Coronavirus, la Lombardia verso la chiusura totale: “Fate presto, i contagi crescono”

"Fate presto". E' l'appello al Governo del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, "il numero di contagi sta aumentando, anche oggi purtroppo è un numero alto"

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“Fate presto”. E’ l’appello al Governo del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, intervistato da SkyTg24.Il numero di contagi sta aumentando, anche oggi purtroppo è un numero alto”. Il governatore, che ha chiesto misure più restrittive per la regione, ha fatto presente che è aumentato di circa 1.300 contagi il numero di infetti in 24 ore. “Difficile dire se oggi sia il dato peggiore perché i dati non vengono raccolti in misura omogenea, certi arrivano in ritardo, altri prima. Comunque il trend è in crescita”.

Chiudere le saracinesche di bar, pub e ristorante, viene meno dunque la possibilità di restare aperti fino alle 18. Questa una delle richieste avanzate dalla Regione Lombardia al governo per contenere il Covid-19. “Chiusura di bar, pub, ristoranti di ogni genere”, una delle richieste. Ma anche “chiusura delle attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetisti, ecc..) ad eccezione dei servizi emergenziali e di urgenza”. Stop anche a “tutti i servizi mensa sia nelle strutture pubbliche che private“.

La lettera è indirizzata al premier Giuseppe Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza e al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, e ha come oggetto ‘proposte per ulteriori misure di contenimento della diffusione del virus Covid19’. “Regione Lombardia – si legge nella missiva – nel valutare l’aumento esponenziale dei casi di contagio e il conseguente aggravio sul sistema sanitario, ritiene necessario procedere ad un inasprimento delle iniziative di contenimento già in essere avendo constatato la riduzione dei contagi nell’area del primo focolaio della Provincia di Lodi soggetta a misure restrittive dal 23 febbraio“.

Con le misure, “condivise con i Sindaci dei Comuni capoluoghi, Anci, UPL e gli attori del Patto per lo Sviluppo”, si propone “chiusura di tutte le attività commerciali al dettaglio, ad eccezione di quelle; relative ai servizi di pubblica utilità, ai servizi pubblici essenziali, alla vendita di beni di prima necessità e alle edicole; chiusura di tutti i centri commerciali, degli esercizi commerciali presenti al loro interno e dei reparti di vendita di beni non di prima necessità. Restano aperte le farmacie, le parafarmacie e i punti vendita di generi alimentari e di prima necessità. Sono chiusi i mercati sia su strada che al coperto e le medie e grandi strutture di vendita”.

Foto di Sylvain Lefevre / Getty Images

“Chiusura di bar, pub, ristoranti di ogni genere; chiusura delle attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetisti, ecc..) ad eccezione dei servizi emergenziali e di urgenza; chiusura di tutti gli alberghi e di ogni altra attività destinata alla ricezione (es. ostelli, agriturismi, ecc..) ad eccezione di quelle individuate come necessarie ai fini dell’espletamento delle attività di servizio pubblico; sospensione di tutti i servizi mensa sia nelle strutture pubbliche che private; chiusura di tutti i servizi terziari e professionali, ad eccezione di quelli legati alla pubblica utilità e al corretto funzionamento dei settori richiamati nei punti precedenti”.

“Si propone l’ulteriore sospensione, di conseguenza, dei termini processuali e degli adempimenti di natura amministrativa, assicurativa, ecc. – prosegue la lettera – Ogni attività svolta con modalità di lavoro agile è consentita. È fatta salva l’individuazione da parte di Regione Lombardia delle attività di indifferibile necessità”. “Si comunica che per quanto riguarda le restanti attività produttive è già stato raggiunto un accordo con Confindustria Lombardia che provvederà a regolamentare l’eventuale sospensione o riduzione delle attività lavorative per le imprese. Si ritiene – infine – opportuno procedere alla variazione del servizio di trasporto pubblico in funzione delle attività che permarranno in essere. Sono in via di definizione ulteriori accordi con le associazioni di categoria per definire misure contenitive specifiche aggiuntive”.