La pandemia di coronavirus non sta risparmiando neanche l’Africa, dove ora i contagi sono in rapida propagazione. 1.029 i casi confermati – erano 100 tre giorni fa – 25 morti e 40 paesi colpiti, che erano 11 a meta’ settimana. Secondo analisti i dati ufficiali sono, pero’, molto al di sotto della realta‘, tenuto conto delle difficolta’ ad elaborare statistiche complessive e della mancanza di mezzi che obbliga le autorita’ a testare i soli pazienti ammalati, in cura negli ospedali o in isolamento domiciliare. “Il miglior consiglio da dare all’Africa e’ quello di prepararsi al peggio e prepararsi sin da oggi”: questo l’appello lanciato ieri dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanita’, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. In risposta all’impennata di casi sul continente, sui social sempre piu’ capi di stato di vari paesi africani – dal Senegal al Camerun, dal Burkina Faso alla Tanzania – e personalita’ del mondo dello sport e della cultura lanciano appelli ai propri concittadini a rimanere a casa e osservare le misure di distanziamento sociale e igienico-sanitarie.
Gli ultimi governi ad aver annunciato la presenza di contagi sono Angola e Zimbabwe, entrambi con un primo caso, oltre al Madagascar, dove 3 locali si sono ammalati di ritorno dalla Francia. Aumentano i casi in Sudafrica – a quota 240. Per arginare il Covid-19 il governo di Pretoria sta costruendo a Beitbridge, al confine con lo Zimbabwe, una barriera lunga 40 km e alta 180 centimetri per bloccare l’arrivo di migranti illegali e di persone infette. Il muro di protezione dovrebbe essere pronto tra un mese ma il costo dei lavori non e’ stato reso noto, come riferito dal sito d’informazione sudafricano News 24.
A Kinshasa si registra il primo decesso e 23 sono i contagi. La vittima sarebbe una persona vicina ad un ministro che sarebbe gia’ stato trovato positivo. La vittima in Repubblica democratica del Congo e’ la terza in Africa subsahariana, dopo i due decessi in Burkina Faso e Gabon dei giorni scorsi. Nella capitale congolese, epicentro dei contagi, scuole, ristoranti, bar e molte altre attivita’ sono state chiuse e le autorita’ limiteranno da lunedi’ la frequenza dei trasporti pubblici. In Egitto, paese maggiormente colpito con almeno 256 casi e 7 vittime, le autorita’ hanno chiuso tutte le moschee, le chiese, i centri culturali e i musei per arginare la diffusione del nuovo Coronavirus. Al Cairo chiusa anche la moschea di Al Azhar, simbolo dell’islam nel Maghreb. Il Madagascar ha sospeso tutti i voli esteri per 30 giorni e tutti i cittadini appena rientrati hanno l’obbligo di quarantena per 14 giorni. Da oggi chiuse scuole e universita’, vietati raduni pubblici, eventi sportivi e culturali. In corso il rimpatrio di centinaia di turisti stranieri presenti sull’isola; la scorsa notte 200 di loro sono ripartiti con un volo Air France e altre 600 persone lasceranno Madagascar entro lunedi’ sera.
In Camerun, con 23 casi confermati, il ministro della Salute Manaouda Malachie ha deplorato il mancato rispetto delle misure igienico-sanitarie varate dal governo, invitando i cittadini alla “massima vigilanza e alla disciplina”. Oltre a ribadire l’urgenza di stare a casa per bloccare i contagi, il governo di Yaounde’ ha deciso di chiudere alcuni luoghi particolarmente frequentati alle ore 18. Sia la Costa d’Avorio – che registra 14 casi – e il Burkina Faso – con 64 – hanno annunciato la “chiusura totale dei confini terrestri, marittime e aerei alle persone” dalla mezzanotte di domenica. A Ouagadougou le autorita’ attueranno un coprifuoco a partire da questa sera, dalle 19 alle 5. In entrambi i Paesi le scuole sono gia’ chiuse, i raduni pubblici sono vietati cosi’ come le manifestazioni culturali e sportive. In Algeria, duramente colpito con piu’ di 90 contagi e 10 morti, la pandemia e’ riuscita a bloccare le marce di proteste popolari del Hirak contro il governo.
Paura per “l’untore bianco”
Partito dalla Cina e scatenatosi in Europa, il coronavirus sta suscitando in Africa la paura verso “l’untore bianco”, in una specie di rovescio della propaganda sui migranti che “portano le malattie”. “Una crescita di sentimenti anti-stranieri” era stata segnalata agli americani da un avviso dell’ambasciata statunitense ad Addis Abeba su “molestie verbali e online, sassate e manate su veicoli occupati da espatriati”. Attacchi verbali a stranieri per il coronavirus sono stati segnalati in Camerun, Ghana e Tanzania (almeno ad Arusha e Zanzibar) spingendo l’ambasciata d’Italia a Dar Es Salaam a consigliare agli italiani “di limitare i movimenti fuori casa, e muoversi insieme ad altre persone, soprattutto fuori dei percorsi abituali”. Sui media locali della Repubblica democratica del Congo c’e’ stato sia un caso di fake news ai danni di suore italiane accusate di nascondere consorelle contagiate venute dall’Italia, sia di “panico” per il pernottamento di un sacerdote italiano in un piccolo centro. Un’informazione falsa ha riguardato anche l’ambasciatore d’Italia in Burkina Faso, Andrea Romussi, ammalatosi di Covid-19 nel Paese dell’Africa occidentale ma indicato velatamente come importatore del virus dalla ministra della Salute, Claudine Lougue’: in tv la ministra aveva inserito fra i malati anche “un ambasciatore tornato dalle vacanze” sebbene il diplomatico piemontese fosse stato l’ultima volta in Italia solo a novembre e il virus abbia colpito almeno quattro ministri burkinabe’. Nello Zimbabwe, il ministro della Difesa, Oppah Muchinguri ha definito il coronavirus “un’opera di Dio per punire Paesi che hanno imposto sanzioni contro di noi“.
“A noi non sono stati segnalati formalmente episodi di aggressione contro italiani” ma “stiamo cercando di seguire eventuali comportamenti di intolleranza nei confronti di nostri cittadini o cittadini europei”, ha assicurato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Quello che possiamo consigliare e’, nel caso il clima peggiori a tal punto da non vedere piu’ garantita la propria incolumita’, di prendere voli che fanno scalo a Johannesburg o da Addis Abeba per rientrare in Italia. Non saranno pero’ attivi per sempre, avranno una limitazione a un certo punto. Chi non si sente al sicuro – e’ stato l’invito del titolare della Farnesina – triangoli su Johannesburg o Addis Abeba e rientri”.
Giovedi’ Abiy Ahmed, premier dell’Etiopia, ha lanciato un appello mondiale alla tolleranza ricordando che “il virus non e’ legato a un Paese o a una nazionalita'”. “Non lasciamoci rubare la nostra umanita'”, ha esortato il premio Nobel per la pace 2019.


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