“Contagion”, il film del 2011 che descrive alla perfezione la pandemia del Coronavirus tra devastazione, paura e disinformazione

“Contagion” racconta dell’arrivo di un virus immaginario che porta le autorità dei CDC e dell’Oms in una disperata corsa per fermare l’epidemia e placare la crescente paura tra la popolazione

Uno dei film di successo della Warner Bros. è un thriller del 2011, in cui il personaggio interpretato da Gwyneth Paltrow muore nei primi 15 minuti del film. Il cattivo del film, però, non è una persona, ma un nuovo virus che si diffonde nel mondo, lasciando una drammatica scia di morti. Davanti alla lavagna di un ufficio governativo, una ricercatrice della sanità dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), interpretata da Kate Winslet, rivede le nozioni di base: il virus sembra diffondersi attraverso la tosse e gli starnuti. Le particelle rilasciate possono depositarsi anche sulle superfici, come maniglie delle porte e pulsanti dell’ascensore, che poi trasmettono il virus quando le persone si toccano il viso. Per fermare la diffusione del patogeno, spiega la ricercatrice, le autorità devono determinare la sua capacità di contagio, se le persone senza sintomi possono infettare gli altri e chi esattamente sia vulnerabile. “Fino a questo momento sembrano essere tutti quelli con delle mani, una bocca e un naso”, dice un ufficiale sanitario locale.

Warner Bros.

9 anni dopo la sua uscita, il film “Contagion” è diventato il film del momento, mentre il mondo affronta la pandemia del nuovo coronavirus. Già alla fine di gennaio, il thriller del 2011, che vede tra i suoi protagonisti anche Matt Damon, è salito nella top 10 dei film più venduti su iTunes ed è diventato uno dei film più popolari su Amazon Prime e Google Play. Nonostante siano sono stati rispolverati anche altri film pandemici, come “Outbreak” e “L’esercito delle 12 scimmie”, nessuno sembra battere “Contagion”.

Probabilmente perché lo sceneggiatore, Scott Z. Burns, ha condotto mesi di approfondite ricerche sulle pandemie. Ha poi assunto diversi epidemiologi affermati per sviluppare una trama realistica e istruire gli attori che dovevano interpretare autorità sanitarie, dottori e scienziati. “Quando ho iniziato a parlare con gli esperti, tutti hanno detto: “Non è una questione di se ci sarà un’altra pandemia, è una questione di quando”, ha dichiarato Burns, secondo quanto riporta il Los Angeles Times. Tra la crescente crisi della sanità pubblica, la precisione del film è diventata anche una fonte di allarmismo per alcuni. Alcune persone, infatti, credono che la distruzione e l’alto bilancio delle vittime nel film siano segni di quello che succederà nella realtà. Tra i complottisti, c’è chi suggerisce anche che le autorità stiano nascondendo le informazioni al pubblico, favorendo così paura e disinformazione. E anche questo, neanche a dirlo, viene raccontato nel film.

Warner Bros.

“Contagion” racconta dell’arrivo di un virus immaginario chiamato MEV-1, che porta le autorità dei CDC e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in una disperata corsa per fermare l’epidemia e placare la crescente paura e sfiducia tra la popolazione. Entro la fine del film, regna il caos poiché il bilancio delle vittime ha raggiunto quota 26 milioni di persone. Nel film, il virus è nato da un pipistrello e poi è saltato ad un maiale, dal quale è passato ad una persona. Questo riflette il fatto che il 75% delle nuove malattie nelle persone deriva dagli animali, secondo gli CDC. Queste malattie includono HIV, Ebola, SARS e ora anche COVID-19. Nel film, l’abbattimento degli alberi ad Hong Kong sposta il pipistrello e innesca l’emergenza del virus, il che dimostra come la deforestazione e la distruzione degli habitat degli animali rendano questi salti più probabili. La rapida diffusione del virus, in poche ore da Hong Kong a Chicago a Minneapolis, svela il modo in cui i crescenti viaggi globali possono rapidamente trasformare le malattie in pandemie, che a volte diventano impossibili da contenere.

Warner Bros.

Non era solo per puro intrattenimento, aveva una certa comunicazione sulla salute pubblica. L’idea era rendere la gente consapevole del fatto che le malattie emergenti continueranno ad emergere e riemergere”, dice il Dott. Ian Lipkin, professore di epidemiologia della Columbia University, che ha fatto da principale consulente scientifico nel film. Lipkin, che ha identificato centinaia di nuove malattie durante la sua carriera, ha condiviso con Burns la sua esperienza in prima linea nell’epidemia di SARS a Pechino del 2003. E il personaggio interpretato da Elliott Gould, uno scienziato dell’UC San Francisco di nome Ian Sussman, è un riferimento proprio a Lipkin. Lipkin ha invitato Kate Winslet e Jennifer Ehle, che interpreta la ricercatrice al lavoro su un vaccino contro il virus, nel suo laboratorio alla Columbia per aiutarle a prepararsi per i loro ruoli. Ha sviluppato un modello 3D del virus che ruota sullo schermo e ha aiutato Burns nella post produzione per assicurarsi che i rumori dei laboratori inventati rispecchiassero quelli reali.

inkoly / Getty Images

Burns ha raccontato che durante le riprese, Damon aveva scherzato sul fatto di amplificare il fattore paura aggiungendo alcuni zombie per renderlo un vero e proprio thriller di Hollywood. Ma a Burns e al direttore Steven Soderbergh era ormai chiaro che il film sarebbe stato ancora più spaventoso proprio perché plausibile, “invece che creare un mostro che dà al pubblico questo tipo di distanza dalla storia”. Tornando alla realtà, sembra esserci davvero poca differenza tra il film e la cronaca attuale. La rappresentazione del panico e della ricerca di un capro espiatorio è quello che Burns vede come più analogo alla realtà odierna. Burns si sente gratificato del fatto che la gente possa ricavare dal film utili lezioni sulla salute pubblica, ma la sua ricerca sugli effetti sociali distruttivi della pandemia lo preoccupa sulla paura diffusa, che porta a crolli in borsa, Paesi che si accusano gli uni gli altri, gente che compra mascherine e altri rifornimenti in quantità enormi, sostiene Burns.

Insomma, un film che rappresenta fin troppo bene tutto il disordine e l’emergenza che il nuovo coronavirus sta davvero diffondendo in tutto il mondo e che vale sicuramente la pena di guardare.