Cina e Corea del Sud in prima linea nella lotto contro il coronavirus: e dopo mesi di paura, ce la stanno facendo. La Cina ha riferito oggi di aver rilevato solo 11 nuovi casi di contagio da nuovo coronavirus. Lo ha riferito la Commissione sanitaria cinese. A Wuhan, primo focolaio del COVID-19, si sono registrato quattro casi appena, mentre gli altri – quattro a Shanghai, due nela provincia di Gansu e uno a Pechino – sono persone provenienti dall’estero. Non è stata fornita la nazionalità. Finora Pechino ha dichiarato 95 casi importati.
Le autorità sanitarie, comunque, continuano a mantenere livelli d’attenzione alti rispetto ai paesi in cui la crisi in questo momento è alto, come Corea del Sud, Iran e ovviamente Italia. Per quanto riguarda il bilancio dei morti, ce ne sono stati 13, in rialzo rispetto ai sette di ieri, con un bilancio che è arrivato a 3.189 nella Cina continentale. In tutto la Cina ha registrato 80.824 contagi accertati in tutto il paese, 65mila dei quali sono guariti.
In particolare merita una nota d’attenzione la notizia che solo 4 i casi di infezioni al coronavirus registrati ieri a Wuhan, capoluogo della provincia dell’Hubei e focolaio della pandemia. Secondo gli aggiornamenti forniti dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese, si tratta del livello più basso da quando da gennaio è iniziata la raccolta dei dati.Per la prima volta, inoltre, i casi importati di infezione hanno superato quelli locali: sugli 11 complessivi di ieri, oltre ai 4 di Wuhan, gli altri 7 sono ‘contagi di ritorno’, di cui 4 a Shanghai, due nel Gansu e uno a Pechino.
L’epidemia da nuovo coronavirus in Corea del Sud continua a rallentare e le persone che si sono ammalate stanno gradualmente guarendo a un ritmo più veloce rispetto ai nuovi casi per il secondo giorno consecutivo. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa Yonhap. Nel Paese ci sono stati 107 nuovi casi di COVID-19 rilevati ieri, leggermente meno dei 110 del giorno precedente e dei 114 di giovedì. Il totale di contagi accertati è – secondo i Centri coreani per il controllo e la prevenzione delle malattie (KCDC) – è di 8.086.
I morti segnalati sono stati cinque, che hanno portato a 72 il bilancio delle vittime da quando la crisi è iniziata il 20 gennaio. Invece le dimissioni dagli ospedali sono state 714, rispetto ai 204 del giorno precedente.
Il rallentamento dei nuovi casi è anche collegato al fatto che le autorità sanitarie hanno completato i test a tappeto effettuati rispetto ai 210mila seguaci del gruppo religioso cristiano Shincheonji, dentro il quale c’è stato il principale focolaio d’infezione.
Tuttavia le autorità continuano a mantenere un alto livello d’attenzione nei confronti di un nuovo focolaio che si è manifestato in un call center nel quartiere Guro della capitale Seoul, una delle megalopoli più abitate al mondo. Preoccupa anche un altro focolaio in un complesso governativo nella città di Sejong. Dei nuovi casi 62 sono stati a Daegu e sei sono avvenuti nella provincia di Nord Gyeongsang, di cui Daegu è il capoluogo. Daegu conta il 74 per cento delle infezioni totali.
La Apple ha deciso di chiudere i suoi negozi in tutto il mondo tranne che i 42 in Cina. Lo annuncia il Ceo della compagnia, Tim Cook, sul suo profilo twitter: “Nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre comunità, dobbiamo fare tutto il possibile per prevenire la diffusione del Covid-19. Apple chiuderà temporaneamente tutti i negozi al di fuori della Grande Cina fino al 27 marzo e impegnerà 15 milioni di dollari per aiutare le guarigioni in tutto il mondo”, scrive Cook sul social.
