Fumo, rischi cardiovascolari ‘normali’ solo dopo 15 anni dall’ultima sigaretta

Il fumo ha un forte impatto negativo sull'apparato cardiovascolare

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Il fumo ha un forte impatto negativo sull’apparato cardiovascolare. E i danni che crea durano nel tempo: “quando un fumatore smette, occorrono 15 anni perché il rischio di contrarre malattie cardiache sia sovrapponibile a quello di una persona che non ha mai fumato”.

Lo ha ricordato Enrico Arosio, presidente della Società italiana di medicina vascolare (Simv) che oggi ha presentato, a Roma, il progetto ‘Non bruciamo l’albero vascolare’, campagna di informazione dedicata ai medici che ha l’obiettivo di aggiornare sui rischi e sulle strategie di riduzione del danno del fumo di sigaretta. Un’iniziativa promossa dalla Simv insieme alla Fondazione italiana vascolare (Fiv) e con il contributo non condizionante di Pmi Science con Philip Morris Italia.

“Il danno globale di malattie legate al fumo – ha aggiunto Arosio – è particolarmente elevato, con oltre 7 milioni di morti l’anno, di cui circa 80mila solo in Italia. Questa situazione si prevede possa peggiorare nei prossimi anni soprattutto nelle popolazioni con limitate risorse sanitarie. Il fumo attivo e passivo è direttamente nocivo sull’apparato cardiaco e vascolare: si contano circa 30 mila morti l’anno in Italia”.