“Dobbiamo pensare a un sistema” migliore di “controllo sulle persone in quarantena e sui contatti stretti. Se non riusciamo a fare un lavoro sulle persone che sono i contatti stretti di contagiati all’inizio, la possibilità di chiudere il discorso in pochi mesi ce la scordiamo: tre mesi diventerebbe non realistico e aleatorio”. Così Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, ospite di ‘In mezz’ora in più’ su Rai 3.
“Non chiedo misure più drastiche. Chiedo che si completi una serie di azioni di contenimento a livello dei territori in senso stretto”. Quella contro il coronavirus “è una battaglia che vinciamo negli ospedali, ma questi sono retrovie. Finché continuano a ricevere malati dal campo di battaglia è evidente che non potranno che collassare un giorno o l’altro”, prosegue Massimo Galli.
“Il discorso è che la battaglia va vinta sul territorio. C’è da fare ancora qualcosa in più secondo me, soprattutto nelle aree in cui abbiamo una quantità sempre maggiore di nuovi casi, per completare la valutazione in termini epidemiologici, per seguire i contatti e fare in modo che possano essere quarantenanti. Questo tipo di cose a cui non possiamo rinunciare se vogliamo finire presto” con l’emergenza.
Si può pensare a una campagna di tamponi per il coronavirus che segue criteri più ampi e coinvolga più persone? “Sì, ci sto pensando” alla validità di un’opzione simile “ma vorrei fare dei distinguo, perché l’idea tamponi di massa è probabilmente non sostenibile a pieno titolo. Va fatta una cosa, intanto: è importante che innanzitutto si garantisca il più possibile una forma di supporto reale alla quarantena domiciliare o in luoghi idonei delle persone che l’infezione ce l’hanno e separatamente dei loro contatti”. Spiega Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, in prima linea contro l’emergenza Covid-19, e ordinario dell’università Statale del capoluogo lombardo, ospite in collegamento telefonico a ‘Mezz’ora in più’ su Rai3.
“Siamo già in una situazione molto complessa, soprattutto in alcune aree del Paese e della Lombardia. La grande scommessa, perdonatemi se lo dico, è vedere quanto riusciamo tenere fuori Milano e l’area metropolitana da una manifestazione di massa“ della Covid-19. L’esperto invita infatti a considerare “tutto quello che comporterebbe” questa evenienza “a carico degli ospedali”.


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