Coronavirus, infermiera denuncia paziente positiva: aveva omesso di provenire da una zona rossa

Una infermiera pediatrica 40enne due donne, una delle quali risultata positiva al Coronavirus perché avrebbero taciuto la provenienza da una zona rossa

Una infermiera pediatrica 40enne dell’ospedale Mater Dei di Bari ha denunciato due donne, una partoriente risultata positiva al Coronavirus e sua madre, perché avrebbero taciuto la provenienza della paziente da una zona rossa, esponendo l’infermiera al rischio di contagio e costringendo lei e la sua famiglia alla quarantena domiciliare. L’esposto sarà depositato nelle prossime ore. L’infermieradenuncia di essere stata in contatto per due giorni con la partoriente, senza sapere che venisse da Parma

Stando all’esposto dell’infermiera assistita dall’avvocato Fabio Campese, la paziente era arrivata in ospedale nella tarda mattinata del 7 marzo, mentre l’infermiera era in servizio. La partoriente era in compagnia della madre, anche lei dipendente della stessa clinica come biologa. L’infermiera racconta di aver compilato la cartella di ingresso, riferendo che, “al momento della richiesta di provenienza/residenza, hanno dichiarato che la donna fosse residente” in provincia di Bari, “ma hanno omesso di comunicare – si legge nell’esposto – che proveniva da Parma, una zona individuata come zona rossa ai sensi dell’emergenza sanitaria per contagio da Coronavirus”.

Il giorno successivo, tornata in ospedale per il suo turno di lavoro, l’infermiera si era resa conto che dopo il parto la paziente era stata trasferita in una stanza da sola e indossava una mascherina. Solo a quel punto, stando al suo racconto, ha appreso dalle altre infermiere che la donna proveniva da Parma. E l’indomani, il 9 marzo, ha saputo che la paziente, sottoposta a tampone, era risultata positiva al Coronavirus. L’infermiera ha quindi contattato il suo medico di famiglia che ha ordinato l’isolamento di 14 giorni per lei e la sua famiglia: il marito che ha anche “dovuto chiudere la propria attivita’ di autoriparazioni”, e due figli, “auspicando – si evidenzia nell’esposto – che non si sia verificato il contagio”.