Coronavirus, nuove vittime in Liguria e Piemonte, 511 casi in Veneto. Allarme medici: centinaia in quarantena in tutt’Italia

Proprio mentre l'emergenza coronavirus si inasprisce in Italia, viene a mancare il lavoro di centinaia di medici e operatori sanitari: intanto i numeri continuano a crescere

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Arrivano gli ultimi dati dalle regioni sull’emergenza coronavirus in Italia e come da un paio di settimane ormai, non sono incoraggianti, con nuove vittime e aumenti di casi.

In Veneto i casi sono saliti a 511, 23 in più rispetto alla rilevazione di questa mattina, 155 i ricoverati negli ospedali, di cui 39 in terapia intensiva, stabili i decessi, fermi a 12.

In 24 ore sono saliti da 24 a 34 i casi positivi al Coronavirus in Liguria. La Regione Liguria ha comunicato anche un nuovo decesso, nell’asl 1 imperiese, facendo salire a 5 il numero delle vittime risultate positive. Gli ospedalizzati sono 23, mentre 11 persone sono seguite a domicilio. Sono 521 le persone in sorveglianza attiva, salite rispetto a ieri: la maggior parte, 277, si trova nell’asl Savonese. Per la prima volta, a Genova, ci sono due ricoverati anche all’ospedale Galliera e non solo nel reparto di Malattie infettive del San Martino. Il governatore ligure, Giovanni Toti, ha spiegato che “stanno comparendo casi autoctoni liguri il cui tracciato epidemiologico e’ piu’ complesso: speriamo non accada, ma i numeri sono destinati a salire. Ci prepariamo ad affrontare picchi di contagio, ma senza affanni. Stiamo pianificando un sistema di gestione con posti letto per quarantena e isolamento”.

Quinta vittima legata al coronavirus anche in Piemonte. In ordine di tempo, gli ultimi decessi sono avvenuti negli ospedali alessandrini, dove nel pomeriggio hanno perso la vita un uomo di 77 anni, con una grave patologia polmonare cronica, già curata in ossigenoterapia domiciliare e un uomo 78 anni. Nella notte a Novi Ligure era morta una donna di 81 anni, affetta da pluripatologie e risultata positiva del test del Covid 19: si trovava ricoverata da qualche giorno nel Pronto soccorso del nosocomio, dove si era presentata con sintomi influenzali e tenuta in osservazione. Il suo quadro clinico è peggiorato improvvisamente, fino al decesso avvenuto nella fase di trasferimento in rianimazione. I primi due deceduti, nei giorni scorsi, erano stati due uomini di 80 e 76 anni agli ospedali di Tortona e Novi Ligure. Sono 166 le persone risultate positive al test sul “coronavirus covid19” in Piemonte. Le persone tuttora ricoverate in terapia intensiva sono 35. Finora sono 893 i tamponi eseguiti complessivamente in Piemonte, 623 dei quali risultati negativi. E’ stato regolarmente riaperto il reparto di Medicina Generale dell’ospedale Molinette di Torino, dove una coppia ricoverata di anziani coniugi questa notte è risultata positiva al test. La Direzione ha provveduto immediatamente a isolare i pazienti, mettere in quarantena il personale sanitario, garantendo nel contempo la continuità dell’attività del reparto, che è stato prontamente sanificato.

“E’ stato confermato un caso di Coronavirus su una paziente ricoverata all’ospedale di Chivasso. L’anziana risulta residente a Settimo Torinese. Era un’eventualita’ alla quale eravamo pronti da giorni”. A darne notizia e’ l’amministrazione comunale di Settimo Torinese, attraverso i canali social. Il Comune ha predisposto il COC, il Centro Operativo Comunale, che coinvolge istituzioni, soccorritori, forze dell’ordine e personale comunale. “Stiamo predisponendo servizi di supporto alle persone piu’ fragili, come la consegna della spesa a domicilio, punti informativi, attivita’ di volontariato finalizzate a sostenere famiglie, anziani e soggetti piu’ deboli”, afferma l’amministrazione comunale. Per motivi precauzionali il Comune invita le persone a limitare l’accesso agli sportelli del municipio e solo per pratiche urgenti.

Il coronavirus si espande anche in Sardegna. “Due casi di contagio da coronavirus sono stati accertati dall’unita’ di crisi regionale. Si tratta di due cittadini di Quartu Sant’Elena. Uno di loro e’ ricoverato in ospedale a Cagliari; l’altro riceve le cure nella propria abitazione e le sue condizioni sono buone”. Lo rende noto la Regione Sardegna. “Le autorita’ sanitarie stanno provvedendo a rintracciare le persone con le quali i pazienti hanno avuto contatti negli ultimi giorni”, aggiungono dalla Regione.

Centinaia di medici in quarantena in tutta Italia

250 operatori sanitari, alcuni di questi contagiati, sono in isolamento a causa del coronavirus, secondo la stima riferita dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanita’ Silvio Brusaferro durante il punto quotidiano della Protezione Civile sull’andamento dei casi in Italia. E di questi, secondo un’altra stima della Fimmg (la federazione dei medici di famiglia) i medici di base nella stessa situazione sarebbero 150, in quarantena, in isolamento o ricoverati, in diverse province italiane. E così, proprio mentre l’emergenza si inasprisce, viene a mancare il lavoro di centinaia di medici. Da sottolineare che con la mancanza dei medici di famiglia e la difficolta’ di trovare chi li sostituisce, potenzialmente oltre 200.000 persone in tutta Italia restano senza alcun riferimento, spiega all’ANSA Silvestro Scotti, segretario della Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg).

Secondo un monitoraggio interno alla Fimmg, quelli impossibilitati a lavorare, ad oggi, sono “circa un centinaio nelle tre regioni con zone rosse, ma anche una trentina in Piemonte, una quindicina nelle Marche, cinque Campania. I numeri continuano a crescere e trovare dei sostituti e’ sempre piu’ difficile”. Al momento “non ci sono dati ufficiali – continua Scotti – per capire quanti medici e infermieri, in ospedale e sul territorio, siano ora infetti, in quarantena o in isolamento, ovvero quanto a lungo potremo continuare a curare italiani. Questo dato sembra non interessare a nessuno”. Il motivo e’ che “mancano ancora le mascherine e occhiali e che, nonostante gli avvisi, continuano a venire negli studi medici pazienti senza chiamare prima telefonicamente, con il rischio che possano essere affetti da coronavirus”. Bisogna “sviluppare il video-consulto, la reperibilita’ telefonica 12 ore al giorno con l’apertura degli studi dei medici di famiglia limitata a garantire i livelli essenziali di assistenza”. E, ancora, conclude Scotti, “potrebbe esser questa l’occasione per arrivare, superando i vincoli della privacy, all’utilizzo di ricette dematerializzate, che permetta l’invio della ricetta telematica direttamente al paziente, senza la necessita’ della consegna di un promemoria cartaceo da consegnare in farmacia”.