Coronavirus, botta e risposta tra Germania e Italia: “Ritardo nel riconoscere l’epidemia”, “vediamo se la Germania contiene l’ondata”

Botta e risposta tra Germania e Italia in merito all'evolversi dell'epidemia di coronavirus, che ha interessato in primis la Cina, ma che si sta via via diffondendo in tutta Europa

Botta e risposta tra Germania e Italia in merito all’evolversi dell’epidemia di coronavirus, che ha interessato in primis la Cina, ma che si sta via via diffondendo in tutta Europa.

L’Italia è “più avanti” della Germania nella curva dell’epidemia. Lo hanno spiegato oggi il ministro della salute tedesco Jens Spahn e il presidente dell’istituto Robert Koch, Lothar Wieler, in conferenza stampa a Berlino con Angela Merkel. Nell’incontro è stata ribadita l’ipotesi secondo cui in Italia la diagnosi del Coronavirus è avvenuta tardi, quando c’erano già delle vittime, mentre in Germania si è affrontato il problema “in uno stadio molto precoce, con una sensibilizzazione sistematica di tutti i medici.

Questo ha fatto sì che la Germania si trovi adesso in una fase precedente dello sviluppo dell’epidemia. “Ci sono paesi in Europa che sono più avanti nell’epidemia, più a destra nella curva della malattia. La Germania è ancora molto a sinistra“. “Ma andremo avanti in questa epidemia, i casi aumenteranno e moriranno piu’ persone anche qui”, hanno concluso.

Non si è fatta attendere la risposta dell’Italia, in particolare di Giovanni Rezza dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in merito a una domanda dell’Ansa sulla questione a margine della conferenza stampa alla Protezione civile. “I tedeschi dicono che in Italia abbiamo intercettato tardi il virus? Se riusciranno a contenere quest’ondata, con il contact tracing (mappa dei contatti, ndr) estensivo, avranno ragione e gli diremo bravi. Se non ci riusciranno e la situazione gli sfuggirà di mano avranno torto. Aspetterei prima di giudicare”.

“La prima catena di trasmissione che hanno identificato in Germania è stata iniziata da una cinese in un ufficio, che ha contagiato dei colleghi – ha spiegato Rezza -. Se invece a noi arriva un tedesco con la febbre, durante il periodo influenzale, automaticamente era più difficile identificarlo” come positivo al coronavirus”.