Coronavirus, i medici della Lombardia: “Tamponi e mascherine col contagocce, svolta da vedere”

"Le misure di distanziamento sociale sono fondamentali, ma lo sarebbe anche dare tutte le protezioni - non solo le mascherine, ma il kit completo - a tutti i sanitari"

“Le misure di distanziamento sociale sono fondamentali, ma lo sarebbe anche dare tutte le protezioni – non solo le mascherine, ma il kit completo – a tutti i sanitari. A Bergamo, per dare un’idea della situazione in una delle province più colpite da Covid-19, c’è una quantità imbarazzante di medici di famiglia malati: più di 130 su 600. Fa paura. Anche i tamponi finora sono stati fatti con il contagocce. Siamo ancora in alto mare e la svolta con la nuova delibera regionale è da vedere”. Lo segnala all’AdnKronos Salute Paola Pedrini, segretario della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lombardia.

“In questi giorni ci è arrivato un numero di mascherine ancora insufficiente visto che andrebbero cambiate spesso – evidenzia – A Bergamo hanno distribuito mascherine chirurgiche proprio in questi giorni, e quelle con filtro sono 6 a testa, un numero ridicolo”, spiega il medico di famiglia che lavora proprio nell’area bergamasca. “I camici non si sono mai visti, si devono riciclare. Tutto questo è imbarazzante, visto il numero di medici di famiglia malati. Non avendo protezioni siamo continuamente a rischio e in difficoltà a visitare i pazienti a domicilio con Covid, che sono tantissimi, veramente centinaia“.

La delibera regionale varata ieri prevede per gli operatori sanitari la rilevazione della temperatura corporea all’inizio del turno e in caso di febbre il tampone. “Ma anche nelle indicazioni precedenti – dice Pedrini – c’era scritto che gli operatori in assenza di dispositivi di protezione dovevano essere sottoposti a tampone, ma non è stato fatto. Al momento i tamponi vengono eseguiti col contagocce. Quindi finché non li fanno seriamente non cambierà nulla. Almeno ai malati, almeno a loro”. In realtà, ragiona Pedrini, “dovrebbe esserci interesse ad ampliare i tamponi. Anche perché potrebbe abbassare il dato della mortalità e renderlo più allineato a quello degli altri Paesi. E’ urgente di sicuro disporre di protezioni individuali per tutti i medici perché altrimenti sono siamo in grado di fermare i contagi. Non abbiamo un sistema sanitario forte se abbiamo sanitari malati o che diventano vettori d’infezione. Questa cosa è da risolvere“.

Tornando alla delibera regionale “il progetto delle Unità speciali per le visite a domicilio è bellissimo, ma temo tardivo – fa notare il segretario Fimmg Lombardia – perché queste unità dovrebbero coprire un numero di malati a domicilio che ormai è diventato altissimo. Non solo. Ancora una volta è tutto subordinato ai dispositivi di protezione: senza c’è poco da fare”.

“Noi – ribadisce Pedrini – ci siamo e facciamo la nostra parte anche a prescindere dalle delibere regionali. Ci giunge notizia che” col nuovo provvedimento “la Regione Lombardia impone la disponibilità telefonica 8-20 ai medici di famiglia per supportare il servizio sanitario regionale nella gestione dell’emergenza coronavirus. I medici di famiglia in questi giorni sono sottoposti a un carico di telefonate enorme (una media di 100 al giorno per medico e invitiamo i pazienti a telefonare solamente in caso di vera necessità), ma come Fimmg non possiamo sottrarci al dovere etico di fare il massimo per venire incontro ai bisogni della popolazione che assistiamo”. Certo, conclude Pedrini, “abbiamo bisogno di tempo per organizzarci (medicine di rete, medicine di gruppo ecc.), soprattutto per fare in modo che questo servizio alla fine serva a qualcosa e non si riduca a un mero risponditore telefonico. Questa emergenza è stata identificata purtroppo come emergenza delle rianimazioni e non del territorio“.