Coronavirus, rivolta nelle carceri: “Per affrontarlo bisogna ridurre il numero dei detenuti, c’è un rischio reale di diffusione del virus”

Stefano Anastasia: "Per affrontare il coronavirus nelle carceri è necessario ridurre il numero dei detenuti"

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Per affrontare il coronavirus nelle carceri è necessario ridurre il numero dei detenuti“: lo ha dichiarato Stefano Anastasia, portavoce dei garanti italiani dei detenuti in un’intervista a La Repubblica. Le rivolte, “certamente in questa dimensione sono una sorpresa ma che covasse malcontento era evidente per molte ragioni“. Secondo il garante l’annuncio relativo ai permessi “è stato un detonatore“. La notizia infatti doveva essere “argomentata e spiegata in modo che fosse chiaro che fosse una decisione presa innanzitutto nell’interesse della salute dei detenuti“. Tra gli altri motivi della rivolta Anastasia spiega che comunque esiste “una preoccupazione reale sulla diffusione del virus in carcere“, “laddove quelle misure precauzionali che noi abbiamo imparato a rispettare fuori non si capisce come possano essere eseguite dietro le sbarre“. “Mi riferisco all’igiene personale e degli ambienti, alle necessarie distanze tra le persone, fino ai casi che pure potranno essere necessarie di quarantena“.

E’ rientrata a tarda notte la protesta nel carcere Ucciardone di Palermo. I detenuti per alcune ore hanno iniziato a bruciare carte e lenzuola dalle finestre delle celle e a sbattere contro le sbarre oggetti di metallo. Manifestazioni che ieri si sono ripetute in numerosi penitenziari italiani, compreso l’altro carcere palermitano di Pagliarelli, contro lo stop deciso dal governo dei colloqui con i familiari. Ieri all’Ucciardone si era registrato anche un tentativo di evasione.

A Siracusa i detenuti hanno dato alle fiamme le lenzuola e hanno danneggiato versi arredi: la rivolta di circa 70 detenuti è durata un paio d’ore, la notte scorsa. Carabinieri, poliziotti e militari della Guardia di finanza sono arrivati all’esterno della casa circondariale temendo che la situazione potesse ulteriormente degenerare e un elicottero di militari dell’Arma ha sorvolato la zona. La protesta è rientrata grazie agli agenti della polizia penitenziaria che sono riusciti a calmare gli animi. I detenuti hanno chiesto al direttore del carcere di considerare le loro richieste di colloqui con i familiari, sospesi in tutta Italia dopo il decreto della Presidenza dl Consiglio per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

Sono stati arrestati in nottata 11 dei 34 evasi ieri dal carcere di Foggia, durante la protesta scatenata da oltre 250 detenuti. Carabinieri, agenti di polizia e militari della Guardia di finanza stanno eseguendo controlli anche nelle regioni limitrofe e, in particolare, in Molise dove alcuni dei 23 ricercati potrebbero aver trovato rifugio. Intanto anche questa mattina l’ingresso del carcere di Foggia è presidiato da un imponente cordone di uomini delle forze di Polizia.