Coronavirus, in Germania il primo focolaio europeo: epidemia iniziata da un paziente asintomatico

Il coronavirus Sars-Cov-2 è entrato in Europa più volte e il primo focolaio potrebbe essere quello isolato in gennaio in Germania

MeteoWeb

Il coronavirus Sars-Cov-2 è entrato in Europa più volte e il primo focolaio potrebbe essere quello isolato in gennaio in Germania, a Monaco. Lo indica la mappa genetica pubblicata sul sito Netxstrain, fondato e diretto dal gruppo guidato da Trevor Bedford, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. La mappa, che ricostruisce una sorta di albero genealogico del virus, indica che il focolaio tedesco potrebbe avere alimentato silenziosamente la catena di contagi al punto da essere collegato a molti casi in Europa e in Italia.

Analizzando il percorso e le mutazioni genetiche del coronavirus, gli studiosi hanno rilevato che è entrato in Europa più volte. “Dal primo febbraio circa un quarto delle nuove infezioni in Messico, Finlandia, Scozia e Italia, come i primi casi in Brasile, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco“, rileva Bedford.

Non solo, ulteriori studi chiariscono come si è diffusa la malattia. Il paziente zero all’origine dell’epidemia di coronavirus in Germania avrebbe trasmesso il virus durante la fase asintomatica: è quanto risulta da uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine. Si tratta di un imprenditrice di Shanghai che aveva visitato la Germania fra il 19 e il 22 gennaio, senza mostrare alcun sintomo della malattia; i primi sintomi si erano manifestati sul volo di ritorno, il 26 gennaio, e il giorno successivo era stata trovata positiva al virus.

Il caso era diventato celebre a fine gennaio come esempio della capacità del coronavirus di trasmettersi anche in assenza di sintomi. Sebbene la sede dell’azienda fosse stata chiusa dopo la comparsa dei primi casi, i ricercatori ritengono che il focolaio di Monaco possa essere collegato a una buona parte dell’epidemia in Europa, compresa l’Italia. “Il messaggio importante – rileva Bedford – è che il fatto che un focolaio sia stati identificato e contenuto non significa che questo caso non abbia continuato ad alimentare una catena di trasmissione che non è stata rilevata finché non è cresciuta al punto da avere dimensioni consistenti”.

Il paziente 1, un imprenditore tedesco 33enne che aveva partecipato ad una riunione con la collega cinese, aveva sviluppato i primi sintomi il 24 gennaio ma si era ristabilito rapidamente tornando al lavoro il 27 gennaio. Il 28 gennaio altri tre impiegati della stessa azienda avevano mostrato i sintomi; solo uno aveva avuto un contatto diretto col paziente zero, gli altri tre con il paziente 1. la storia clinica dell’infezione, conclude lo studio, potrebbe portare ad una rivalutazione sui rischi infettivi dei pazienti asintomatici.