“Se si pensa che il lockdown in Italia è in atto da 2-3 settimane, dovremmo iniziare a vedere una stabilizzazione dei nuovi contagi di coronavirus. E se si contano i nuovi casi ogni giorno, bisogna sempre considerare che quelli che si registrano oggi sono il risultato di una esposizione avvenuta due settimane fa. Speriamo di vedere una stabilizzazione”. Lo ha evidenziato Mike Ryan, a capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel corso di una conferenza stampa a Ginevra.
I risultati delle misure di distanziamento sociale si dovrebbero iniziare a vedere ora “perché un numero minore di cittadini viene esposta al virus, perché le persone sono distanziate. Speriamo di essere quasi a quel livello. Ma quando la situazione si stabilizzerà i casi inizieranno a diminuire, bisognerà continuare a contrastare fortemente il virus, attraverso test, contact tracing, isolamento e quarantena”.
“Garantire la libera circolazione dei prodotti sanitari essenziali è vitale per salvare vite umane e contenere gli impatti sociali ed economici della pandemia di Covid-19”, ha spiegato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus nel briefing da Ginevra sul coronavirus, aggiungendo di “aver parlato in precedenza con i ministri del commercio del G20 del modo di affrontare la carenza cronica di dispositivi di protezione individuale e altre forniture mediche essenziali”.
“La pandemia di Covid19 sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari in molti paesi. La domanda in rapida crescita di strutture sanitarie e di assistenza medica minaccia di lasciare alcuni sistemi sanitari incapaci di operare in modo efficace. Le epidemie precedenti hanno dimostrato che quando i sistemi sanitari sono sopraffatti, i decessi dovuti a condizioni prevenibili con la vaccinazione e curabili aumentano notevolmente”. Occorre dunque mettere in atto “una serie di azioni mirate e immediate per riorganizzare e mantenere l’accesso a servizi sanitari essenziali di alta qualità come vaccinazione di routine, assistenza durante il parto e trattamento di malattie infettive e non trasmissibili e patologie di salute mentale”.
“È anche importante che i governi tengano informate le persone sulla durata prevista delle misure e garantiscano sostegno agli anziani, ai rifugiati e ad altri gruppi vulnerabili”.
“Non raccomandiamo l’uso esteso di mascherine, perché non associato a ad alcun beneficio. Non lo critichiamo, ma non c’è nessun particolare beneficio che sia stato dimostrato”. Lo ha evidenziato Mike Ryan, a capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel corso di una conferenza stampa a Ginevra. I benefici non sono stati dimostrati “anche a causa del fatto che le mascherine vanno indossate e tolte nella maniera corretta. Chiaramente poi c’è il problema delle carenze: le persone più a rischio sono gli operatori che sono esposti al rischio ogni minuto di ogni giorno, bisogna garantire i dispositivi di protezione personale per primi a loro. Ma questo non è il motivo principale per cui non abbiamo raccomandato l’uso esteso di mascherine”, che l’Oms continua a consigliare solo “a chi è a casa malato, a chi si prende cura di qualcuno che è malato, e naturalmente agli operatori in prima linea“, ha ricordato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’unità malattie emergenti dell’Oms.
