Coronavirus, niente quarantena per 2500 persone che stanno rientrando in Italia dalla Cina. Burioni: “Spero si cambi idea”

Oltre 2.500 persone dovrebbero tornare a giorni in Toscana dopo aver trascorso in Cina qualche settimana: la regione ha deciso di non metterle in quarantena

MeteoWeb

Oltre 2.500 persone dovrebbero tornare a giorni in Toscana dopo aver trascorso in Cina qualche settimana in occasione del Capodanno. La cosa sta destando molta preoccupazione, se non altro per tutte le misure di sicurezza che dovranno essere prese per mettere in sicurezza sia le persone che rientrano sia quelle con cui potrebbero venire a contatto. Come si legge su Medical Facts, magazine online di informazione scientifica e debunking delle fake news, con la direzione scientifica di Roberto Burioni, a prescindere dalla nazionalità di queste persone, dato che “il coronavirus infetta tutti, senza distinzioni” e dunque “la provenienza, il sesso e qualunque altra caratteristica di questi 2.500 è totalmente irrilevante“, ciò che è necessario considerare è che “tornano dalla Cina, un luogo dove è in atto una gravissima epidemia, della quale è molto difficile interpretare i numeri. Quelli ufficiali sono molto poco attendibili e istituti molto autorevoli, come l’Imperial College di Londra, stimano che solo una minima parte delle infezioni venga correttamente diagnosticato. Come risultato, è complicato sapere la vera situazione nelle varie regioni della Cina; sarebbe quindi opportuno, a mio giudizio, adottare la massima prudenza”.

Roberto Burioni
Il virologo Roberto Burioni

La prudenza è d’obbligo – scrive ancora Roberto Burioni –. Questa prudenza è indispensabile, sempre secondo me, perché la malattia – oltre che molto grave, pensate ai due poveri cinesi in rianimazione da quasi 20 giorni – sembra essere estremamente contagiosa. Di nuovo i dati cinesi sono difficili da interpretare, ma i 454 infetti su 3700 nella nave giapponese Diamond Princess lasciano pochi dubbi. Sappiamo con certezza che la malattia ha un’incubazione libera da sintomi (pensate all’italiano imbarcato a Wuhan e poi ammalatosi, dopo visite rigorose che l’avevano trovato perfettamente sano) e sappiamo con altrettanta certezza che il contagio può avvenire anche da persone che hanno dei sintomi se non assenti, certamente minimi. Uno o più di questi 2500 individui che ritornano dalla Cina potrebbe essere infettato, essere momentaneamente in perfetta salute e tra qualche giorno ammalarsi, infettando altre persone e iniziando una pericolosissima catena di contagi che a quel punto potrebbe essere molto difficile da fermare”.

Foto Paula Bronstein/Getty Images

E in questo ottica, prosegue il virologo, “non riesco a capire per quale motivo la Regione Toscana si intestardisca ad affermare che la quarantena non è necessaria. Sarebbe un minimo sacrificio per i 2500 cittadini che porterebbe però una grandissima sicurezza per tutti gli altri. Nessuno pretende che vengano rinchiusi in un carcere: basterebbe chiedergli di rimanere a casa per due settimane. La stessa cosa che molte multinazionali chiedono ai loro dipendenti che tornano dalla Cina. Limitandosi, come leggo, ad aprire un ambulatorio nel quale queste persone potranno recarsi in caso di malattia (quindi troppo tardi), la Regione Toscana decide di fare correre ai suoi cittadini un rischio evitabile con un minimo disagio per pochissimi di loro. La decisione è a mio giudizio sbagliata, ma non mi stupisce più di tanto, arrivando proprio da quella stessa Regione che senza il minimo pudore offre nell’ambito del suo Servizio Sanitario la medicina omeopatica (inefficace e implausibile secondo la scienza) a spese del cittadino”.

Speriamo che una buona dose di fortuna possa compensare l’azzardo. Se non succederà niente, qualcuno dirà che è stato un allarme inopportuno. Certamente sono gli stessi che quando rivendono l’automobile con l’airbag intatto si lamentano della spesa che hanno sostenuto per qualcosa che si è rivelato inutile, perché non sono andati a sbattere” conclude Burioni.

Alle dichiarazioni di Burioni ha risposto, tramite un post Facebook, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, sostenendo che “La Toscana in materia di prevenzione contro il Coronavirus, seguendo le linee nazionali di sorveglianza attiva, sta facendo più di tutte le altre Regioni. Chi ci attacca o non è bene informato, o è in malafede o è un fascioleghista“. Ma il virologo non ci sta e ribatte, sempre su Facebook: “Il Presidente della Regione Toscana, che secondo me sottovaluta il rischio del coronavirus esponendo a rischi evitabili i propri cittadini, afferma che chi lo critica o è male informato o è fascioleghista. Lo stesso Presidente che nella sua regione offre l’omeopatia all’interno dell Sistema Sanitario Nazionale. Complimenti davvero“.