Coronavirus e sesso, l’esperta: “La quarantena aggrava la dipendenza dal porno”

"La quarantena non crea la dipendenza da porno, non è la causa. Semmai rafforza i casi già esistenti. Non nasce quindi con la quarantena ma l'isolamento forzato aggrava la dipendenza"

“La quarantena non crea la dipendenza da porno, non è la causa. Semmai rafforza i casi già esistenti. Non nasce quindi con la quarantena ma l’isolamento forzato aggrava la dipendenza”. Lo dice all’AGI la professoressa Chiara Simonelli, psicologa, psicoterapeuta e professoressa associata di Psicologia dello sviluppo sessuale presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma.

In questo periodo di quarantena, complice l’offerta di PornHub, che ha reso la parte Premium del sito gratuita a tutto il mondo per ‘fronteggiare’ l’emergenza coronavirus, nell’ultimo mese sono aumentati i numeri delle visualizzazioni del più importante sito per adulti, oltre a quelli delle ricerche di siti pornografici.

“La dipendenza attacca il lavoro, gli affetti, la vita di ogni persona che ne è afflitta così come una qualunque droga”, spiega la professoressa. Il problema di un eccesso “è anche difficile da definire”: la dipendenza porta “danni e ricadute negative su vari settori esistenziali per cui le persone – spesso e soprattutto uomini – finiscono per isolarsi, e questa fase colpisce soprattutto i giovani che preferiscono la pornografia e l’attività masturbatoria associata a qualunque altra cosa”. In un momento in cui siamo cosi’ isolati quindi ne viene fuori un circolo vizioso: “Il problema non nasce con la quarantena ma l’isolamento forzato aggrava la dipendenza”.

La professoressa spiega meglio la differenza tra uomini e donne nella fruizione della pornografia: “Le donne non guardano i porno per lo stesso motivo. Non lo fanno per il piacere dell’autoerotismo, o almeno non solo. Spesso lo fanno per altri motivi, per capire meglio il sesso, come se cercassero consigli, visto che il porno in effetti e’ un prodotto per uomini. Questo venne fuori anche in uno studio che facemmo un po’ di tempo fa”.

L’iniziativa di PornHub “mi ha fatto molto sorridere“, dice la professoressa che poi commenta con un sorriso il fatto che negli ultimi numeri di visualizzazioni rilasciati dal sito c’e’ un +36% di donne italiane sulle pagine del famoso portale dal 16 al 20 marzo: “Forse c’e’ un minimo di speranza”, dice riferendosi al fatto che il porno possa essere un prodotto anche al femminile e non solo per uomini. Anche il trend in aumento tra le ricerche Google della chiave ‘porno per donne’ si spiega, dice la psicologa, come “un bisogno specifico a cui se ne affiancano altri”.

“Una volta le donne si rivolgevano magari alle prostitute per capire cosa potesse piacere agli uomini – dice ancora all’AGI la professoressa Simonelli – perche’ si sentivano poco interessate al sesso e avevano una certa curiosita’ oltre che la paura di non essere all’altezza. Oggi le giovani, le donne, hanno l’ansia da prestazione, diversa da quella degli uomini ma il porno ci mostra una virilita’ e una femminilita’ che non sono la norma”. Quindi conclude: “Riuscire a capire cosa fa un’altra donna e’ una delle principali motivazioni che spingono le donne a guardare video porno. Come se si cercassero dei consigli o si provasse a capire cosa piace all’altro sesso“. In questo periodo di quarantena, suggerisce infine la professoressa dando un consiglio agli italiani, “una coppia potrebbe approfittare di questo tempo per riscoprire la propria curiosita’, sessualita’, e gusti rispettivi. Magari anche guardando insieme un porno”. Anche chi in genere non lo fa. Secondo alcuni studi, conclude la psicologa, “gli stereotipi sessuali piu’ rigidi sono propri di persone di estrazione culturale piu’ bassa”, mentre a guardare in coppia video porno sono soprattutto “persone dall’estrazione socio-culturale alta e senza figli”.