Rimangono gravi, anche se sostanzialmente stabili, le condizioni del ‘Paziente 1’ dell’epidemia di coronavirus: il 38enne, di Codogno (Lodi), è sempre ricoverato al reparto di rianimazione del Policlinico San Matteo di Pavia. Il ricercatore della ‘Unilever’ di Casalpusterlengo (Lodi) è seguito dalla équipe del professor Raffaele Bruno, direttore delle malattie infettive del San Matteo. Fonti vicine all’ospedale hanno smentito la notizia circolata nelle scorse ore, seconda la quale al paziente sarebbe stata tolta l’intubazione.
Sequestrato le cartelle cliniche del paziente 1. I carabinieri del Nas di Piacenza, su disposizione della procura di Lodi, hanno sequestrato all’ospedale di Codogno le cartelle cliniche del paziente 1. Lo si apprende da fonti vicine alle indagini. L’ispezione si è svolta anche negli uffici della Asst di Lodi. Il fascicolo aperto nelle scorse ore dai magistrati lodigiani, secondo quanto si apprende, è al momento a carico di ignoti.
Il direttore generale dell’Asst di Lodi decide di fare chiarezza sul ‘paziente 1’, il caso indice da cui è partito l’effetto domino dei contagi da cornavirus in Lombardia. Il 38enne, riferisce Massimo Lombardo, “si è presentato al Pronto soccorso dell’ospedale di Codogno una prima volta il giorno 18 febbraio senza presentare alcun criterio che avrebbe potuto indentificarlo come ‘caso sospetto” o ‘caso probabile’ di infezione da coronavirus secondo le indicazioni della Circolare ministeriale del 27 gennaio 2020: durante l’accesso in Pronto soccorso è stato sottoposto agli accertamenti necessari e a terapia; tuttavia decideva di tornare a casa nonostante la proposta prudenziale di ricovero”.
“Nella notte tra i giorni 18 e 19 febbraio“, ricorda ancora il Dg dell’azienda socio sanitaria territoriale lodigiana, il 38enne “si ripresenta al Pronto soccorso dello stesso ospedale (Codogno, ndr) per un peggioramento dei sintomi: viene quindi ricoverato nel reparto di Medicina dove il peggioramento delle condizioni cliniche ha determinato l’intervento del rianimatore la mattina del 20 febbraio e il contestuale ricovero in Rianimazione. A questo punto, parlando con la moglie, il rianimatore viene informato di una cena, svoltasi a fine gennaio, alla quale avrebbe partecipato il Caso 1 e dove era presente un amico rientrato dalla Cina”.
“Ma anche quest’ultimo fatto, secondo i protocolli del ministero – tiene a puntualizzare Lombardo – non classificava il Caso 1 come ‘caso sospetto’ o ‘caso probabile’. Ciò nonostante, evidenzia il manager, il rianimatore ha eseguito il tampone sul giovane, permettendo l’attivazione delle misure di protezione per il personale sanitario”. Lombardo rivolge “il mio ringraziamento e apprezzamento a tutti i professionisti degli ospedali di Lodi, Codogno, Sant’Angelo Lodigiano e Casalpusterlengo per lo straordinario impegno e la dedizione dimostrata in queste difficili ore e la nostra vicinanza alle famiglie dei malati“. (Opa/AdnKronos) ISSN 2465 – 1222 26-FEB-20 18:4
L’intuizione del medico ha contenuto il contagio. L'”intuizione clinica” di un rianimatore dell’ospedale di Codogno, intervenuto quando le condizioni del paziente 1 erano in peggioramento, ha “consentito un primo iniziale contenimento dell’infezione” fra gli operatori sanitari. A raccontarlo è Massimo Lombardo, il direttore generale dell’Asst di Lodi, nella sua ricostruzione di quanto accaduto nel presidio di Codogno dal momento dell’arrivo del 38enne che ha svelato la presenza del nuovo coronavirus in Italia. E’ stato questo medico a decidere di fare il tampone e di attivare le procedure di protezione degli operatori, “nonostante secondo i protocolli del ministero”, puntualizza il Dg, i fatti e le informazioni raccolte fino a quel momento non permettessero ancora di classificare il caso 1 come ‘caso sospetto’ o ‘caso probabile’.
