Coronavirus, Caritas. “Povertà e solitudine, misure concrete per rispondere alla rabbia”

"Vediamo tante povertà, quelle di un tempo che sono diventate più gravi e quelle nuove, che sono povertà di mezzi ma anche di attenzione e di relazione, di tanti che in questa emergenza si sentono abbandonati"

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“Vediamo tante povertà, quelle di un tempo che sono diventate più gravi e quelle nuove, che sono povertà di mezzi ma anche di attenzione e di relazione, di tanti che in questa emergenza si sentono abbandonati”. Per farvi fronte “bisogna mettere in campo misure che devono essere concrete, arrivare a segno. Questo solo può attutire la rabbia che comincia a serpeggiare, in un momento in cui si vede il futuro incerto e complicato”.

E’ la riflessione di don Andrea La Regina, responsabile emergenze di Caritas Italia, interpellato dall’Adnkronos sul rischio di una profonda crisi sociale, frutto delle difficoltà di molti a fare fronte all’emergenza, con le misure restrittive disposte per contenere il contagio. Il punto di vista di don Andrea è quello di un intervento a tutto campo, messo a punto dalla Caritas nazionale e da tutte le Caritas diocesane. Servizi che, spiega, “sono stati rimodulati per adeguarsi alle norme dell’emergenza: ad esempio per le difficoltà nelle mense di rispettare le regole del distanziamento vengono consegnati i pasti davanti all’uscio di casa. L’ascolto è virtuale, c’è una linea telefonica e che intercetta bisogni di varia natura. Negli empori sono stati incrementati i generi alimentari e ai senza fissa dimora si consente di rimanere nelle strutture anche durante il giorno, nel rispetto delle distanze di sicurezza”.

“Molte le iniziative per la povertà educativa – ricorda – attraverso strumenti informatici donati ai ragazzi delle famiglie più bisognose, c’è attenzione a circensi e ai rom, e a chi non ha accesso ai sussidi forniti dalle istituzioni”.

“Tutti sono stati presi in carico – assicura il responsabile emergenze della Caritas – grazie alla generosità degli italiani, al contributo di 10 milioni della Cei e ai 100 mila euro donati dal Papa, ma mettendo in campo risposte che spesso sono nate dalla creatività e dalla fantasia dei volontari, nello stile dell’ascolto, dell’osservazione e della promozione della dignità. La solitudine psicologica prima che fisica porta alla percezione di essere abbandonati al di là delle buone intenzioni delle istituzioni” “Il protrarsi delle misure deve spingere tutti ad ascoltare – ammonisce don Andrea – Continuiamo a immaginare un mondo che non esiste più, dobbiamo uscire da qualsiasi pretesa di autoreferenzialità e possiamo farlo solo attraverso l’ascolto”.