Coronavirus, l’OMS dichiara ufficialmente la “pandemia”: “mai visto qualcosa del genere, è la prima volta”

L'Oms lo conferma: "Il coronavirus è una pandemia". I focolai dell'epidemia si stanno infatti diffondendo man mano in tutto il mondo

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L’Oms lo conferma: “Il coronavirus è una pandemia”. I focolai dell’epidemia si stanno infatti diffondendo man mano in tutto il mondo.

“Non abbiamo mai visto una pandemia di un coronavirus, questa è la prima. Ma non abbiamo mai visto nemmeno una pandemia che può, allo stesso tempo, essere controllata“. A sottolinearlo il direttore generale dell‘Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra. L’Organizzazione mondiale della Sanità è “profondamente preoccupata sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dai livelli allarmanti di inazione” contro il coronavirus, divenuto una pandemia.

“Ottantuno Paesi non hanno casi di Covid-19 e 57 hanno registrato 10 casi o meno. Possiamo dirlo piuttosto ad alta voce, chiaramente e spesso: tutti i Paesi possono ancora cambiare il corso di questa pandemia”. Lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Persino i Paesi con una trasmissione comunitaria o vasti cluster possono cambiare il corso degli eventi su questo coronavirus”, ha aggiunti, diversi Paesi hanno dimostrato che questo virus può essere soppresso e controllato”.

“Noi non possiamo dare indicazioni generali relativamente alle misure di isolamento sociale, che sono in questo momento le più efficaci: chiudere le scuole, interrompere i collegamenti sono decisioni che devono prendere i singoli Paesi sulla base della loro situazione. Noi offriamo sostegno a tutti i Paesi in questo senso”. A dirlo Mike Ryan, a capo del Programma di emergenze sanitarie dell ‘Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in conferenza stampa a Ginevra.

Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o negligenza. È una parola che, se usata in modo improprio, può causare paura irragionevole o accettazione ingiustificata che la lotta è finita, portando a sofferenze e morte inutili“, ha sottolineato Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Descrivere la situazione come una pandemia non cambia – ha sottolineato la valutazione dell’Oms sulla minaccia rappresentata da questo Coronavirus. Non cambia ciò che l’Oms sta facendo, e non cambia ciò che i paesi dovrebbero fare“. 

“Nei giorni e nelle settimane a venire prevediamo un aumento del numero di casi, del numero di morti e del numero di Paesi colpiti”. 

“L’Italia ha attualmente 900 persone ricoverate nelle terapie intensive, con un enorme sforzo da parte del personale sanitario, che è a rischio di affaticamento e anche di una potenziale carenza di dispositivi. Dobbiamo muoverci velocemente per affrontare questi rischi. Gli ospedali e il personale hanno bisogno del nostro aiuto, di strumentazione, per fare un buon lavoro. Iran e Italia sono ora in prima linea e stanno soffrendo, ma garantisco che presto molti altri Paesi saranno nella stessa situazione”. A sottolinearlo Mike Ryan, a capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in conferenza stampa a Ginevra.

Foto di Emanuele Cremaschi / Getty Images

“Siamo grati per le misure adottate in Iran, Italia e Corea del Sud per rallentare il virus e controllare le epidemia di coronavirus”. Lo ha sottolineato il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanita’, Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Sappiamo che queste misure stanno mettendo a dura prova le società e le economie, proprio come hanno fatto in Cina“, ha aggiunto, ricordando gli appelli quotidiani ai Paesi affinché adottino “provvedimenti urgenti e aggressivi”.

Dopo il focolaio in Cina infatti, il virus si è diffuso rapidamente in diverse zone: Giappone, Corea del Sud, Italia. E’ il nostro il secondo paese in ordine di contagiati, con almeno 10000 casi di positività che, purtroppo, sono destinati ad aumentare. Negli ultimi giorni poi stanno emergendo focolai anche negli altri Paesi Europei, Francia e Spagna in primis, ma anche Germania e Regno Unito.

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