Scoperto un nuovo misterioso virus in Brasile: i suoi geni non sono mai stati osservati prima

Nel Lago Pampulha, gli scienziati potrebbero aver scoperto il più misterioso dei virus: solo 6 geni su 74 hanno mostrato un certo grado di somiglianza ad altri geni noti,

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Il nostro pianeta è pieno di misteriosi virus e ora, nelle acque di un lago artificiale, gli scienziati potrebbero aver scoperto il più di misterioso di tutti: un nuovissimo virus con geni mai osservati prima. Un paio di anni fa, un gruppo di scienziati, alla ricerca di virus giganti che infettano gli organismi unicellulari chiamati amebe, ha raccolto campioni di acqua dalle insenature del Lago Pampulha, un lago artificiale nella città di Belo Horizonte, in Brasile. Ma quando il team è tornato in laboratorio e ha aggiunto questi campioni alle cellule dell’ameba per cercare di cogliere i virus giganti nel loro tentativo di infettare le cellule, ha scoperto un intruso molto più piccolo.

È stata davvero una grande sorpresa poiché finora conosciamo solo virus giganti che infettano le amebe, non piccoli virus”, ha spiegato uno degli autori dello studio, Jônatas Abrahão, professore nel dipartimento di microbiologia della Federal University of Minas Gerais, in Brasile. Questo nuovo virus ha un diametro di soli 80 nanometri circa, ma tutti i virus che infettano le amebe conosciuti finora sono molto più grandi, fino ad oltre 200 nanometri, ha aggiunto Abrahão. I ricercatori hanno chiamato questo nuovo virus “yaravirus”, da Yara, la madre delle acque, un importante personaggio nelle storie mitologiche delle tribù indigene Tupì-Guaranì simile ad una sirena che avrebbe attirato i marinai sott’acqua affinché vivessero con lei per sempre.

Nipah VirusQuando gli esperti hanno analizzato il genoma del virus, hanno scoperto che il 90% era formato da geni che non erano mai stati osservati prima in altri virus. Hanno cercato la firma del gene dello yaravirus in migliaia di dati genomici ambientali e non hanno trovato alcun indizio, “che indica quanto sia raro questo virus”, ha spiegato Abrahão. Solo 6 geni su 74 hanno mostrato un certo grado di somiglianza ad altri geni noti, ha precisato l’esperto. Si sa che alcuni di questi geni noti sono presenti nei virus giganti, ma poiché lo yaravirus è piccolo sia nelle dimensioni che nel genoma, non è un virus gigante. Tuttavia, infetta le amebe proprio come fanno i virus giganti, spiega Abrahão.

Questo è uno dei motivi per il quale questo nuovo virus è così affascinante e noi sosteniamo che sfidi la classificazione dei virus a DNA”, ha affermato l’esperto. I virus a DNA sono classificati sulla base del capside, ossia la proteina che compone il rivestimento del virus. Il capside dello yaravirus non somiglia a nessuna delle proteine precedentemente note. Non è chiaro, inoltre, quando e dove si sia originato ed evoluto questo virus. “Bisognerebbe isolare i nuovi virus simili allo yaravirus per migliorare la nostra analisi e cercare di definire la loro origine”, ha aggiunto Abrahão. Nonostante il virus sia stato isolato solo di recente, è possibile che circoli sulla Terra da secoli, ha sottolineato l’esperto.

In ogni caso, non c’è niente da temere: lo yaravirus non infetta le cellule umane, ma si trasmette solo tra amebe. “Se consideriamo tutti i virus conosciuti finora, possiamo dire che la maggior parte di loro non rappresentano alcuna minaccia per la nostra salute”, ha detto Abrahão, ma questo non significa che non dovremmo occuparcene. “I virus sono estremamente importanti nell’ambiente”, aiutando nel riciclo dei nutrienti o nel controllo dei parassiti, ha spiegato ancora l’esperto.

Il gruppo di scienziati spera di analizzare ulteriormente le caratteristiche del virus nel tentativo di comprendere come interagisce con le amebe e altri potenziali ospiti e per comprenderne l’origine e l’evoluzione. Su ciò che sia realmente, al momento gli scienziati possono solo avanzare delle ipotesi, ma suggeriscono che potrebbe essere il primo caso isolato di un gruppo sconosciuto di virus dell’ameba o potenzialmente un tipo lontano di virus gigante che in qualche modo si sarebbe evoluto in una forma ridotta. “C’è ancora molto da esplorare. Conosciamo solo una piccola frazione di questa diversità” di virus presenti sul nostro pianeta, conclude Abrahão.

La scoperta arriva nel bel mezzo dell’epidemia di coronavirus che ha avuto inizio dalla Cina. Il coronavirus COVID-19 è stato scoperto nel dicembre 2019: da allora, ha ucciso oltre 1.000 persone e infettato più di 45.000 individui.