Il coronavirus si diffonde tramite pacchi in arrivo dalla Cina?

Il nuovo coronavirus può diffondersi tramite pacchi in arrivo dalla Cina? E' una delle paure più sentite tra gli italiani alla notizia dell'epidemia, ma si tratta di una bufala

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Il nuovo coronavirus può diffondersi tramite pacchi in arrivo dalla Cina? E’ una delle paure più sentite tra gli italiani alla notizia dell’epidemia emersa in Cina. Ma si tratta di una bufala. Ad assicurarlo il team di Dottoremaeveroche, sito anti-fake news della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), che spiega: “Esistono agenti infettivi capaci di resistere a lungo fuori dall’organismo umano, per cui la manipolazione di materiali contaminati può trasmettere la malattia. Il morbillo, per esempio”. Ma se “fuori dall’organismo umano il virus del morbillo può resistere fino ad alcune ore, ma persino lui non potrebbe sopravvivere tanto a lungo quanto può durare un viaggio, anche con un volo diretto, dalla Cina all’Europa. Tanto meno lo può fare un virus meno contagioso come il nuovo coronavirus”. Per definire la contagiosità di un agente infettivo gli scienziati usano il cosiddetto R0, un numero che indica il numero di persone suscettibili mediamente contagiate da ogni singolo caso.

Per avere qualche termine di paragone, per il nuovo coronavirus questo valore è attualmente stimato tra 2 e 3, mentre per il morbillo oscilla intorno a 15. Il nuovo coronavirus sarebbe quindi di poco più contagioso dell’influenza stagionale, a cui si attribuisce in media un R0 pari a 1,3. Potrebbe quindi essere anche più contagioso della Sars, che si stima avesse un R0 pari a 2. La Sars però – ricordano gli esperti – si manifestava in maniera molto più grave, uccidendo una persona su dieci di quelle colpite. Tutti i casi erano abbastanza seri da portare i pazienti in ospedale, per cui tutti venivano riconosciuti e isolati e questo contribuiva a controllare la diffusione del contagio rispetto al nuovo coronavirus, che nella maggior parte dei casi si manifesta con una sindrome di tipo influenzale”.

I primi dati suggeriscono che la trasmissione del nuovo coronavirus richieda “un contatto stretto e prolungato tra le persone, perché le goccioline di saliva emesse con la tosse e gli starnuti riescano a trasportare una quantità di particelle virali sufficienti per infettare un altro individuo. Per contatto stretto e prolungato si intende quello tra il paziente e una persona che vive con lui/lei oppure è stata con lui/lei a lungo faccia a faccia o in un ambiente chiuso ristretto. Casi particolari sono poi quelli di personale sanitario che accudisca un malato infetto oppure un ricercatore che manipoli direttamente il nuovo virus”, spiegano i dottori anti-bufale.

Evitando di portare le mani alla bocca o agli occhi si limita anche la remota possibilità di trasmissione legata al contatto con un oggetto immediatamente dopo che questo è stato contaminato. “Sulla base delle attuali conoscenze, possiamo affermare che, per le sue caratteristiche, il nuovo coronavirus non può trasmettersi incrociando casualmente una persona infetta per la strada, trovandosi nello stesso ambiente a distanza di qualche metro, né tramite alimenti o animali domestici. Diverso è il caso degli animali presenti nei particolari mercati cinesi (detti wet market) dove pare che possa essere avvenuto il passaggio dall’animale all’uomo. Non essendo ancora stata identificata la sorgente di questo primo ‘salto’, è meglio evitare questi contesti”.

Il nuovo coronavirus non si può prendere da qualcuno solo perché ha sembianze asiatiche. Il criterio su cui si può stabilire un eventuale aumentato rischio di essere portatori del virus non è infatti l’origine etnica, ma solo la recente provenienza da un viaggio in Cina, soprattutto se dalla regione di Hubei, negli ultimi 10-14 giorni. Trascorso questo periodo di incubazione, dal momento che allo stato attuale non è dimostrata una trasmissione sostenuta del virus in Europa, si può ragionevolmente escludere la possibilità di un contagio”, scrivono i dottori.

Ancora discussa è invece la possibilità che un individuo possa essere contagioso anche in assenza di sintomi evidenti. “Il focolaio di alcuni casi verificatisi in Germania sembrava infatti essere stato innescato da una persona che non mostrava segni di malattia, insorti solo dopo alcune ore, durante il viaggio di ritorno in Cina. A questo proposito occorre tenere conto che i primi sintomi lievi possono essere valutati in maniera soggettiva dai diversi individui, oppure tenuti a bada con farmaci come il paracetamolo, per cui non possiamo essere certi di questo criterio. Sulla base di questo episodio, comunque, e del riscontro di un interessamento polmonare in un bambino cinese che sembrava stare bene, non si può escludere che il nuovo coronavirus possa trasmettersi anche da persone apparentemente sane. L’Organizzazione mondiale della sanità ritiene comunque questa un’eventualità rara, e non trainante rispetto all’andamento dell’epidemia”.