Ce ne stanno dicendo di tutti i colori: riduzioni di voli da e per l’Italia, stop ai viaggi, diffusione del virus. Noi italiani sembriamo gli untori d’Europa. Ma quanto è insensato e a-scientifico dire che l’Italia sta infettando gli altri Paesi? A questa domanda, risponde l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene dell’università di Pisa, in un lungo post su Facebook.
“Un virus pandemico si diffonde velocemente e non conosce frontiere geografiche“. E il motivo per cui “noi sembriamo gli untori d’Europa” è che “chi cerca trova”.
“Fra i Paesi europei noi siamo riusciti (per un puro caso) a renderci conto prima di altri – premette – che avevamo una circolazione locale del virus nel Nordest del Paese. Ce ne siamo accorti perché abbiamo fatto il tampone ad un paziente con polmonite che credeva di aver avuto un contatto indiretto con la Cina. In effetti l’infezione chissà da chi l’aveva presa. Se fossimo stati pedissequamente aderenti a cercare il virus solo in chi tornasse dalla Cina, ancora adesso non lo avremmo trovato. Ma avremmo comunque avuto gli ospedali di Cremona e Lodi presi d’assalto dalle polmoniti ed il contagio ancora di più fuori controllo”.
“Si capisce bene dunque che, con la stessa analogia, i Paesi europei hanno cercato il virus in tutti i loro cittadini ‘di ritorno dall’Italia’ e non in quelli che avessero la polmonite ma fossero stati sempre nelle loro casette. Ecco spiegato – evidenzia Lopalco – perché oggi sembriamo gli untori di Europa”. Anche “gli americani, appena hanno cominciato a cercare il virus nei pazienti con polmonite negativi all’influenza, anche senza contatti visibili con Cina o Italia, sorpresa, sorpresa, l’hanno trovato. Chi cerca trova: spiegato il mistero”.


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