Una lavoratrice Alitalia, addetta di scalo a contatto all’aeroporto di Fiumicino con passeggeri cinesi riprotetti su altri voli fino al 31 gennaio 2020, ha denunciato di avere la febbre “da tre giorni” e di non aver avuto “risposte né dalle strutture sanitarie della Regione Lazio, né da quelle predisposte dal governo” malgrado il timore contagio da coronavirus.
Il caso, reso noto su Facebook dal leader del partito comunista Marco Rizzo, “lo conosciamo, siamo in contatto da ieri”, spiegano all’Adnkronos fonti della Regione Lazio specificando che la donna è “seguita dal suo medico famiglia, è stata chiamata più volte dalla Asl e deve stare tranquillamente a casa“. Andando con ordine l’addetta di scalo ha raccontato ieri sera a Rizzo che lunedì pomeriggio aveva 38 di febbre e per questo di aver chiamato subito il medico di famiglia ed il lavoro, ricevendo l’indicazione di telefonare al 1500 per fare un tampone.
“Dopo numerosi tentativi invano ho chiamato di nuovo il 112 e mi è stato detto che il mio caso sarebbe stato gestito e inoltrato alla Asl 3 di competenza, suggerendomi comunque di rimanere in isolamento e di non avere contatti di nessun tipo”, spiega. La donna prosegue raccontando di aver ricevuto martedì mattina l’indicazione che non era certo che gli sarebbe stato fatto il tampone e di “stare tranquilla” perché in ogni caso avrebbe avuto una risposta in giornata.
Stando agli screenshot di conversazioni avute con la donna pubblicati da Rizzo, la hostess denuncia “mancanza di informazione, incoerenza decisionale, inadempienza da parte di chi ha il potere di tutelare i subalterni sul posto di lavoro: nello specifico ho prestato servizio all’Air China fino al 29 gennaio e quel giorno mi sono dovuta rifiutare di lavorare per avere la mascherina”.
Martedì la donna ancora febbricitante sostiene di aver ricevuto dalla Asl l’indicazione di “evitare contatti e di uscire a fare la spesa” e che in giornata la avrebbero informata sul tampone da eseguire. “Alle 19 (di martedì, ndr) chiamo il 112 che mi informa di essere stata messa in quarantena dal mio medico di famiglia. Io incredula lo chiamo e il mio medico assolutamente nega di aver avviato una tale procedura“, si legge ancora su uno degli screenshot pubblicati da Rizzo.
“Alle 20.30 – prosegue – mi chiama la Asl e mi dice che il tampone nel mio caso non è previsto”, ricevendo l’indicazione di “curarmi come se fosse un’influenza e che in realtà non ero in quarantena, ma sotto sorveglianza telefonica”. “Sono passate quasi 72 ore da quando ho avuto la febbre, che ho tutt’ora, e sono ancora in attesa di un tampone o di una visita medica“, conclude la donna autorizzando il leader comunista a “rendere nota la mia situazione”. Secondo le fonti della Regione Lazio, però, la decisione di procedere in questa direzione spetta alla Asl e in questo caso non sarebbe necessario.


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