visitano le destinazioni dell’Ue. Santander ha dichiarato che l’economia del turismo ha previsto nel 2020 arrivi cinesi tra il 7% e il 25% in meno rispetto alle previsioni prima dell’epidemia, pari a 1-3,7 milioni e 3,7 milioni di arrivi di cittadini cinesi in meno.
“Esistono crisi legate a malattie contagiose, abbiamo avuto la SARS, l’influenza aviaria, ma anche il terrorismo e cosi’ via”, ha affermato Santander, che ha piu’ di 15 anni di esperienza nel marketing del turismo. “La paura e’ il piu’ grande nemico in questo tipo di crisi, in particolare per il settore del turismo che e’ molto sensibile ai cambiamenti psicologici della percezione delle destinazioni, dei viaggiatori di origine e cosi’ via”, ha affermato. Secondo il direttore esecutivo, il vantaggio del turismo, risiede nel fatto che e’ il settore di business piu’ resistente. “Normalmente ci riprendiamo molto facilmente e anche velocemente”, ha ricordato l’esperienza precedente. “E’ una forza positiva. Piu’ si viaggia, piu’ si impara, piu’ si capisce, piu’ si accetta e si rispetta”, ha sottolineato Santander. Per quanto riguarda i casi mostrati sui social media di visitatori cinesi molestati in Europa, Santander ha attaccato gli individui colpevoli per “mancanza di istruzione, mancanza di informazioni”. “Questo e’ assolutamente sbagliato, e non si puo’ associare un virus solo a una nazionalita’…”. Inoltre, aggiunge che nessuno dovrebbe essere stigmatizzato, “questo e’ assolutamente uno dei principi della cittadinanza europea”.
